Leggere nuoce gravemente all’infelicità

di Terry Passanisi

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Aldilà della soggettività, che implica sempre accurati approfondimenti specialistici e particolari, è un dato di fatto oltre che scientifico anche pratico: leggere fa bene ad un individuo su infiniti piani, tanto esistenziali quanto organici. Non mi dilungherò nel riportare in questa sede le teorie e gli studi a riguardo; Internet e, soprattutto, un’infinità di affidabili pubblicazioni di divulgazione possono illustrare egregiamente i progressi nel campo delle Neuroscienze, e tanto basti per convincercene. Colgo l’occasione per suggerire di ricuperare e leggere sia Il cervello anarchico di Enzo Soresi che Il sogno di Dostoevskij di Silvano Tagliagambe.

Per questo motivo, per continuare a perseguire la missione della nostra rivista online che, fondamentalmente, si pone quella di trasmettere a più persone possibili la passione per la letteratura, per l’arte e per la cultura (che riassumerei nella Bellezza intesa da Dostoevskij), abbiamo iniziato una piccola campagna di promozione. continua a leggere…

Can Reading Make You Happier? – The New Yorker (Eng)

da Redazione Downtobaker

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Several years ago, I was given as a gift a remote session with a bibliotherapist at the London headquarters of the School of Life, which offers innovative courses to help people deal with the daily emotional challenges of existence. I have to admit that at first I didn’t really like the idea of being given a reading “prescription.” I’ve generally preferred to mimic Virginia Woolf’s passionate commitment to serendipity in my personal reading discoveries, delighting not only in the books themselves but in the randomly meaningful nature of how I came upon them (on the bus after a breakup, in a backpackers’ hostel in Damascus, or in the dark library stacks at graduate school, while browsing instead of studying). I’ve long been wary of the peculiar evangelism of certain readers: You must read this, they say, thrusting a book into your hands with a beatific gleam in their eyes, with no…

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In Giappone c’è una parola per descrivere chi accumula nuovi libri… – Il Libraio

da Redazione Downtobaker

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Spesso finiamo con il comprare libri che non riusciamo mai effettivamente a leggere. In Giappone esiste una parola per descrivere questo fenomeno: “Tsundoku“. Deriva dall’unione di due lemmi diversi: “tsunde” (cioè ‘impilare cose’) e “Oku” (ossia ‘lasciare lì per qualche tempo’). In realtà, come riporta il sito Quartz, un gioco di parole ha fatto sì che prima “Oku” diventasse “Doku” (cioè ‘lettura’) e poi l’unione “tsunde Doku” (vagamente cacofonico, e di certo difficile da pronunciare) sia sfociato in “tsundoku”, appunto…

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Omaggio a Fidel | Contropiano

di Lia De Feo

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Io non ho amato Cuba, nei tre anni trascorsi a studiare lì. Tanto è vero che mi spostavo in Messico ogni volta che potevo, e alla fine a Cuba ci avrò trascorso un anno e mezzo in totale. Non l’ho amata perché amo poco le isole, in generale, e perché i cubani mi davano sui nervi, parecchio. E la pativo: l’embargo è uno stillicidio di cose che non funzionano, che non si trovano, che sono difficilissime da fare. L’embargo crea paesi logoranti dove la sopravvivenza è legata all’organizzazione che ti dai, e dove tu, straniero, sei sempre in torto: perché hai più soldi – credono loro – e vieni dalla parte di mondo che la vorrebbe vedere cadere, Cuba, e l’isola risponde togliendoti ogni tratto umano e trasformandoti in un portafogli che cammina, caricaturizzandoti nel cliché dello straniero a Cuba che, nove volte su dieci, non è una bella persona…

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Cosa si perde a smettere di scrivere a mano – Il Libraio

da Redazione Downtobaker

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La scrittura a mano ha un futuro? Bella domanda. In un mondo in cui le tastiere del computer – che solo pochi anni fa era considerato all’avanguardia – sono state ormai rese obsolete da touch screen, audio-messaggi e realtà virtuale di sorta, ha ancora senso riflettere sulla scrittura manuale? Secondo l’Associazione Calligrafica Italiana assolutamente sì, tanto che per rispondere a questa domanda il 25 e 26 novembre 2017 è stato organizzato convegno internazionale fitto di incontri in cui la bella scrittura sarà al centro di dibattiti e ragionamenti…

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Le vite dietro alla timeline – Parole O Stili

da Redazione Downtobaker

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In rete, nei blog e sui social circola un volume spropositato di parole che feriscono, che segnano gli animi, che amplificano la sofferenza di molti e inducono persino alcuni alla violenza. È possibile mettere un argine a queste derive?

La parola non è solo la confezione esteriore con cui esprimiamo un pensiero, ma è la sostanza del pensiero. E il pensiero – non sempre, ma certamente quando è espresso di getto, senza una certa attenzione interiore – è il riflesso del proprio modo ordinario di vedere le cose, del proprio modo abituale di porsi e di fare: la parola è un riflesso dello stile. E le questioni di stile sono tutt’altro che di superficie, la cosa è ben nota in antropologia…

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Guida ai Caffè “letterari” di Trieste

di Terry Passanisi

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Da qualche tempo mi è venuta la voglia di concentrarmi sulla redazione di un particolare elenco, tanto per provare l’imprescindibile emozione che dà la vertigine di una lista. La cosa mi è stata ispirata da infinite fonti; una su tutte, tanto per citare la più evocativa, è la classificazione dei tabacchi che Sherlock Holmes fa nel suo ipotetico passato narrativo. Così – tanto per non sentirmi da meno di uno dei miei personaggi letterari preferiti –, vivendo in una città quale Trieste, ricca di tradizione in proposito, pur essendomi avvicinato solo da qualche anno al consumo del caffè, ho deciso di recensire in modo del tutto estemporaneo, disinteressato, pigro ma romantico il caffè servito continua a leggere…