Tradurre Joyce un secolo dopo

di Nicola Gardini

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Il primo romanzo di James Joyce, A Portrait of the Artist as a Young Man, compie cent’anni ed eccolo uscire per Feltrinelli in una nuova traduzione italiana, firmata da Franca Cavagnoli. La novità è segnalata già nel titolo: Un ritratto dell’artista da giovane, dove occorre far caso all’aggiunta dell’articolo indeterminativo. Le traduzioni precedenti s’intitolavano semplicemente Ritratto dell’artista da giovane. Franca Cavagnoli spiega in una postfazione che l’“A” inglese ha davvero valore semantico. La grammatica, d’altra parte, non lo impone. Dunque, occorre renderlo. Questo ritratto, infatti, è solo uno dei ritratti che Joyce ha fatto o tentato di fare: progetti narrativi di impostazione autobiografica rimasti allo stadio di abbozzo ma pur sempre di importanza fondativa. Conservare l’articolo anche nel titolo italiano significa suggerire che il libro è parte di un atelier, non sta appeso su un muro bianco, e segna il punto di arrivo di un percorso iniziato assai prima della sua composizione. […]

via Tradurre Joyce un secolo dopo – Il Libraio

Artisti; in Italia direbbero: “vai a lavorare”

di Gianmarco Aimi

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Nonostante l’Italia detenga i due terzi del patrimonio artistico mondiale, sempre più spesso i creativi di casa nostra sono costretti a emigrare. E’ il caso di Simone Tosca, 42 anni, originario di Cortemaggiore in provincia di Piacenza, che vive e lavora ad Oslo. Una scelta di cuore, prima di tutto, ma che tiene conto anche delle molteplici possibilità di sostegno che vengono previste per chi ha nell’arte, non solo il proprio passatempo ma un’esigenza che vuole tradurre in lavoro. “In Italia non esistono stipendi per gli artisti a livello statale, a differenza della Norvegia, dove un supporto viene riconosciuto a molti e di cui, in certi casi, si può vivere tranquillamente” spiega Simone, che poi aggiunge con amarezza: “Purtroppo, visti i tempi, si può facilmente immaginare come si esprimerebbe l’opinione pubblica italiana se esistesse un sistema simile: con le mie tasse dovrei pagarti per fare l’artista? Ma vai a lavorare!”. […]

via “In Norvegia artisti ‘stipendiati’ dallo Stato. In Italia direbbero: vai a lavorare” – Il Fatto Quotidiano

Io sto con i folli, gli ubriachi e i bambini

di Ricky Farina

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Mi rendo conto: non è facile essere allegri sottoterra. Il commento di mia mamma dopo aver visto il film è stato: “Nessuna faccia sorridente…incomunicabilità perfetta. Sarà così il viaggio verso l’inferno?”. Volti pietrificati dalla routine, il sogno ridotto a un gratta e vinci. L’anima risucchiata dallo schermo di un cellulare. Gli unici che si portano ancora il fantasma di un sorriso sul volto sono i folli, gli ubriachi e i bambini. Gli adolescenti sghignazzano, non sorridono.

Un mondo dove il sorriso è assente è un inferno. Un mondo dove a sorridere sono solo i manifesti pubblicitari è un mondo di carta, vuoto, svuotato, morente. Ma io sogno ancora. Sogno un mondo fatto non solo di vasi comunicanti ma anche di visi comunicanti. Credo ancora nelle sorgenti di umanità presenti nel nostro cuore. Basta poco, così poco per tornare a essere vita, vita pulsante, vita che si cerca e si trova in un sorriso.

Ci rifilano un mondo fatto di abbonamenti, di offerte, di assicurazioni sulla non-vita, spacciano la droga della vacuità, ci fanno sognare Briatore, Belen, e SuperEnalotto, e l’uomo-pesce abbocca e alla fine crede che la felicità si trovi grattando con una monetina un cartoncino! Questa umanità grattante! Questa umanità digitante! Questa umanità non vedente! Cieca di WhatsApp. Questa umanità con l’iPhone in mano e un volto mummificato come passaporto per il Nulla.

Io sto con i folli, gli ubriachi e i bambini.
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via Io sto con i folli, gli ubriachi e i bambini perché solo loro sorridono ancora – Il Fatto Quotidiano

Annamaria Testa: “Fammi ridere e leggerò”

di Angiola Codacci-Pisanelli

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«Cos’è quel foglio, Max?», chiede la maestra al bambino che sta passando un biglietto a una compagna. Lo prende, inizia a leggerlo e si commuove, perché quelle scritte dal bambino sono parole d’amore bellissime, sono una vera poesia. «Leggere ispira ai bambini le parole giuste», dice il claim dello spot , un filmato canadese del 2006 per la campagna di finanziamento per le biblioteche scolastiche. È uno dei modelli che Annamaria Testa, esperta di creatività e comunicazione (vedi il suo sito nuovoeutile.it o saggi come “La parola immaginata. Teoria, tecnica e pratica del lavoro di copywriter”), farà vedere giovedì 26 gennaio a Venezia, alla Scuola per librai Umberto ed Elisabetta Mauri (in programma dal 24 al 27). Annamaria Testa terrà una lezione su “Promuovere libri e lettura: una rassegna di buoni esempi dal mondo”: «Ma più che una lezione sarà il confronto tra le più recenti campagne pubblicitarie italiane e i corrispettivi stranieri più riusciti che ho raccolto negli ultimi anni», spiega. […]

via Annamaria Testa: Fammi ridere e leggerò – l’Espresso

Dove abitava Maigret

di Umberto Eco

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Boulevard Richard Lenoir: l’indirizzo del commissario è a due passi dal Bataclan.

La notte del massacro parigino sono rimasto incollato alla televisione, come tanti altri. Conoscendo bene la mappa di Parigi cercavo di capire dove si stessero svolgendo quegli avvenimenti, e calcolavo se nei pressi abitasse qualche amico, quanto quei luoghi fossero distanti dalla mia casa editrice, o dal ristorante dove vado abitualmente. Mi rassicuravo pensando che erano lontani, tutti sulla riva destra, mentre il mio personale universo parigino è sulla riva sinistra.

Questo non toglieva niente all’orrore e allo sgomento, ma era come sapere che tu non eri salito sull’aereo appena precipitato chissà dove. Né in quella notte si era ancora iniziato a pensare che forse questo sarebbe potuto accadere anche nelle nostre città. Tragedia era, e non chiedetevi per chi suona la campana: ma pur sempre tragedia altrui.

E tuttavia ho iniziato a provare un vago malessere quando mi son detto che quel nome, Bataclan, lo conoscevo. Finalmente mi sono ricordato: era infatti là che circa dieci anni fa era stato presentato un mio romanzo, con un bellissimo concerto di Gianni Coscia e Renato Sellani. Quindi era un posto dove ero stato e avrei potuto essere ancora. Poi – anzi, non poi, bensì quasi subito – ho riconosciuto l’indirizzo di Boulevard Richard Lenoir: era dove abitava il commissario Maigret! […]

via Dove abitava Maigret – L’Espresso

L’arci-nemesi di Edgar Allan Poe

di Terry Passanisi

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Come nei migliori lanci pubblicitari del cinema fantastico – che non convincono più nemmeno l’apprendista di una casalinga di una frazione di Voghera –, spendo di dire che l’aneddoto che vi racconterò è tratto da una storia vera. Il racconto è stato, sì, partorito da pure speculazioni nonché da bieche invenzioni, sia chiaro, è però esso diventato, come ogni leggenda metropolitana che si rispetti, di conoscenza diffusa e comprovata verità. Il protagonista della storia è un poeta il cui nome è conosciuto a livello mondiale, ma la cui vita è rimasta sempre ampiamente avvolta dal mistero. Lo scorso 19 gennaio si è festeggiato il suo compleanno. L’altro personaggio, il cattivo della faccenda, è invece un poeta il cui nome non è affatto conosciuto, soprattutto dalle nostre parti; molto probabilmente questa è l’unica ragione per cui si ritiene che le voci che egli mise in giro, e tutte le informazioni in suo possesso, fossero fasulle. Forse, un aneddoto di due poeti in eterna lotta tra loro non è una vera e propria storia travolgente di spionaggio, ma – e sottolineo ma! – il villain in questione è davvero continua a leggere…

Essere pedanti nasconde le nostre incapacità

di Oliver Burkeman

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La cosa più difficile da credere per la maggior parte delle persone è che il Simple sabotage field manual non sia uno scherzo. In realtà, quelle linee guida di sabotaggio erano contenute in un documento top secret scritto nel 1944 dall’antenata della Cia, ed è stato veramente distribuito agli agenti che operavano dietro le linee nemiche durante la seconda guerra mondiale (è stato reso pubblico nel 2008 e adesso ogni paio d’anni qualcuno lo riscopre su internet).

Il manuale insegna l’arte della “stupidità premeditata” descrivendo una serie di modi in cui i cittadini dei paesi europei sotto occupazione nazista potevano demoralizzare i colleghi e scatenare il caos nel loro posto di lavoro, facilitando così la caduta delle potenze dell’Asse. La cosa sorprendente è che sembra la descrizione della persona più pedante e burocratica che abbiate mai conosciuto. […]

via Essere pedanti nasconde le nostre incapacità – Oliver Burkeman – Internazionale