Manet, il padre dell’Impressionismo in mostra a Milano

da Redazione Downtobaker

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Dall’8 marzo al 2 luglio il Palazzo Reale di Milano ospita la mostra ‘Manet e la Parigi moderna’, un’antologica dedicata al grande pittore francese e al suo ruolo centrale nella nascita della pittura moderna europea. Nato in una famiglia alto borghese, elegante e mondano, Édouard Manet seppe raccogliere intorno a sé i protagonisti dell’Impressionismo e alcune delle figure più importanti della cultura parigina di metà Ottocento. Di alcuni, come il pittore Edgar Degas e il poeta Charles Baudelaire, fu amico; per gli altri fu esempio ed apripista. Dalla collezione del Musée d’Orsay di Parigi saranno a Palazzo Reale un centinaio di opere, tra cui 55 dipinti: 17 capolavori di Manet e 40 altre splendide opere di maestri coevi, tra cui Boldini, Cézanne, Degas, Fantin-Latour, Gauguin, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Signac, Tissot. Alle opere su tela si aggiungono 10 tra disegni e acquarelli di Manet, una ventina di disegni degli altri artisti e sette tra maquettes e sculture […]

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Credo in una sola Grammatica onnipotente

da Un diario creativo blog

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Ci sono e non ci sono: sto finendo di preparare un esame di Lessico, che proverò a dare domani un po’ come viene, e ho cercato di evitare per il tempo necessario ogni possibile distrazione.
E’ un esame fatto di regole e classificazioni morfologiche, sintattiche, semantiche, a cui non riesco davvero ad appassionarmi: di conseguenza ho cercato di comprimere più informazioni possibile nella testa, e speriamo che mi bastino.

Tuttavia, non mancano anche qui alcune questioni di un certo interesse, anche ai fini del nostro discorso sulla narrativa. In uno dei libri per l’esame (a cui accennavo anche in un post di qualche mese fa) si analizzano i verbi facendo un confronto tra le regole della grammatica tradizionale (come quella di Serianni) e le prospettive della linguistica, che si basa su analisi, comparazioni e test per definire usi e significati delle forme verbali che usiamo e trarne un sistema (o una serie di sistemi) coerente. […]

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No, la lingua italiana non è sessista!

di Mariangela Galatea Vaglio

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In italiano, le parole sono maschili o femminili. Non è sessismo, è che la nostra lingua è strutturata così. Il nostro “papà” latino aveva anche il genere neutro, che indicava solitamente gli oggetti e talvolta i concetti astratti.
In effetti, se ci pensate, è illogico che gli oggetti in italiano siano considerati maschi o femmine. Non c’è alcun reale motivo per cui il pane sia maschio ma la pagnotta sia femmina, e lo stesso si può dire per il tavolo e la scrivania.
Fatto sta che, nel gran bailamme dei secoli bui e delle invasioni barbariche, il genere neutro si è perso, come la toga e il latino, e la lingua parlata in seguito, cioè quello che poi è diventato il nostro italiano, non ha conservato il genere neutro. Mai, in nessun caso. Il fatto che non esista un genere neutro non trasforma automaticamente l’italiano in una lingua sessista, o poco adatta alla modernità.

Se alcune parole erano un tempo solo maschili, perché, per esempio, indicavano mestieri svolti unicamente da uomini, la nostra lingua ha in sé già anche le regole per cre […]

via No, la lingua italiana non è sessista: ci sono il maschile e il femminile. Cominciate a usarli – l’Espresso

C’è chi torna a far studiare i figli in casa, e non è un bene

di Simonetta Tassinari

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L’homeschooling, o insegnamento parentale privato, ritornato alle cronache di recente, la cui stessa idea ci incuriosisce, quando, addirittura, non ci sconcerta, è stato considerato la norma fino a non moltissimo tempo fa. Per l’opinione pubblica, mettiamo, del Settecento, l’istituzione di una scuola statale uguale per tutti, per lo più gratuita, obbligatoria e rivolta a entrambi i sessi, sarebbe stata considerata audace, velleitaria e, perché no, anche inutile. Al contrario, per tutti noi si tratta invece di una grande conquista dei tempi moderni, in particolare della democrazia, strappata non senza fatica; di un trionfo del principio del diritto all’istruzione e dell’uguaglianza giuridica; del cavallo di battaglia dei progressisti che, nei secoli, hanno fatto di tutto affinché i governi approvassero l’obbligo scolastico e il suo innalzamento, nell’interesse collettivo. […]

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L’avventura di un fotografo

di Terry Passanisi

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Spesso, ma potrei dire tranquillamente sempre, davanti a un capolavoro l’unica vera necessità per contemplarlo pienamente è quella di tacere. Volendo essere questo, però, un articolo su L’avventura di un fotografo, racconto tratto dalla raccolta Gli amori difficili, dalla geniale penna di Italo Calvino, devo per forza disobbedire i precetti dell’Arte e accennare perlomeno qualche breve commento scritto; sempre che di fronte a un tale miracolo letterario, se non altro una delle disamine più precise e profonde che mi sia mai capitate di leggere sulla disciplina della fotografia, io sia capace di trovare parole adatte ad aggiungervi qualcosa che, per quel che mi pare, non si può o non si dovrebbe aggiungergli. Insomma…

Dice il protagonista della vicenda, Antonino, critico spietato nei confronti dei cosiddetti fotografi improvvisati:

“Se mi mettessi a fotografare io, andrei fino in fondo […]. Voi invece pretendete ancora di esercitare una scelta. Ma quale? Una scelta in senso idillico, apologetico, di consolazione, di pace con la natura la nazione i parenti. Non è soltanto una scelta fotografica, la vostra; è una scelta di vita, che vi porta a escludere i contrasti drammatici, i nodi delle contraddizioni, le grandi tensioni della volontà, della passione, dell’avversione. Così credete di salvarvi dalla follia, ma cadete nella mediocrità, nell’ebetudine.” continua a leggere…