Il silenzio dei Franceschini

di Massimo Mantellini

biblio

Dario Franceschini è Ministro dei Beni culturali dal febbraio 2014.

Nel giugno del 2014 Roberto Ciccarelli pubblica su Il Manifesto una lunga e approfondita inchiesta sulla Biblioteca Nazionale di Roma nella quale a un certo punto si può leggere:

Domani Franceschini potrà verificare se quello dei lavoratori è allarmismo o una fondata preoccupazione per il destino della biblioteca. Se accetterà l’invito avrà modo di notare un altro dei prodotti dell’austerità nei beni culturali. Anche la Nazionale riesce a svolgere le sue attività grazie ai volontari, l’ultima risorsa visto che non ci sono più soldi per pagare appalti o subappalti alle cooperative. Alla Nazionale i dipendenti sono 203, in maggioranza 50-60enni. Sono affiancati mediamente da 130 tra volontari e stagisti. Ventinove di loro lavorano per la «A.v.a.c.a – associazione volontari attività culturali ed ambientali». Dallo sportello telematico del volontariato della regione Lazio, risulta che il responsabile legale è il vice segretario nazionale della Filp-Cisl, Gaetano Rastelli.

Questa associazione impiega 72 volontari nelle biblioteche romane. Alla Nazionale lavorano ad esempio nelle reception, nel grande atrio oppure davanti alle sale di lettura, nei magazzini o in uno dei depositi dei libri. Queste persone non possono essere pagate direttamente, sono volontarie appunto, ma ottengono un rimborso spese «a scontrino». Per mettere da parte 400 euro al mese per 24 ore di lavoro settimanale, raccolgono tutti gli scontrini possibili, quelli del bar della biblioteca ad esempio. Li presentano a fine mese per ottenere in cambio il loro magro salario. È la nuova frontiera del precariato: il lavoro a scontrino senza contributi. Questo è un altro modo che lo Stato usa aggirare il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, e non solo nei beni cultura.

Quindi almeno dal 3 giugno 2014 il Ministro dovrebbe sapere della vergogna degli scontrinisti, nonché della curiosa cooperativa che li fa lavorare gestita da un dirigente di un sindacato dei Beni culturali.

Forse a quei tempi il Ministro era occ[…]

via Il silenzio dei Franceschini – manteblog

Premio letterario “Per le antiche vie” 2017

da Redazione Downtobaker

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“Per le antiche vie” è un Premio letterario per racconti brevi inediti non premiati in altri concorsi. La partecipazione è individuale, aperta agli scrittori italiani e stranieri sia residenti in Italia che all’estero.

Il Premio si propone di favorire l’immaginazione e la creatività di persone giovani e meno giovani che amano la scrittura, affinché vengano valorizzati talenti che hanno trovato ispirazione tra i paesi, le città, i paesaggi e le popolazioni del Friuli Venezia Giulia. Nel 2017​ il Premio prevede la​ Sezione​ tradizionale alla sesta​ edizione, a tema libero per scrittori dai 18 anni in su​.​

  • Ai ​primi tre classifica​​ti ​ vanno​ assegni ​di​ 800, 400, 200 €
  • ​Al finalista più giovane non premiato fra i primi tre va un assegno di ​200 €

Se non l’hai già fatto, puoi ancora partecipare inviando un racconto inedito entro domenica 11​ giugno 2017​.

​Se invece l’hai già fatto, lo puoi consigliare a qualcuno che potrebbe essere interessato. I​l Friuli Venezia Giulia è la regione ideale per ambientare il tuo racconto!​ continua a leggere…

F. Kafka – Lettere a Milena, p1

di Marco Rincione

milena

Cara signora Milena[1],

quella pioggia, durata due giorni e una notte, è appena cessata – probabilmente solo per il momento –, ma è comunque un avvenimento da festeggiare, e io lo faccio scrivendo a lei. Del resto anche la pioggia era sopportabile, qui siamo all’estero, certo solo un piccolo paese straniero, ma fa bene al cuore. Se la mia impressione è stata giusta (un piccolo incontro isolato e quasi muto è senza dubbio impossibile da estinguere nella memoria), anche lei ha gioito di essere all’estero a Vienna, in seguito l’ambiente forse è diventato cupo a causa della situazione generale, ma le piace anche l’estero in quanto tale? (E forse, in fondo, la cosa sarebbe un brutto segno e non deve essere così.)
Qui vivo molto bene, il corpo mortale non potrebbe ricevere maggiori attenzioni, il balcone della mia stanza è inserito in un giardino, circondato, ricoperto da aiuole fiorite (la vegetazione qui è straordinaria, in una condizione meteorologica in cui a Praga le pozzanghere si congelano, qui i fiori davanti al mio balcone sbocciano lentamente), e inoltre del tutto esposto al sole (o comunque al cielo profondamente annuvolato, com’è stato per quasi una settimana), lucertole e uccelli, coppie disuguali, mi fanno visita: le augurerei così tanto di stare a Merano, l’ultima volta lei ha scritto di non riuscire a respirare, qui immagine e senso sono molto vicini, ed entrambi possono diventare più leggeri.
Saluti cordialissimi,
Suo F Kafka

[1] Tradotto da F. Kafka, Briefe an Milena, erweiterte und neu geordnete Ausgabe, herausgegeben von Jürgen Born und Michael Müller, Frankfurt am Main: Fischer Taschenbuch Verlag, 2015¹⁵.

via F. Kafka – Lettere a Milena, p1 – CrapulaClub

La struttura del tempo

di Andrea Porcelluzzi

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L’opera di Giorgio De Santillana esplora l’ipotesi del mito come radice del pensiero scientifico.

Forse tra migliaia di anni lo stesso stupore che oggi ci prende davanti alla rozza imponenza di Stonehenge o percorrendo le navate di Notre-Dame de Chartres lo vivremo di fronte al modulo lunare della missione Apollo 11. Ci meraviglieremo che popoli antichi compissero viaggi astrali usando un computer di bordo con la capacità di memoria di una calcolatrice da tasca. Forse avremo maturato una diversa concezione del tempo e dello spazio, nascerà un nuovo linguaggio scientifico e nuovi sistemi di notazione. Le parole “atomo”, “forza”, “energia” ci sembreranno metafore ingenue, o frammenti di antichissime preghiere, o poesie. Nello stesso anno in cui un uomo passeggiò per la prima volta sulla luna venne pubblicata la prima edizione de Il mulino di Amleto, di Giorgio de Santillana e Herta Von Dechend. Il sottotitolo recita “saggio sul Mito e sulla struttura del Tempo”.

Per De Santillana l’origine del pensiero scientifico coincide col momento in cui abbiamo iniziato a cercare gli invarianti impersonali che si celano dietro gli avvenimenti: questo sarebbe accaduto per la prima volta circa cinquemila anni fa, osservando le stelle e le loro ricorrenze. Ordinato secondo mi[…]

via La struttura del tempo – il Tascabile

Lui ritornerà?

di Costanzo Colombo Reiser

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La resistenza tedesca è il perno attorno a cui ruota il gioco di strategia Through the Darkest of Times, ambientato nella Germania hitleriana tra il 1933 e il 1945 ma concepito avendo in mente questi anni di “populismi”. Ne parliamo con il designer Jörg Friedrich.

“Prima del ’33, il ridicolo saluto nazista era considerato una barzelletta. Ma presto smettemmo di ridere. Non scorderò mai la prima volta che lo vidi, era il ’28 o il ’29. La messa era appena finita e stavo aspettando il tram; di fianco a me c’era un giovane, col vestito buono della domenica. Quando dal tram scese un tizio con la camicia bruna, la fascia da braccio rossa con la svastica e le ghette militari, i due si guardarono, tesero il braccio e urlarono ‘Heil Hitler!’. Molti dei presenti, persone più anziane, scossero il capo, ma non dissero nulla. All’epoca avevo 12 anni e, non capendo cosa fosse successo, una volta giunto a casa lo chiesi a mio padre. Ricordo che sorrise e disse ‘Lascia perdere quegli imbecilli. Rinsaviranno’. Com’è che si dice in latino? Errare humanum est.”
– Wilhelm Fischer, nato a Colonia nel 1916. Si arrese all’Armata Rossa nel 1945

La testimonianza di Fischer è solo una delle centinaia contenute in Deutsche im Zweiten Weltkrieg: Zeitzeugen sprechen, di Johannes Steinhoff e Peter Pechel (disponibile anche in inglese), un libro che comprai poco dopo aver letto Le benevole di Jonathan Littell. Di quest’ultimo mi aveva affascinato la tesi principale, esplicitata mediante la parabola del protagonista Maximilien Aue, secondo cui le sole cultura e intelligenza non sono sufficienti a renderci immuni dai germi del nazismo; al contrario, nelle giust[…]

via Lui ritornerà? – Prismo

Valori occidentali?

di Marco Aime

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Integrazione. Questa è la parola chiave, usata troppo spesso, senza che ci si renda pienamente conto del suo significato reale. Il verbo “integrare” significa, nella sua accezione principale, «rendere integro o intero». Integrare significa quindi rendere un qualcosa di diverso conforme all’intero, renderlo simile. Un’operazione del genere si fonda però su di un presupposto ineluttabile: deve esistere un intero. Se voglio integrare, devo prima avere un integro di riferimento. Integro è un aggettivo che si associa a qualcosa di completo, intatto.

Questo significa che, quando a proposito di stranieri, parliamo di integrazione, partiamo da un assunto fondamentale: la nostra società, la nostra comunità è un intero, è intatta, un unicum in cui tutti condividono gli stessi valori, rispettano le stesse leggi, pensano allo stesso modo. Questo è un po’ il messaggio che emerge dalla recente sentenza con cui la Corte di Cassazione ha condannato a un’ammenda di 200 euro un sikh che il 6 marzo del 2013 era stato sorpreso a Goito, dove c’è una grande comunità sikh, mentre usciva di casa, come sempre, con il kirpan (un coltello lungo quasi 20 centimetri) infilato nella fascia che avvolge la vita. Quel coltello, per i sikh è un simbolo religioso ed è segno di difesa della fede, non è considerato un’arma. Tanto è vero[…]

via Valori occidentali? | Doppiozero

Quando si entra in libreria per comprare un solo libro e si esce con la busta piena

da Redazione Downtobaker

libraio

Perché, spesso, entriamo in libreria per acquistare un solo libro e ne usciamo con tre o quattro? Ecco una simpatica descrizione di cosa ci succede quando siamo circondati da libri e consigli.

Perché entriamo in libreria per acquistare un solo libro e ne usciamo con una pila? Questa è la domanda che assilla tanti lettori che amano frequentare le librerie, ma che non riescono a capire (o, meglio, non vogliono…) il motivo dei loro acquisti multipli. Ecco allora un’analisi (ironica) di quello che ci succede una volta varcata l’entrata di una libreria.

Sia che sin da subito abbia chiara in testa l’idea del titolo da comprare, sia che cerchi spunti, il lettore cammina tra gli scaffali osservando e accarezzando dorsi e copertine e sfogliando le pagine. Dopo pochi minuti (anche se c’è chi impiega parecchio tempo in questa ricerca) trova il libro giusto, quello che inizierà a leggere non appena ritornato a casa. […]

via Quando si entra in libreria per comprare un solo libro e si esce con la busta piena… – Il Libraio