La giornata di quelli con le gambe corte

di Terry Passanisi
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Il famigerato cancello d’ingresso del lager di Auschwitz

Quando mi sento dire con ignobile coraggio “ha fatto ‘anche’ cose buone” di un dittatore guerrafondaio e xenofobo, mi aspetto di sentire, un secondo dopo, quelle stesse persone provare a vendermi, come piazzisti di pentole di plastica e carta stagnola, la loro simpaticissima visione del mondo al motto: “Ma guarda che ho tanti amici extracomunitari”. Svizzeri? “E ne ho pure di gay; sono ‘anche’ bravi: si vestono e ballano benissimo”. A casa loro?
Questi signori, ebbri delle loro convinzioni figlie del più populistico e becero revisionismo storico, del resto, qualche solida base devono – anche – avercela, per essere tanto convinti delle loro affermazioni. Magari la storia no (e nemmeno la musica), ma il razzismo devono avercelo nel sangue. La Giornata della Memoria, nell’indomani, sembrerà già molto, molto corta.

http://video.repubblica.it/mondo/memoria-ad-auschwitz-con-la-sopravvissuta-non-cancellero-mai-il-numero-sul-mio-braccio/295493/296111?ref=RHPPLF-BS-I0-C8-P5-S4.4-T1

“Il numero tatuato sul mio braccio è 76483. Non ho mai pensato di cancellarlo. E’ dentro di me, non è possibile toglierlo”. Andra Bucci è la più giovane sopravvissuta italiana alla Shoah: “Arrivai qui a 4 anni e forse fui fortunata per questo: i bambini si adattano prima”. Entrata ad Auschwitz nel 1944 ad appena quattro anni, in occasione del Viaggio della Memoria organizzato dal Ministero dell’Istruzione, ha accettato di tornare nella fabbrica della morte nazista per testimoniare la sua storia a cento studenti italiani accompagnati dalla ministra Valeria Fedeli. “Venire qui è una sofferenza, è quasi come rivivere un’altra volta quel momento”, racconta Bucci ai giovani.

A cura di Antonio Nasso

Una perla estemporanea

di Terry Passanisi

Black Mirror

Tra le tantissime serie televisive e uscite cinematografiche vendute un tanto al chilo come capolavori imperdibili, e che poi tali non si rivelano neanche per sbaglio, una delle cose più belle in assoluto che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni è il quarto episodio della nuova stagione di Black Mirror, intitolato “Hang the DJ” – titolo geniale per diverse sfumature tutte da scoprire. Intriso di un romanticismo mai stucchevole ed emozionantissimo, con una trama mai banale seppure con un nesso semplice (ma non semplicistico) e attuale, si eleva sopra a tantissime produzioni per una sceneggiatura perfetta, dai dialoghi bellissimi e asciutti, recitato ancora meglio dai due bravissimi protagonisti. I puristi e gli adoratori della serie, nonché gli intellettuali sofisti della critica “della qualsiasi”, storceranno il naso, bisognosi di dosi sempre maggiori di “hi-tech” imprevedibile. Dimenticate pure di che serie si tratti. Sovralimentati e pervasi da tanti proclami televisivi, va goduta come un’opera a sé stante che seduce, mette i brividi sottili di un sentimento profondo, stritola il cuore come il più inaspettato e desiderato dei messaggi d’amore.

C’è Salvatore Olmi, un nuovo detective nella Trieste in giallo

di Beatrice Fiorentino

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Leonardo Cagliostro, Proteo Laurenti. E ora, Salvatore Olmi. Un nuovo detective si è unito al gruppo di investigatori che si aggirano per le vie di Trieste a caccia di indizi. Un “consulente investigativo”, per la precisione, come egli stesso ama definirsi, grande amico dell’ispettore di polizia G. De Stradi che non di rado si affida al suo notevole intuito per risolvere i casi più intricati. È il protagonista del romanzo d’esordio “Sarai tu a morire”, edizioni Downtobaker (pagine 246, euro 15), descritto dal suo autore, il quarantaduenne triestino Terry Passanisi, come un uomo di bell’aspetto, distinto, sulla quarantina. Alto ed elegante. Il portamento aristocratico, frutto di una classe innata, non stride con i vistosi tatuaggi che fregiano il suo braccio destro dal polso alla spalla. Che semmai tradiscono, forse, un narcisismo appena compiaciuto che coabita con una riservatezza e un’integrità d’altri tempi.

Abile pianista, esperto di chimica e appassionato di scacchi, Olmi è un assiduo lettore di quotidiani (tra questi “Il Piccolo”, citato più volte nel romanzo). Ogni mattina fa incetta di notizie che potrebbero rivelare informazioni decisive per la risoluzione dei misteri sui quali è chiamato a indagare. Non si lascia sedurre dalle donne e, piuttosto, ama sperimentare su se stesso gli effetti di sostanze stupefacenti. Per queste e altre sue caratteristiche, Salvatore Olmi non può non ricordare un personaggio letterario in particolare: Sherlock Holmes, solo una delle “ossessioni” dell’autore, che tra le pagine del libro si diverte a disseminare tracce dei suoi vasti interessi letterari e cinematografici, assieme a echi di esperienze e di luoghi personalmente vissuti. Salinger, Proust, Beckett, Chandler, ma anche Landis, Levin continua a leggere…