Buon compleanno, Franklin!

di Terry Passanisi

franklin_linus

Il 31 luglio 1968, tra le strisce a fumetti dei Peanuts, dalla matita di Charles Schulz, nasceva Franklin Armstrong, uno dei migliori amici di Linus e Charlie Brown, in memoria di Martin Luther King e delle ingiustizie sociali subite dalle persone di colore. Di seguito è possibile leggere il resoconto dettagliato, in lingua inglese, come riportato sul profilo Facebook The Jon S. Randal Peace Page, dei momenti che portarono all’introduzione del personaggio. Franklin, da quel momento, rimase in pianta stabile nel meraviglioso mondo delle piccole, grandi canaglie. Buon cinquantesimo compleanno, caro Franklin.

On July 31, 1968, a young, black man was reading the newspaper when he saw something that he had never seen before. With tears in his eyes, he started running and screaming throughout the house, calling for his mom. He would show his mom, and, she would gasp, seeing something she thought she would never see in her lifetime. Throughout the nation, there were similar reactions. What they saw was Franklin Armstrong’s first appearance on the iconic comic strip “Peanuts.” Franklin would be 50 years old this year. Franklin was “born” after a school teacher, Harriet Glickman, had written a letter to creator Charles M. Schulz after Dr. Martin Luther King, Jr. was shot to death outside his Memphis hotel room. Glickman, who had kids of her own and having worked with ki continua a leggere…

Ancora una volta … Virginia Woolf

via Ipsa Legit

Virginia Woolf

Il 25 gennaio 1882 nasceva Virginia Woolf. È una scrittrice di cui bisognerebbe parlare sempre, farla studiare a scuola, portare il suo pensiero dappertutto, dai tavolini di un bar agli scranni della politica. Perché Virginia è davvero uno di quegli autori che possono farti diventare migliore di quello che sei, che ti aiutano a comprendere, a fare una pausa, a riflettere, ad ampliare il tuo sguardo (esterno e interno). Chiunque può trovare, nella scrittura di Virginia Woolf, qualcosa che incontri il suo gusto: il romanzo tradizionale e quello sperimentale, la forma del racconto, il diario di viaggio, l’espressione filosofica, la biografia, la critica letteraria, l’esplorazione della psiche e dei rapporti umani, lo studio artistico, l’analisi della struttura del Tempo, la passione per il giardinaggio, l’interior design e persino le ricette di cucina… Non le manca niente.
Un post su di lei, pubblicato nel giorno del suo compleanno, non può essere altro che celebrativo, e le parole che lo compongono non possono essere altro che sue. Prendiamoci una mezz’oretta, oggi, e leggiamo, condividiamo, diffondiamo, anche solo un barlume della sua scr[…]

via Ipsa Legit: Ancora una volta … Virginia Woolf

Fortuna e storia di un titolo

di Marco Belpoliti

narcisismo

Quando alla fine del 1963 Umberto Eco porta a Valentino Bompiani, suo editore, il dattiloscritto di quello poi che sarà Apocalittici e integrati, non sa ancora di aver coniato uno dei titoli più fortunati del secondo dopoguerra, una vera e propria formula, che dominerà in tutte le discussioni a seguire sui mass media: fumetti, televisione, computer, web. Un’endiadi che funziona ancora oggi per descrivere il campo dei pessimisti e degli ottimisti, dei critici e degli entusiasti.

In verità, quel titolo non è proprio opera del giovane studioso di estetica; se ne stava annidato in una piccola sezione finale. Eco vuole intitolare il libro Psicologia e pedagogia delle comunicazioni di massa. Bompiani, che di editoria se ne intende, lo guarda e gli dice: “Ma lei è matto”. Eco prova a correggere: “Diciamo allora, Il problema della cultura di massa”. Bompiani sfoglia il dattiloscritto e trova quel titoletto finale. “Eccolo!”. Eco replica. “Ma non c’entra nulla con il resto del libro”. “C’entra, c’entra”, risponde l’editore. Così l’autore è costretto a scrivere un’ampia introduzione per giustificare il titolo.

Sono passati cinquant’anni e questo è ancora uno dei libri più famosi del semiologo, ma forse uno dei meno amati da lui. Nel corso degli anni si è ben guardato dal rimetterci mano, come ha invece fatto con Opera aperta e altre opere successive. Il successo fu immediato, anche grazie alle recensioni critiche. Pietro Citati, nel suo pezzo su “il Giorno”, apparso nell’ottobre del 1964 e titolato “La Pavone e Superman a braccetto con Kant”, si mostra molto preoccupato. Eugenio Montale non si lascia sfuggire l’occasione per un pezzo su “il Corriere della sera”, articolo semi-apocalittico e di stampo pessimistico.

L’accoglienza della stampa comunista è invece un po’ più favorevole, anche se con qualche punta critica, quella di Vittorio Spinazzola su “Vie nuove”, settimanale del PCI. Se ne occupa persino il “Times Literaly Supplement” con un articolo abbinato a un fumetto ricopiato da Lichtenstein: un cane che fa “Sniff sniff sniff”. Forse ancora più che con Opera aperta, il libro della nascente neoavanguardia, apparso poco prima, è con Apocalittici e integrati che Eco diventa un intellettuale di rilievo nella cultura italiana, e non solo lì.

In Sudamerica è ancora oggi, ha detto di recente a un convegno dedicato al libro, una delle sue opere più note e citate. Ma di cosa parla questo libro? Del Kits[…]

via Fortuna e storia di un titolo | Doppiozero

Non chiamatemi Anna dai capelli rossi

da Redazione Downtobaker

anne

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Enrico De Luca, traduttore e curatore della nuova edizione annotata di Anne of Green Gables (dal titolo Anne di Tetti Verdi), di Lucy Maud Montgomery, giunto in Italia piuttosto tardi sulla scia del successo dell’anime Akage no An (Anna dai capelli rossi, 1979).  Anche il nuovo adattamento TV a opera di Netflix, seppure riuscito, sembra non avere colto appieno l’essenza del suo titolo originale.

di Enrico De Luca (via – Leganerd)

Dopo lunga frequentazione con il personaggio creato da Lucy Maud Montgomery, non escludo che Anne Shirley potrebbe rivolgerci le medesime parole utilizzate nel titolo di questo articolo in cui vi parlerò della ricezione in Italia di un bestseller mondiale, Anna dai capelli rossi (Anne of Green Gables), che quest’anno festeggia il suo 110° anniversario.

L᾽immediato quanto inaspettato successo del romanzo, pubblicato ufficialmente nel giugno del 1908 da L. C. Page & Company, fu seguito da una serie di traduzioni in decine e decine di lingue: dallo svedese (1909) all᾽olandese (1910), dal francese (1925) allo spagnolo (1962), ecc.

In Giappone venne tradotto per la prima volta nel 1952 e da allora il personaggio di Anne fu apprezzato e quasi venerato da una cultura apparentemente distante da quella dell’autrice, ed è per tramite dello stesso Giappone che, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, iniziò a nascere nel nostro paese un qualche interesse nei confronti del romanzo.

In Italia, dunque, il romanzo arrivò assai tardi, sulla scia del successo del capolavoro del regista e sceneggiatore Isao Takahata, cioè Akage no An (1979), un anime in 50 episodi della Nippon Animation che apparve sulla tv italiana con il titolo di Anna dai capelli rossi nell’ottobr continua a leggere…