Bandersnatch, una recensione a bivi

da Redazione Downtobaker

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La verità prima o poi emerge. Ed è bello e giusto che sia così, perché è sempre la rivelazione di un’epifania. Qual è la nostra verità? Che tra le nostre pagine, finalmente lo ammettiamo e ci liberiamo di questo fagotto, cova una banda di appassionati di giochi da tavolo, genere fantasy e horror, GDR, videogiochi e librogame. Siamo convinti che se un quarantenne di oggi non è passato attraverso quel genere di intrattenimenti deve aver vissuto un’infanzia e un’adolescenza abbastanza tristi, o almeno non entusiasmanti quanto le nostre. E non riceverà in omaggio la nostra spilla di socio onorario dei Goonies. Bando alle ciance e alle rievocazioni forzate anni 80 come va tanto di moda oggi (gli americani lo fanno malissimo, gli inglesi tanto per cambiare benissimo ndr). Vi riproponiamo di seguito la meravigliosa recensione a bivi pubblicata ieri da Lorenzo Fantoni per N3rdcore.it a proposito di “Bandersnatch”, episodio speciale natalizio della serie Black Mirror, videoavventura interattiva ambientata, appunto, negli anni 80 UK, inno alla gioia per la nostra generazione ed epifania di citazioni, bivi, opzioni, sviluppi, finali ed easter egg. In questa recens Leggi tutto…

Chadia featuring Rimbaud

di Vincent Baker

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Anche se non sembrerebbe, questo articolo ha molto a che fare con la letteratura. Uno dei miei ultimi contatti Facebook, che segue con grande passione e ampiezza la scena musicale italiana e sembra intendersene parecchio, mi suggerisce, a proposito delle vive polemiche da campioni del mondo di Briscola sul rapper Sfera Ebbasta, che cosa cercare e ascoltare di generi che non conosco e non capisco, per discernere tra i granelli di un deserto troppo esteso, tra tanta paccottiglia e opere di forte identità e qualità. Negli ultimi tempi non ho seguito le troppe uscite discografiche, me ne sono disinteressato anche e soprattutto a causa di produzioni deludenti, che hanno mostrato ben poco nella loro sostanza artistica, creativa, di linguaggio. Ma ho ascoltato il consiglio, sempre aperto a cambiare idea, entusiasmato dall’entusiasmo contagioso del mio amico e perché volevo riflettere e capire. Capire che, come per tutte le forme artistiche e le loro derive, anche nel caso della musica e della cosiddetta scena indie (qualsiasi cosa voglia dire oggi) non è questione di genere o di sottogenere, d’abito, di forma, ma quanto sempre e soltanto di che cosa un artista – o presunto tale – abbia da dire e la sua capacità nel dirlo. Sempre che questa capacità, composta da tante qualità, ce l’abbia davvero. Capacità quindi, mestiere, mezzi artistici che non s’improvvisano, e poi profonda verità e rivelazione di un contesto. I social, le scorciatoie, le apparizioni, le sovraesposizioni (che è il modo in cui io traduco mainstrem) vengono sempre e soltanto dopo, se vengono e se agli artisti pare. Vale per tutte le forme d’arte: ecco come si può parafr Leggi tutto…

Piero Angela: “L’Italia è come il gigante Gulliver, imbrigliata da mille lacci. E gli italiani sono stanchi di un paese fermo”

Repost da Redazione

La Festa Della Storia - Piero Angela & Carlo Pedretti

Era appena nato e l’ostetrica che lo prese in braccio previde: “Sarà un ingegnere”. Negli ottantotto anni che sono passati da allora, invece, Piero Angela ha aperto nel salotto di casa degli italiani una finestra che si affaccia sull’universo della scienza, conducendo gli spettatori di un paese abituato a navigare dentro le colonne d’Ercole della cultura umanistica in territori attraversati da voragini spazio-temporali e galassie a forma di spirale, dinosauri e particelle elementari, un po’ maestro Manzi, un po’ romanzo d’avventura di Emilio Salgari. Fino a dieci anni fa, lo si ascoltava con lo stupore che suscita il custode di una competenza riconosciuta e intoccabile.

Poi, si è diffusa la superstizione che basti una ricerca su Google per contestare verità accertate con scrupolo: “Una volta, nei bar di provincia, certi personaggi che avevano teorie bizzarre sul cosmo venivano subito zittiti. Oggi su internet si confrontano a tu per tu con i Premi Nobel. Quando mi processarono per non aver dato spazio al punto di vista dei medici omeopati in una trasmissione in cui mettevo in discussione l’efficacia della medicina alternativa, mi difesi dicendo che la velocità della luce non si determina per alzata di mano, che non si possono mettere sullo stesso piano verità certificate e verità supposte, che in questo campo non vale la regola della par condicio: non è come per la politica, la scienza non è democratica”.

Da piccolo sognava di fare ciò che ha fatto?

“Quando ero bambino, la televisione non esisteva ancora. Non avevo idea di cosa sarei potuto diventare. Ricordo, però, che i miei genitori mi avevano regalato un’enciclopedia scientifica. Consultavo contin[…]

via Piero Angela: “L’Italia è come il gigante Gulliver, imbrigliata da mille lacci. E gli italiani sono stanchi di un paese fermo” | L’Huffington Post

Neil Gaiman legge ‘A Christmas Carol’ di Charles Dickens

di Terry Passanisi

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Anche se nella mia città non ci sono praticamente mai le condizioni ideali affinché nevichi, per chi ama festeggiare il Natale è praticamente dietro l’angolo, e uno dei tanti podcast della New York Public Library, in collaborazione con uno degli scrittori preferiti delle ultime generazioni Neil Gaiman, riserva uno stupendo omaggio a tutti coloro che amano la magia delle festività di questo particolare periodo dell’anno. Di seguito è possibile ascoltare la lettura (in inglese) di Gaiman del classico A Christmas Carol di Charles Dickens.

Si presume che tutti conoscano a grandi linee la storia di Ebenezer Scrooge e Tiny Tim, perché le incarnazioni dei personaggi sono state raccontate innumerevoli volte dall’industria cinematografica degli ultimi 85 anni (soprattutto nelle divertentissime trasposizioni Disney e Muppet). Ma quand’è l’ultima volta che vi siete effettivamente seduti comodi in poltrona a leggere la storia di Dickens? Sempre che l’abbiate mai fatto. Devo ammettere che ho letto il libro soltanto una volta e mai nella sua traduzione filologica e integrale, e sono già passati molti anni (mi appresto a rileggerla tra pochi giorni, ndr). Nel mia testa, anche se potrei fare delle associazioni prettamente nostalgiche, l’iconico Il canto di Natale di Topolino Disney è la versione che più si avvicina allo spirito del racconto, ma la performance di Neil Gaiman si piazza almeno al terzo posto (sempre dopo il miracolo cinematografico Festa in casa Muppet di Jim Henson inchiodato al secondo). Gaiman ha registrato questa lettura dal vivo alla New York Public Library nel 2013, ma nessuno di quelli che conosco e che vivono lì hanno avuto la fortuna di assistervi. In tal proposito, uno di loro ha avuto perfin Leggi tutto…

Chi crede al potere salvifico di biblioteche e teatri va difeso come i teneri panda

di Costantino della Gherardesca

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La mia idea di sinistra e quella di Christian Raimo (che ha organizzato e animato numerosi eventi con il movimento di cittadinanza attiva “Grande come una città”).

Ci sono persone lontane anni luce da me per carattere, cultura e formazione alle quali proprio non riesco a voler male. Sono quei tizi che inorridiscono quando sentono parlare di realpolitik, coltivano sogni di purissimo antagonismo e rincorrono con encomiabile perseveranza la propria vocazione minoritaria. Nonostante la pensino in maniera molto diversa da me quasi su ogni cosa, la loro capacità di finire puntualmente travolti dagli eventi, me li rende simpatici. Si tratta di persone che – come il Corky St. Clair di Christopher Guest in Waiting for Guffman – vivono in una condizione di perenne innocenza o, se si volesse cercare il pelo nell’uovo, di ininterrotta fedeltà al personaggio che si sono ritagliati addosso: esseri umani che sono tutt’uno con la propria finzione, come attori costantemente in character, dentro e fuori dal set. Sarò stupido, ma a persone così io non posso che volere un mondo di bene.

Per assurdo, questa gente che è convinta di essermi nemica, è proprio quella che tengo più vicina al mio cuore, perché la loro esistenza riempie la mia vita. Uno più malizioso di me potrebbe definirli naïf, ingenui o addirittura contortamente masochisti. Io mi limito a leggere in queste persone – vittime della loro bontà e degli eventi che li travolgono – una vena di dolce tristezza fantozziana che risveglia in me degli insopprimibili moti di tenerezza e, siccome sono figlio degli anni Novanta, delle ondate di voyeurismo spinto. Qualche giorno fa, per esempio, mi è capitato di leggere su Facebook di una brutta avventura capitata a Christian Raimo. Christian è uno scrittore, un traduttore, un editor, un attivista di sinistra, un insegnante e, dall’estate del 2018, l’assessore alla Cultura del III Municipio a Roma, una porzione settentrionale della capitale che conta oltre 200.000 abitanti e che si estende a ovest del Tevere.

Nel corso di questi mesi, Christian non si è certo risparmiato: ha organizzato e animato numerosi eventi con il movimento di cittadinanza attiva “Grande come una città”, ha sostenuto la battaglia dei cittadini del Salario contro la discarica che li appesta giorno dopo giorno e ha sempre difeso il ruolo salvifico della cultura nelle realtà percepite come disagiate, perlomeno in confronto a via Monte Napoleone. L’ha difeso fino al punto di lasciarsi sfuggire affermazioni tanto perentorie quanto poco plausibili, come quando – recuperando una sua dichiarazione di quasi cinque anni fa – ha ribadito che l’unica ricetta contro la crisi consiste nel piazzare un teatro e una biblioteca in ogni quartiere (e dopo che la giornalista gli ha chiesto “Se il popolo però ti dicesse: ‘Ma noi abbiamo fame’?”, lui ha ripetuto senza fare una piega “Un teatro e una biblioteca in ogni quartiere”); o quando ha definito “rappresaglia” il gesto di un preside che ha promesso di punire gli studenti che avevano fatto occupazione mettendo loro un 6 in condotta nel primo trimestr[…]

via Chi crede al potere salvifico di biblioteche e teatri va difeso come i teneri panda – Il Foglio