Svaghi: Asimov 2019

di Giovanni De Mauro

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Come sarà il mondo fra trentacinque anni? È il 1983 e trentacinque anni dopo l’uscita del romanzo “1984” di George Orwell il quotidiano Toronto Star chiede allo scrittore Isaac Asimov di fare le sue previsioni per il 2019.

Asimov scrive che “l’informatizzazione continuerà inevitabilmente a progredire” e che gli “oggetti computerizzati portatili” cominceranno a entrare in tutte le case. La crescente complessità della società renderà impossibile fare a meno dei computer, e cambierà soprattutto il lavoro, come era già successo con la rivoluzione industriale. Spariranno le mansioni ripetitive, quelle da catena di montaggio. Lo scrittore si augura che entro il 2019 la popolazione avrà smesso di crescere e che i governi incoraggino la riduzione del tasso di natalità. E aggiunge: “Le conseguenze dell’irresponsabilità degli esseri umani per i rifiuti e l’inquinamento saranno sempre più evidenti e insostenibili”.

Se alcune delle previsioni di Asimov sono sorprendenti, altre sembrano completamente sbagliate. È vero che il 2019 (una data importante per la fantascienza: è l’anno in cui sono ambientati “Blade runner” e “Akira”) è cominciato con l’allunaggio di una sonda cinese, ma siamo ancora lontani dalla colonizzazione della Luna ipotizzata dallo scrittore o dallo spostamento nello spazio della produzione industriale. Come siamo lontani dall’aver costruito una centrale elettrica in grado di raccogliere l’energia solare per distribuirla sulla Terra. Oppure dalla rivoluzione della scuola come effetto dell’informatizzazione – “l’istruzione sarà divertente” e “ogni studente potrà imparare ciò che più desidera a modo suo e con i suoi tempi” – o dalla rivoluzione del tempo libero, sempre grazie ai comp[…]

via Svaghi – Giovanni De Mauro – Internazionale

 

La struttura del processo creativo

A cura del prof. Andrea Sgarro

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La creatività ha due momenti, l’ispirazione e l’elaborazione. L’ispirazione, che inizia il processo creativo, è generata nel cervello di destra: é necessariamente seguita dal processo di elaborazione, che richiede la cooperazione di entrambi gli emisferi cerebrali. L’elaborazione può essere lunga e faticosa: lo testimoniano le dichiarazioni di artisti famosi, da Leopardi, a Lorca, ad altri poeti: Sereni definiva ad esempio la definiva “il lavoro del poeta”.  Ed al di fuori delle dichiarazioni, lo testimonia il lavoro di molti altri artisti, pittori in primis. Un’interessante estensione del momento di ispirazione è il duende, introdotto da Lorca per le forme d’arte nelle quali l’intervento umano è necessario per il trasferimento nella realtà: la musica, la danza, i recitals di poesia. Il duende e’ qualcosa di unico che sgorga dall’anima dell’artista che lo possiede, e lo travolge assieme agli spettatori, coinvolgendoli nell’atto creativo. La musica, con le forme correlate di arte di cui parla Lorca, estende il momento iniziale di ispirazione anche da un altro angolo: il compositore compone lo spartito seguendo l’ispirazione, e le indicazioni che vi aggiunge guideranno l’esecutore. Il quale le interpreterà secondo il suo proprio momento di ispirazione, condividendo quindi con il compositore l’atto creativo.

L’ispirazione iniziale può essere dominante, consentendo quindi all’artista solo varianti “prevedibili” nel processo di elaborazione. Ma può anche avere margini di incertezza che, trasferiti nel lavoro di elaborazione, ne determinano tentativi erratici in diverse direzioni, con varianti anche drammaticamente discordanti.

Un problema importante del processo creativo riguarda la sua “libertà”: si sta ora affermando il concetto che l’artista non crei con libertà illimitata, a 360°, ma con limiti e costrizioni interni verosimilmente introiettati durante il percorso percorso evolutivo che ha portato all’Homo Sapiens moderno. Che “costringono” il processo creativo ad estrinsecarsi solo in determinate direzioni. […]

via La struttura del processo creativo

La mano di Holden Caulfield

di Nicola Lagioia

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Nei giorni di pioggia la mano gli fa ancora male. Non può tenere il pugno ben chiuso, il che vuol dire che non diventerà mai un “dannato chirurgo” e nemmeno un violinista. Adesso ha sedici anni. Quando ne aveva tredici è successo che il suo fratello minore, Allie, è morto di leucemia. Quella notte Holden ha spaccato tutte le finestre del garage, e non contento ha tentato di fare la stessa cosa coi finestrini della giardinetta, ma a quel punto si era già rotto la mano.

Quando pensiamo al Giovane Holden, uno dei romanzi più letti di tutti i tempi, non dovremmo mai dimenticare Allie. Buona parte dell’opera di J.D. Salinger prende le mosse da questo: il tentativo di rielaborare un trauma in un mondo che finge di non vederlo. Che si tratti del soldato Seymour Glass appena tornato dalla II guerra mondiale (protagonista di Un giorno ideale per i pescibanana), o di Holden Caulfield, adolescente di buona famiglia impegnato ad attraversare la propria linea d’ombra, è il baratro alle spalle (una voragine la cui presenza nessuno, a parte loro, sembra sentire in modo così vero) a muovere i passi dei protagonisti delle sue stor Leggi tutto…

David Bowie risponde al famoso ‘Proust Questionnaire’

di Maria Popova (traduzione di Terry Passanisi)

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Ritratto di David Bowie di Robert Risko per Vanity Fair

Nel 1880, molto prima di acquisire il suo status di uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, un Marcel Proust ancora adolescente (10 luglio 1871–18 novembre 1922) rispose al famoso questionario in lingua inglese propostogli dall’amica Antoinette Faure, figlia del futuro presidente di Francia, all’interno del suo “libro delle confessioni” – una versione vittoriana dei test della personalità dei giorni nostri, concepita per svelare i gusti, le aspirazioni e la sensibilità di qualcuno attraverso una serie di semplici domande. Il manoscritto originale di Proust, intitolato “Marcel Proust par lui-même”, non fu scoperto fino al 1924, due anni dopo la sua morte. Decenni dopo, il conduttore televisivo francese Bernard Pivot, il cui lavoro ha ispirato lo show Inside the Actor’s Studio di James Lipton, ha trovato nel questionario un ottimo ammorbidente per le sue interviste e ha iniziato a proporlo ai suoi ospiti tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80. Nel 1993, la rivista Vanity Fair ha riportato in uso questa tradizione e ha iniziato a pubblicar Leggi tutto…

L’oroscopo ‘letterario’ 2019

da Redazione Downtobaker

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Come tutte le riviste autorevoli, non potevamo esimerci dal pubblicare il nostro oroscopo (di un certo carattere profano); e che sia di buon auspicio per tutti i nostri lettori!

 Ariete
«È più facile resistere dal principio che alla fine.»
― Leonardo da Vinci (15 aprile 1452)

Toro
«Ama, ama follemente, ama più che puoi e se ti dicono che è peccato ama il tuo peccato e sarai innocente.»
― William Shakespeare (23 aprile 1564)

Gemelli
«Lo splendore dell’amicizia, non è la mano tesa, né il sorriso gentile, né la gioia della compagnia: è l’ispirazione spirituale che viene quando scopriamo che qualcuno crede in noi, ed è disposto a fidarsi di noi.»
― Ralph Waldo Emerson (23 maggio 1803)

Cancro
«Le qualità migliori della natura umana, come i fior Leggi tutto…

La perfezione di Cristina Campo

di Andrea Zanni

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Il profilo di un’autrice di culto, tesa tra poesia e contemplazione.

Cristina Campo, o della perfezione” è il titolo della postfazione di Guido Ceronetti a Gli imperdonabili, uno dei libri più densi e belli del Novecento italiano. Si potrebbe dire un libro di saggi (“ma l’atroce parola saggistica non si avvicini con il suo laccio accalappiacani”), ma, ancora meglio, un libro di prose poetiche, di cose scritte. Cristina Campo non scrisse mai né racconti né romanzi; si spese, invece, sempre ai margini del testo. Un modo di essere scrittrice profondamente coerente con il suo essere donna.

Come “lavoratrice culturale” (descrizione che avrebbe sicuramente odiato), Campo ha scritto, tradotto, introdotto, prefato, spiegato: ha suggerito la pubblicazione di vari autori a varie case editrici, lavorato per far conoscere idee, promuovere autori e tradizioni. Esemplare, non a caso, il suo enorme sforzo per portare l’opera di Simone Weil in Italia. In vita, ha pubblicato solo due libretti, più svariati articoli e traduzioni, per diverse case editrici (Scheiwiller, Rusconi, Garzanti, Einaudi, varie riviste) ma spesso con diversi pseudonimi o eteronimi: Puccio Quaratesi, Bernardo Trevisano, Benedetto P. D’Angelo, Giusto Cabianca. Ovviamente, anche Cristina Campo, il suo preferito. “Ha scritto poco, e le piacerebbe aver scritto meno”, diceva di sé. Rimase nell’ombra, ma era sempre lì.

La vita
Cristina Campo nasce Vittoria Guerrini, nel 1923, a Bologna. Il padre è il maestro Guido Guerrini, lo zio materno Vittorio Putti è ortopedico di fama internazionale, direttore al Rizzoli di Bologna. Vittoria nasce con un grave problema al cuore, all’epoca inoperabile, e che condizionerà pesantemente tutta la sua vita: non può giocare con gli altri bambini, non le permette di frequentare la scuola. È una bambina insieme delicatissima e impetuosa, piena di entusiasmi, intell[…]

via La perfezione di Cristina Campo – il Tascabile