Poche chiacchiere!

da Redazione Downtobaker

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Gli studenti universitari non sanno scrivere in italiano. Così dicono i 600 professori che hanno redatto un appello pubblico. Ne è seguito un dibattito di cui ci siamo occupati su doppiozero con gli interventi di Andrea Giardina e Alessandro Banda; Nunzio La Fauci; Mario Barenghi; e l’intervista di Enrico Manera a Marco Rossi Doria. Come si insegna davvero a scrivere nelle scuole italiane a partire dalle classi elementari? Ci siamo occupati del dettato e ora presentiamo qui un testo di Italo Calvino sul riassunto.

Sull’“Espresso” del 10–17 ottobre, Umberto Eco fa l’Elogio del riassunto e dodici scrittori riassumono dodici libri famosi (15 righe dattiloscritte era il limite fissato dal giornale). Mi pare un discorso da non lasciar cadere, che può avere implicazioni sostanziose sia come proposta d’un modello stilistico (esercizi di concisione, d’economia della parola, di pregnanza concreta sono quanto mai necessari a ogni scrivente o aspirante allo scrivere che voglia difendersi dalla peste verbale che ci circonda), sia come metodo pedagogico.

Pedagogico per chi fa il riassunto, più che per chi lo legge, come opportunamente ha precisato Eco, che rivendica l’utilità insostituibile di due pratiche scolastiche d’una volta, oggi cadute in disuso: l’imparare a memoria (altro argomento su cui varrebbe la pena d’insistere) e il sunto. Giustamente Eco scrive che “il riassunto di un romanzo non è mai un caso di semplice informazione: è un atto critico”. Riassumere significa infatti scegliere quel che è indispensabile dire e quanto si può tralasc[…]

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Buon compleanno, Franklin!

di Terry Passanisi

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Il 31 luglio 1968, tra le strisce a fumetti dei Peanuts, dalla matita di Charles Schulz, nasceva Franklin Armstrong, uno dei migliori amici di Linus e Charlie Brown, in memoria di Martin Luther King e delle ingiustizie sociali subite dalle persone di colore. Di seguito è possibile leggere il resoconto dettagliato, in lingua inglese, come riportato sul profilo Facebook The Jon S. Randal Peace Page, dei momenti che portarono all’introduzione del personaggio. Franklin, da quel momento, rimase in pianta stabile nel meraviglioso mondo delle piccole, grandi canaglie. Buon cinquantesimo compleanno, caro Franklin.

On July 31, 1968, a young, black man was reading the newspaper when he saw something that he had never seen before. With tears in his eyes, he started running and screaming throughout the house, calling for his mom. He would show his mom, and, she would gasp, seeing something she thought she would never see in her lifetime. Throughout the nation, there were similar reactions. What they saw was Franklin Armstrong’s first appearance on the iconic comic strip “Peanuts.” Franklin would be 50 years old this year. Franklin was “born” after a school teacher, Harriet Glickman, had written a letter to creator Charles M. Schulz after Dr. Martin Luther King, Jr. was shot to death outside his Memphis hotel room. Glickman, who had kids of her own and having worked with ki continua a leggere…

Ancora una volta … Virginia Woolf

via Ipsa Legit

Virginia Woolf

Il 25 gennaio 1882 nasceva Virginia Woolf. È una scrittrice di cui bisognerebbe parlare sempre, farla studiare a scuola, portare il suo pensiero dappertutto, dai tavolini di un bar agli scranni della politica. Perché Virginia è davvero uno di quegli autori che possono farti diventare migliore di quello che sei, che ti aiutano a comprendere, a fare una pausa, a riflettere, ad ampliare il tuo sguardo (esterno e interno). Chiunque può trovare, nella scrittura di Virginia Woolf, qualcosa che incontri il suo gusto: il romanzo tradizionale e quello sperimentale, la forma del racconto, il diario di viaggio, l’espressione filosofica, la biografia, la critica letteraria, l’esplorazione della psiche e dei rapporti umani, lo studio artistico, l’analisi della struttura del Tempo, la passione per il giardinaggio, l’interior design e persino le ricette di cucina… Non le manca niente.
Un post su di lei, pubblicato nel giorno del suo compleanno, non può essere altro che celebrativo, e le parole che lo compongono non possono essere altro che sue. Prendiamoci una mezz’oretta, oggi, e leggiamo, condividiamo, diffondiamo, anche solo un barlume della sua scr[…]

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Fortuna e storia di un titolo

di Marco Belpoliti

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Quando alla fine del 1963 Umberto Eco porta a Valentino Bompiani, suo editore, il dattiloscritto di quello poi che sarà Apocalittici e integrati, non sa ancora di aver coniato uno dei titoli più fortunati del secondo dopoguerra, una vera e propria formula, che dominerà in tutte le discussioni a seguire sui mass media: fumetti, televisione, computer, web. Un’endiadi che funziona ancora oggi per descrivere il campo dei pessimisti e degli ottimisti, dei critici e degli entusiasti.

In verità, quel titolo non è proprio opera del giovane studioso di estetica; se ne stava annidato in una piccola sezione finale. Eco vuole intitolare il libro Psicologia e pedagogia delle comunicazioni di massa. Bompiani, che di editoria se ne intende, lo guarda e gli dice: “Ma lei è matto”. Eco prova a correggere: “Diciamo allora, Il problema della cultura di massa”. Bompiani sfoglia il dattiloscritto e trova quel titoletto finale. “Eccolo!”. Eco replica. “Ma non c’entra nulla con il resto del libro”. “C’entra, c’entra”, risponde l’editore. Così l’autore è costretto a scrivere un’ampia introduzione per giustificare il titolo.

Sono passati cinquant’anni e questo è ancora uno dei libri più famosi del semiologo, ma forse uno dei meno amati da lui. Nel corso degli anni si è ben guardato dal rimetterci mano, come ha invece fatto con Opera aperta e altre opere successive. Il successo fu immediato, anche grazie alle recensioni critiche. Pietro Citati, nel suo pezzo su “il Giorno”, apparso nell’ottobre del 1964 e titolato “La Pavone e Superman a braccetto con Kant”, si mostra molto preoccupato. Eugenio Montale non si lascia sfuggire l’occasione per un pezzo su “il Corriere della sera”, articolo semi-apocalittico e di stampo pessimistico.

L’accoglienza della stampa comunista è invece un po’ più favorevole, anche se con qualche punta critica, quella di Vittorio Spinazzola su “Vie nuove”, settimanale del PCI. Se ne occupa persino il “Times Literaly Supplement” con un articolo abbinato a un fumetto ricopiato da Lichtenstein: un cane che fa “Sniff sniff sniff”. Forse ancora più che con Opera aperta, il libro della nascente neoavanguardia, apparso poco prima, è con Apocalittici e integrati che Eco diventa un intellettuale di rilievo nella cultura italiana, e non solo lì.

In Sudamerica è ancora oggi, ha detto di recente a un convegno dedicato al libro, una delle sue opere più note e citate. Ma di cosa parla questo libro? Del Kits[…]

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Non chiamatemi Anna dai capelli rossi

da Redazione Downtobaker

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Abbiamo avuto il piacere di parlare con Enrico De Luca, traduttore e curatore della nuova edizione annotata di Anne of Green Gables (dal titolo Anne di Tetti Verdi), di Lucy Maud Montgomery, giunto in Italia piuttosto tardi sulla scia del successo dell’anime Akage no An (Anna dai capelli rossi, 1979).  Anche il nuovo adattamento TV a opera di Netflix, seppure riuscito, sembra non avere colto appieno l’essenza del suo titolo originale.

di Enrico De Luca (via – Leganerd)

Dopo lunga frequentazione con il personaggio creato da Lucy Maud Montgomery, non escludo che Anne Shirley potrebbe rivolgerci le medesime parole utilizzate nel titolo di questo articolo in cui vi parlerò della ricezione in Italia di un bestseller mondiale, Anna dai capelli rossi (Anne of Green Gables), che quest’anno festeggia il suo 110° anniversario.

L᾽immediato quanto inaspettato successo del romanzo, pubblicato ufficialmente nel giugno del 1908 da L. C. Page & Company, fu seguito da una serie di traduzioni in decine e decine di lingue: dallo svedese (1909) all᾽olandese (1910), dal francese (1925) allo spagnolo (1962), ecc.

In Giappone venne tradotto per la prima volta nel 1952 e da allora il personaggio di Anne fu apprezzato e quasi venerato da una cultura apparentemente distante da quella dell’autrice, ed è per tramite dello stesso Giappone che, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, iniziò a nascere nel nostro paese un qualche interesse nei confronti del romanzo.

In Italia, dunque, il romanzo arrivò assai tardi, sulla scia del successo del capolavoro del regista e sceneggiatore Isao Takahata, cioè Akage no An (1979), un anime in 50 episodi della Nippon Animation che apparve sulla tv italiana con il titolo di Anna dai capelli rossi nell’ottobr continua a leggere…

Le nuove Operette morali: Dialogo della Natura e di un’Anima

dal blog di Giacomo Verri

leopardi

G. Turchi, Ritratto di Giacomo Leopardi sul letto di morte (1837)

Oggi presentiamo il quarto testo del progetto di riscrittura delle Operette morali di Giacomo Leopardi. Un altro sapiente palinsesto sul Dialogo della Natura e di un’Anima; la penna è ancora quella di Alba Coppola, italianista specializzata in Letteratura del Rinascimento.

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Dialogo della Natura e di un’Anima

Natura. Va’, figlia mia prediletta, che tale sarai ritenuta e detta per secoli. Vivi, e sii grande e infelice.
Anima. Che male ho commesso prima di vivere, che tu mi condanni a questa pena?
Natura. Che pena, figlia mia?
Anima. Non mi prescrivi forse di essere infelice?
Natura. Ma perché voglio che tu sia grande, e non si può questo senza quello. Inoltre che tu sei destinata a vivificare un corpo umano; e tutti gli uomini per necessità nascono e vivono infelici.
Anima. Ma tu, al contrario, dovresti fare che fossero felici per necessità; o non potendo far questo, dovresti astenerti dal metterli al mondo.
Natura. Né l’una né l’altra cosa è in mio potere, perché sono sottoposta al fato; il quale ordina diversamente, qualunque se ne sia la ragione; ragione che né tu né io possiamo comprendere. Ora, poiché tu sei stata creata e predisposta a informare un essere umano, qualsiasi forza, mia e d’altri, non può evitarti l’infelicità comune agli umani. Ma oltre a questa, dovrai sopportarne una tua propria, e ben più grande, a causa dell’eccellenza della quale io t’ho fornita.
Anima. Io non ho ancora appreso nulla, perché comincio a vivere ora: e da ciò deriva ch’io non t’intendo. Ma dimmi, eccellenza e infelicità straordinaria sono sostanzialmente una cosa stessa? O, se sono due cose, non le potresti separare una dall’altra?
Natura. Nelle anime degli esseri umani, e proporzionatamente in quelle di tutti i generi di animali, si può dire che l’una e l’altra cosa siano quasi una sola: perch[…]

via Le nuove Operette morali: Dialogo della Natura e di un’Anima – Giacomo Verri Libri

L’invenzione della razza

di Treccani | Atlante

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Per quanto le persone nel mondo possano apparire diverse nell’aspetto, nei colori, nei tratti, nella corporatura, nelle abitudini, apparteniamo tutti – richiamandoci a una famosa battuta – semplicemente alla razza umana. L’idea di razza e la suddivisione in razze è un’invenzione non sostenuta da alcun fondamento scientifico, un costrutto ideologico utilizzato per trovare giustificazione a pratiche di sfruttamento, per legittimare la prevaricazione di determinati gruppi su altri, per mascherare di scientificità pratiche aberranti.

La mostra Rassismus. Die Erfindung von Menschenrassen aperta fino al prossimo 6 gennaio al Deutsches Hygiene-Museum di Dresda ripercorre appunto il processo di ‘invenzione’ delle razze umane, risalendo alle categorizzazioni organizzate intorno all’idea di razza dell’Illuminismo, articolate non solo su ipotizzate differenze biologiche ma anche sulla convinzione che alcune tipologie fossero di livello superiore rispetto ad altre e meritassero, quindi, di avere maggiori diritti.

La mostra si avvale di oltre 400 oggetti (strumenti, filmati, fotografie, disegni, dipinti, documenti calchi in gesso) per raccontare le tappe storiche nelle quali l’ideologia razzista si è affermata, i metodi utilizzati per diffonderla e radicarla, i personaggi significativi che hanno contribuito a determinarne il successo. Ampio spazio è riservato al colonialismo, con una panoramica sulle complesse classificazioni e sulle elaborazioni pseudoscientifiche funzionali in realtà a conferire autorevolezza e convalida a un crudele dominio di una parte del mondo su un’altra. La mostr[…]

via L’invenzione della razza | Cultura, ATLANTE | Treccani, il portale del sapere