Poche chiacchiere!

da Redazione Downtobaker

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Gli studenti universitari non sanno scrivere in italiano. Così dicono i 600 professori che hanno redatto un appello pubblico. Ne è seguito un dibattito di cui ci siamo occupati su doppiozero con gli interventi di Andrea Giardina e Alessandro Banda; Nunzio La Fauci; Mario Barenghi; e l’intervista di Enrico Manera a Marco Rossi Doria. Come si insegna davvero a scrivere nelle scuole italiane a partire dalle classi elementari? Ci siamo occupati del dettato e ora presentiamo qui un testo di Italo Calvino sul riassunto.

Sull’“Espresso” del 10–17 ottobre, Umberto Eco fa l’Elogio del riassunto e dodici scrittori riassumono dodici libri famosi (15 righe dattiloscritte era il limite fissato dal giornale). Mi pare un discorso da non lasciar cadere, che può avere implicazioni sostanziose sia come proposta d’un modello stilistico (esercizi di concisione, d’economia della parola, di pregnanza concreta sono quanto mai necessari a ogni scrivente o aspirante allo scrivere che voglia difendersi dalla peste verbale che ci circonda), sia come metodo pedagogico.

Pedagogico per chi fa il riassunto, più che per chi lo legge, come opportunamente ha precisato Eco, che rivendica l’utilità insostituibile di due pratiche scolastiche d’una volta, oggi cadute in disuso: l’imparare a memoria (altro argomento su cui varrebbe la pena d’insistere) e il sunto. Giustamente Eco scrive che “il riassunto di un romanzo non è mai un caso di semplice informazione: è un atto critico”. Riassumere significa infatti scegliere quel che è indispensabile dire e quanto si può tralasc[…]

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Hiroshima, mon frère

di Redazione Downtobaker

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“Prima ancora che venga presa la decisione di utilizzare la bomba, il Giappone è sul punto di crollare: la disfatta è degenerata in sbandamento generale, il paese è allo stremo e spera che a liberarlo intervenga la capitolazione. La diplomazia giapponese moltiplica i messaggi destinati all’amministrazione americana per farle sapere che è pronta a negoziare immediatamente la fine delle ostilità accettando le condizioni stabilite dal vincitore, purché la faccia sia salva. Tutti i rapporti che arrivano sulla scrivania del presidente Truman alla Casa Bianca concordano e dicono che la guerra è già vinta. Non c’è modo di farlo rinunciare a sperimentare l’arma nucleare sulla popolazione civile del Giappone. Sette scienziati coinvolti nel progetto Manhattan si schierano contro l’uso della loro invenzione, e mettono in guardia il potere americano riguardo gli effetti sconsiderati di quella decisione ormai quasi presa.

Tra gli alleati, le più alte autorità militari – i generali Eisenhower e Ismay, l’ammiraglio Leahy – disapprovano la decisione presidenziale: sanno che nessuna necessità strategica può giustificare l’impiego di un’arma che loro stessi giudicano cieca, barbara, e che farà verosimilmente migliaia di vittime. Quando però il 16 luglio l’arma segreta viene provata da qualche parte in un deserto del Sud americano, i giochi sono ormai fatti.

È con piena cognizione di causa che il presidente degli Stati Uniti dà l’ordine di commettere quello che resterà di sicuro – fino a quando qualcuno non si azzardi a fare di meglio (il meglio del peggio ndr) – il più grande crimine di guerra della Storia.”

Philippe Forest, “Muga-muchu (senza coscienza)”, 2018, ed. Nonostante

Ancora una volta … Virginia Woolf

via Ipsa Legit

Virginia Woolf

Il 25 gennaio 1882 nasceva Virginia Woolf. È una scrittrice di cui bisognerebbe parlare sempre, farla studiare a scuola, portare il suo pensiero dappertutto, dai tavolini di un bar agli scranni della politica. Perché Virginia è davvero uno di quegli autori che possono farti diventare migliore di quello che sei, che ti aiutano a comprendere, a fare una pausa, a riflettere, ad ampliare il tuo sguardo (esterno e interno). Chiunque può trovare, nella scrittura di Virginia Woolf, qualcosa che incontri il suo gusto: il romanzo tradizionale e quello sperimentale, la forma del racconto, il diario di viaggio, l’espressione filosofica, la biografia, la critica letteraria, l’esplorazione della psiche e dei rapporti umani, lo studio artistico, l’analisi della struttura del Tempo, la passione per il giardinaggio, l’interior design e persino le ricette di cucina… Non le manca niente.
Un post su di lei, pubblicato nel giorno del suo compleanno, non può essere altro che celebrativo, e le parole che lo compongono non possono essere altro che sue. Prendiamoci una mezz’oretta, oggi, e leggiamo, condividiamo, diffondiamo, anche solo un barlume della sua scr[…]

via Ipsa Legit: Ancora una volta … Virginia Woolf

Fortuna e storia di un titolo

di Marco Belpoliti

narcisismo

Quando alla fine del 1963 Umberto Eco porta a Valentino Bompiani, suo editore, il dattiloscritto di quello poi che sarà Apocalittici e integrati, non sa ancora di aver coniato uno dei titoli più fortunati del secondo dopoguerra, una vera e propria formula, che dominerà in tutte le discussioni a seguire sui mass media: fumetti, televisione, computer, web. Un’endiadi che funziona ancora oggi per descrivere il campo dei pessimisti e degli ottimisti, dei critici e degli entusiasti.

In verità, quel titolo non è proprio opera del giovane studioso di estetica; se ne stava annidato in una piccola sezione finale. Eco vuole intitolare il libro Psicologia e pedagogia delle comunicazioni di massa. Bompiani, che di editoria se ne intende, lo guarda e gli dice: “Ma lei è matto”. Eco prova a correggere: “Diciamo allora, Il problema della cultura di massa”. Bompiani sfoglia il dattiloscritto e trova quel titoletto finale. “Eccolo!”. Eco replica. “Ma non c’entra nulla con il resto del libro”. “C’entra, c’entra”, risponde l’editore. Così l’autore è costretto a scrivere un’ampia introduzione per giustificare il titolo.

Sono passati cinquant’anni e questo è ancora uno dei libri più famosi del semiologo, ma forse uno dei meno amati da lui. Nel corso degli anni si è ben guardato dal rimetterci mano, come ha invece fatto con Opera aperta e altre opere successive. Il successo fu immediato, anche grazie alle recensioni critiche. Pietro Citati, nel suo pezzo su “il Giorno”, apparso nell’ottobre del 1964 e titolato “La Pavone e Superman a braccetto con Kant”, si mostra molto preoccupato. Eugenio Montale non si lascia sfuggire l’occasione per un pezzo su “il Corriere della sera”, articolo semi-apocalittico e di stampo pessimistico.

L’accoglienza della stampa comunista è invece un po’ più favorevole, anche se con qualche punta critica, quella di Vittorio Spinazzola su “Vie nuove”, settimanale del PCI. Se ne occupa persino il “Times Literaly Supplement” con un articolo abbinato a un fumetto ricopiato da Lichtenstein: un cane che fa “Sniff sniff sniff”. Forse ancora più che con Opera aperta, il libro della nascente neoavanguardia, apparso poco prima, è con Apocalittici e integrati che Eco diventa un intellettuale di rilievo nella cultura italiana, e non solo lì.

In Sudamerica è ancora oggi, ha detto di recente a un convegno dedicato al libro, una delle sue opere più note e citate. Ma di cosa parla questo libro? Del Kits[…]

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Le nuove Operette morali: Dialogo della Natura e di un’Anima

dal blog di Giacomo Verri

leopardi

G. Turchi, Ritratto di Giacomo Leopardi sul letto di morte (1837)

Oggi presentiamo il quarto testo del progetto di riscrittura delle Operette morali di Giacomo Leopardi. Un altro sapiente palinsesto sul Dialogo della Natura e di un’Anima; la penna è ancora quella di Alba Coppola, italianista specializzata in Letteratura del Rinascimento.

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Dialogo della Natura e di un’Anima

Natura. Va’, figlia mia prediletta, che tale sarai ritenuta e detta per secoli. Vivi, e sii grande e infelice.
Anima. Che male ho commesso prima di vivere, che tu mi condanni a questa pena?
Natura. Che pena, figlia mia?
Anima. Non mi prescrivi forse di essere infelice?
Natura. Ma perché voglio che tu sia grande, e non si può questo senza quello. Inoltre che tu sei destinata a vivificare un corpo umano; e tutti gli uomini per necessità nascono e vivono infelici.
Anima. Ma tu, al contrario, dovresti fare che fossero felici per necessità; o non potendo far questo, dovresti astenerti dal metterli al mondo.
Natura. Né l’una né l’altra cosa è in mio potere, perché sono sottoposta al fato; il quale ordina diversamente, qualunque se ne sia la ragione; ragione che né tu né io possiamo comprendere. Ora, poiché tu sei stata creata e predisposta a informare un essere umano, qualsiasi forza, mia e d’altri, non può evitarti l’infelicità comune agli umani. Ma oltre a questa, dovrai sopportarne una tua propria, e ben più grande, a causa dell’eccellenza della quale io t’ho fornita.
Anima. Io non ho ancora appreso nulla, perché comincio a vivere ora: e da ciò deriva ch’io non t’intendo. Ma dimmi, eccellenza e infelicità straordinaria sono sostanzialmente una cosa stessa? O, se sono due cose, non le potresti separare una dall’altra?
Natura. Nelle anime degli esseri umani, e proporzionatamente in quelle di tutti i generi di animali, si può dire che l’una e l’altra cosa siano quasi una sola: perch[…]

via Le nuove Operette morali: Dialogo della Natura e di un’Anima – Giacomo Verri Libri

L’invenzione della razza

di Treccani | Atlante

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Per quanto le persone nel mondo possano apparire diverse nell’aspetto, nei colori, nei tratti, nella corporatura, nelle abitudini, apparteniamo tutti – richiamandoci a una famosa battuta – semplicemente alla razza umana. L’idea di razza e la suddivisione in razze è un’invenzione non sostenuta da alcun fondamento scientifico, un costrutto ideologico utilizzato per trovare giustificazione a pratiche di sfruttamento, per legittimare la prevaricazione di determinati gruppi su altri, per mascherare di scientificità pratiche aberranti.

La mostra Rassismus. Die Erfindung von Menschenrassen aperta fino al prossimo 6 gennaio al Deutsches Hygiene-Museum di Dresda ripercorre appunto il processo di ‘invenzione’ delle razze umane, risalendo alle categorizzazioni organizzate intorno all’idea di razza dell’Illuminismo, articolate non solo su ipotizzate differenze biologiche ma anche sulla convinzione che alcune tipologie fossero di livello superiore rispetto ad altre e meritassero, quindi, di avere maggiori diritti.

La mostra si avvale di oltre 400 oggetti (strumenti, filmati, fotografie, disegni, dipinti, documenti calchi in gesso) per raccontare le tappe storiche nelle quali l’ideologia razzista si è affermata, i metodi utilizzati per diffonderla e radicarla, i personaggi significativi che hanno contribuito a determinarne il successo. Ampio spazio è riservato al colonialismo, con una panoramica sulle complesse classificazioni e sulle elaborazioni pseudoscientifiche funzionali in realtà a conferire autorevolezza e convalida a un crudele dominio di una parte del mondo su un’altra. La mostr[…]

via L’invenzione della razza | Cultura, ATLANTE | Treccani, il portale del sapere

Demented on the moon

di Terry Passanisi

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È un peccato togliere spazio ad argomenti più ispirati e ispiranti, come la letteratura e l’arte a cui questa webzine si dedica, sentendosi in obbligo di toccare argomenti altrettanto importanti, ma fuori contesto. È però giusto, di fronte alla bassezza politica e culturale attuale, urlare il proprio dissenso, più forte possibile, prendere posizioni distanti nei modi in cui ci è consentito.

L’apice (dell’inaccettabile), almeno per quanto riguarda un contesto prettamente italiano, lo si è toccato un paio di giorni fa con il ministro dell’interno Salvini che ha lanciato un avvertimento allo scrittore Roberto Saviano sulla sua scorta. I continui annunci del ministro diversamente umano (che giustifica qualsiasi cosa “da papà”, come il più abietto dei demagoghi), che si possano o meno mettere in atto secondo leggi e Costituzione, hanno del metodo mafioso in piena regola, della testa di cavallo sotto le lenzuola. Siccome già qualche altro scemo del villaggio si è sentito legittimato a compiere azioni sprovvedute a titolo personale, contro gli immigrati o con il pretesto razziale, dopo i deliranti lanci promozionali del Viminale, sarebbe il caso, da parte delle altre istituzioni e, soprattutto, dell’opposizione, di cominciare a prendere meno sottogamba il delirio di onnipotenza del soggetto. In qualsiasi modo controbatta, poi, Saviano, tutta la nostra solidarietà allo scrittore minacciato dalla mafia. Di conseguenza, la domanda più ovvia è: ma i Cinquestelle che fine hanno fatto? Sono della stessa risma, alla fin fine? Finora mi sentirei di definire lo strombazzato – da se stesso – governo, più che del Cambiamento, del cambiaMento volitivo. Petto in fuori, pugni sui fianchi.

Rimaniamo lucidi, non commettiamo il grave errore di scendere sullo stesso piano invocando fulmini e saette facendo a chi strilla idiozie più forte e, nonostante l’ironia che se ne può fare venga da sé, non prendiamoli sottogamba. Tanto, oramai il trucchetto lo si è capito, e non è che ci volesse molto: il ministro alfa deve spararla, per contratto, ogni giorno più grossa, visto qual è il cotanto elettorato che lo sostiene e che abbocca in delirio come neanche un flagellante di fronte a una graticola. A spanne, domani potrebbe venirsene fuori con: togliere tutti i titoli universitari a quelli che non hanno fatto il militare, oppure: revocare tut continua a leggere…