La struttura del processo creativo

A cura del prof. Andrea Sgarro

creative-process

La creatività ha due momenti, l’ispirazione e l’elaborazione. L’ispirazione, che inizia il processo creativo, è generata nel cervello di destra: é necessariamente seguita dal processo di elaborazione, che richiede la cooperazione di entrambi gli emisferi cerebrali. L’elaborazione può essere lunga e faticosa: lo testimoniano le dichiarazioni di artisti famosi, da Leopardi, a Lorca, ad altri poeti: Sereni definiva ad esempio la definiva “il lavoro del poeta”.  Ed al di fuori delle dichiarazioni, lo testimonia il lavoro di molti altri artisti, pittori in primis. Un’interessante estensione del momento di ispirazione è il duende, introdotto da Lorca per le forme d’arte nelle quali l’intervento umano è necessario per il trasferimento nella realtà: la musica, la danza, i recitals di poesia. Il duende e’ qualcosa di unico che sgorga dall’anima dell’artista che lo possiede, e lo travolge assieme agli spettatori, coinvolgendoli nell’atto creativo. La musica, con le forme correlate di arte di cui parla Lorca, estende il momento iniziale di ispirazione anche da un altro angolo: il compositore compone lo spartito seguendo l’ispirazione, e le indicazioni che vi aggiunge guideranno l’esecutore. Il quale le interpreterà secondo il suo proprio momento di ispirazione, condividendo quindi con il compositore l’atto creativo.

L’ispirazione iniziale può essere dominante, consentendo quindi all’artista solo varianti “prevedibili” nel processo di elaborazione. Ma può anche avere margini di incertezza che, trasferiti nel lavoro di elaborazione, ne determinano tentativi erratici in diverse direzioni, con varianti anche drammaticamente discordanti.

Un problema importante del processo creativo riguarda la sua “libertà”: si sta ora affermando il concetto che l’artista non crei con libertà illimitata, a 360°, ma con limiti e costrizioni interni verosimilmente introiettati durante il percorso percorso evolutivo che ha portato all’Homo Sapiens moderno. Che “costringono” il processo creativo ad estrinsecarsi solo in determinate direzioni. […]

via La struttura del processo creativo

La mano di Holden Caulfield

di Nicola Lagioia

holden-caufield-edit

Nei giorni di pioggia la mano gli fa ancora male. Non può tenere il pugno ben chiuso, il che vuol dire che non diventerà mai un “dannato chirurgo” e nemmeno un violinista. Adesso ha sedici anni. Quando ne aveva tredici è successo che il suo fratello minore, Allie, è morto di leucemia. Quella notte Holden ha spaccato tutte le finestre del garage, e non contento ha tentato di fare la stessa cosa coi finestrini della giardinetta, ma a quel punto si era già rotto la mano.

Quando pensiamo al Giovane Holden, uno dei romanzi più letti di tutti i tempi, non dovremmo mai dimenticare Allie. Buona parte dell’opera di J.D. Salinger prende le mosse da questo: il tentativo di rielaborare un trauma in un mondo che finge di non vederlo. Che si tratti del soldato Seymour Glass appena tornato dalla II guerra mondiale (protagonista di Un giorno ideale per i pescibanana), o di Holden Caulfield, adolescente di buona famiglia impegnato ad attraversare la propria linea d’ombra, è il baratro alle spalle (una voragine la cui presenza nessuno, a parte loro, sembra sentire in modo così vero) a muovere i passi dei protagonisti delle sue stor Leggi tutto…

David Bowie risponde al famoso ‘Proust Questionnaire’

di Maria Popova (traduzione di Terry Passanisi)

t-proust-questionaire-david-bowie-1985

Ritratto di David Bowie di Robert Risko per Vanity Fair

Nel 1880, molto prima di acquisire il suo status di uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, un Marcel Proust ancora adolescente (10 luglio 1871–18 novembre 1922) rispose al famoso questionario in lingua inglese propostogli dall’amica Antoinette Faure, figlia del futuro presidente di Francia, all’interno del suo “libro delle confessioni” – una versione vittoriana dei test della personalità dei giorni nostri, concepita per svelare i gusti, le aspirazioni e la sensibilità di qualcuno attraverso una serie di semplici domande. Il manoscritto originale di Proust, intitolato “Marcel Proust par lui-même”, non fu scoperto fino al 1924, due anni dopo la sua morte. Decenni dopo, il conduttore televisivo francese Bernard Pivot, il cui lavoro ha ispirato lo show Inside the Actor’s Studio di James Lipton, ha trovato nel questionario un ottimo ammorbidente per le sue interviste e ha iniziato a proporlo ai suoi ospiti tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80. Nel 1993, la rivista Vanity Fair ha riportato in uso questa tradizione e ha iniziato a pubblicar Leggi tutto…

L’oroscopo ‘letterario’ 2019

da Redazione Downtobaker

oroscopo_2019

Come tutte le riviste autorevoli, non potevamo esimerci dal pubblicare il nostro oroscopo (di un certo carattere profano); e che sia di buon auspicio per tutti i nostri lettori!

 Ariete
«È più facile resistere dal principio che alla fine.»
― Leonardo da Vinci (15 aprile 1452)

Toro
«Ama, ama follemente, ama più che puoi e se ti dicono che è peccato ama il tuo peccato e sarai innocente.»
― William Shakespeare (23 aprile 1564)

Gemelli
«Lo splendore dell’amicizia, non è la mano tesa, né il sorriso gentile, né la gioia della compagnia: è l’ispirazione spirituale che viene quando scopriamo che qualcuno crede in noi, ed è disposto a fidarsi di noi.»
― Ralph Waldo Emerson (23 maggio 1803)

Cancro
«Le qualità migliori della natura umana, come i fior Leggi tutto…

La perfezione di Cristina Campo

di Andrea Zanni

Lucrezia-Borgia_Cristina-Campo

Il profilo di un’autrice di culto, tesa tra poesia e contemplazione.

Cristina Campo, o della perfezione” è il titolo della postfazione di Guido Ceronetti a Gli imperdonabili, uno dei libri più densi e belli del Novecento italiano. Si potrebbe dire un libro di saggi (“ma l’atroce parola saggistica non si avvicini con il suo laccio accalappiacani”), ma, ancora meglio, un libro di prose poetiche, di cose scritte. Cristina Campo non scrisse mai né racconti né romanzi; si spese, invece, sempre ai margini del testo. Un modo di essere scrittrice profondamente coerente con il suo essere donna.

Come “lavoratrice culturale” (descrizione che avrebbe sicuramente odiato), Campo ha scritto, tradotto, introdotto, prefato, spiegato: ha suggerito la pubblicazione di vari autori a varie case editrici, lavorato per far conoscere idee, promuovere autori e tradizioni. Esemplare, non a caso, il suo enorme sforzo per portare l’opera di Simone Weil in Italia. In vita, ha pubblicato solo due libretti, più svariati articoli e traduzioni, per diverse case editrici (Scheiwiller, Rusconi, Garzanti, Einaudi, varie riviste) ma spesso con diversi pseudonimi o eteronimi: Puccio Quaratesi, Bernardo Trevisano, Benedetto P. D’Angelo, Giusto Cabianca. Ovviamente, anche Cristina Campo, il suo preferito. “Ha scritto poco, e le piacerebbe aver scritto meno”, diceva di sé. Rimase nell’ombra, ma era sempre lì.

La vita
Cristina Campo nasce Vittoria Guerrini, nel 1923, a Bologna. Il padre è il maestro Guido Guerrini, lo zio materno Vittorio Putti è ortopedico di fama internazionale, direttore al Rizzoli di Bologna. Vittoria nasce con un grave problema al cuore, all’epoca inoperabile, e che condizionerà pesantemente tutta la sua vita: non può giocare con gli altri bambini, non le permette di frequentare la scuola. È una bambina insieme delicatissima e impetuosa, piena di entusiasmi, intell[…]

via La perfezione di Cristina Campo – il Tascabile

Bandersnatch, una recensione a bivi

da Redazione Downtobaker

black-mirror-bandersnatch-netflix-review

La verità prima o poi emerge. Ed è bello e giusto che sia così, perché è sempre la rivelazione di un’epifania. Qual è la nostra verità? Che tra le nostre pagine, finalmente lo ammettiamo e ci liberiamo di questo fagotto, cova una banda di appassionati di giochi da tavolo, genere fantasy e horror, GDR, videogiochi e librogame. Siamo convinti che se un quarantenne di oggi non è passato attraverso quel genere di intrattenimenti deve aver vissuto un’infanzia e un’adolescenza abbastanza tristi, o almeno non entusiasmanti quanto le nostre. E non riceverà in omaggio la nostra spilla di socio onorario dei Goonies. Bando alle ciance e alle rievocazioni forzate anni 80 come va tanto di moda oggi (gli americani lo fanno malissimo, gli inglesi tanto per cambiare benissimo ndr). Vi riproponiamo di seguito la meravigliosa recensione a bivi pubblicata ieri da Lorenzo Fantoni per N3rdcore.it a proposito di “Bandersnatch”, episodio speciale natalizio della serie Black Mirror, videoavventura interattiva ambientata, appunto, negli anni 80 UK, inno alla gioia per la nostra generazione ed epifania di citazioni, bivi, opzioni, sviluppi, finali ed easter egg. In questa recens Leggi tutto…

Chadia featuring Rimbaud

di Vincent Baker

fullsizeoutput_2c5e

Anche se non sembrerebbe, questo articolo ha molto a che fare con la letteratura. Uno dei miei ultimi contatti Facebook, che segue con grande passione e ampiezza la scena musicale italiana e sembra intendersene parecchio, mi suggerisce, a proposito delle vive polemiche da campioni del mondo di Briscola sul rapper Sfera Ebbasta, che cosa cercare e ascoltare di generi che non conosco e non capisco, per discernere tra i granelli di un deserto troppo esteso, tra tanta paccottiglia e opere di forte identità e qualità. Negli ultimi tempi non ho seguito le troppe uscite discografiche, me ne sono disinteressato anche e soprattutto a causa di produzioni deludenti, che hanno mostrato ben poco nella loro sostanza artistica, creativa, di linguaggio. Ma ho ascoltato il consiglio, sempre aperto a cambiare idea, entusiasmato dall’entusiasmo contagioso del mio amico e perché volevo riflettere e capire. Capire che, come per tutte le forme artistiche e le loro derive, anche nel caso della musica e della cosiddetta scena indie (qualsiasi cosa voglia dire oggi) non è questione di genere o di sottogenere, d’abito, di forma, ma quanto sempre e soltanto di che cosa un artista – o presunto tale – abbia da dire e la sua capacità nel dirlo. Sempre che questa capacità, composta da tante qualità, ce l’abbia davvero. Capacità quindi, mestiere, mezzi artistici che non s’improvvisano, e poi profonda verità e rivelazione di un contesto. I social, le scorciatoie, le apparizioni, le sovraesposizioni (che è il modo in cui io traduco mainstrem) vengono sempre e soltanto dopo, se vengono e se agli artisti pare. Vale per tutte le forme d’arte: ecco come si può parafr Leggi tutto…