La libreria più bella del mondo? Si trova in Argentina, nascosta in un teatro

di Noemi Penna

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Una delle librerie più belle del mondo è nascosta in un teatro. Siamo a Buenos Aires, in Argentina, e El Ateneo è un vero paradiso per i lettori: si trova nel teatro Gran Splendid, acquistato dalla casa editrice Yenny-El Ateneo a fine Anni 90 per essere trasformato in un inconsueto scrigno di cultura.  L’ossatura dello storico teatro al numero 1860 di Santa Fe Avenue è rimasta intatta: da platea e balconate sono state rimosse le poltrone per far spazio agli scaffali, regalando uno scenario unico nel suo genere. La libreria ha infatti mantenuto intatti tutti gli infissi e gli elementi decorativi dell’elegante teatro, incluse le tende in velluto rosso del sipario.

Non bastano le fotografie di questo insolita casa dei libri a far percepire la meraviglia che si prova varcando le porte del teatro, trovandosi davanti migliaia di volumi incastonati in una sala maestosa, incoronata da Buzzfeed come la più bella libreria del mondo. Il teatro Gran Splendid è stato costruito da Mordechai David Glücksmann, uomo d’affari austriaco, pioniere dell’industria musicale e cinematografica argentina. E’ stato progettato dagli architetti Peró e Torres Armengol e inaugurato nel maggio del 1919. E oltre ad essere un teatro, del 1924 ha ospitato anche una stazione radiofonica e uno studio di registrazione.

Qui la leggenda del tango Carlos Gardel ha registrato la sua musica e la stanza che ha usato a metà degli Anni 20 è rimasta intatta, proprio come l’aveva lasciata lui, anche se attualmente non è aperta al pubblico. Inutile dire che l’El Ateneo Grand Splendid sia diventata una delle destinazioni turistiche più popolari di Buenos Aires, dove perder[…]

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Leggere con l’orecchio

di Nadia Fusini

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Se esiste la letteratura non possono non esistere la storia e la critica della letteratura. E dunque, chi si applica a mettere in sequenza i suoi frutti, e chi si dedica al loro giudizio. Alla loro interpretazione. Chi opera per coglierne il senso nascosto, o profondo. O per decifrare nel suo specchio le verità dell’epoca con la quale la letteratura intrattiene rapporti più o meno indiretti.

Se esiste la letteratura non può non esistere una visione, e dunque una teoria della medesima. Nel senso puro e semplice che nei suoi frutti si dà a vedere un mondo. E comunque, al di là del suo valore di intrattenimento, di divertimento – che sia in versi o in prosa, che sia un poema, un romanzo o un racconto – l’opera letteraria condensa in sé un pensiero, un’idea del mondo. Come ogni manufatto linguistico.

Esistono dunque a buon diritto il critico, lo storico, il teorico della letteratura. Ora, tali professioni, anche nel senso di fede – di fede e fiducia nella parola: che possa produrre conoscenza – si esplicano in vari modi. C’è il critico accademico, c’è il critico militante, c’è lo storico, e c’è l’interprete, e c’è il recensore di libri sui quotidiani. Chi insegna dall’alto di una cattedra e chi lodevolmente e quotidianamente si impegna a guidare il lettore comune nella scelta di un romanzo, di un libro di poesie, orientandolo con onestà in un panorama assai vasto di espe[…]

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L’arte delle copertine di dischi

di Valerio Mattioli

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È appena uscito per Taschen un grosso volume (450 pagine in formato quadrato 29×29 cm) dal titolo di per sé rivelatore: Art Record Covers raccoglie 500 copertine di dischi “d’artista”, vale a dire copertine firmate da artisti visivi – anche molto noti – dagli anni ’50 fino ai giorni nostri. Curato dall’italiano (ma residente a New York) Francesco Spampinato, il libro mette in fila i contributi all’industria discografica di nomi quali Salvador Dalì, Jean-Michel Basquiat, Damien Hirst, Andy Warhol (suo il John Lennon in sovraccoperta) e decine e decine d’altri, e il tempismo della sua uscita è quasi perfetto: da una parte, in questi mesi ricorrono un paio di anniversari di cui si dice meglio oltre; dall’altra, al New Museum di New York è in corso una mostra tutta dedicata a Raymond Pettibon, ai più noto come “l’uomo delle copertine dei Black Flag” (e fratello di Greg Ginn, certo). Ho quindi scambiato quattro chiacchiere con Francesco per capire i criteri con cui ha assemblato l’antologia, e più in generale riflettere sul sempiterno rapporto tra ar[…]

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Mai arrendersi

di Terry Passanisi

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Se posso suggerire una cosa ai giovani(ssimi) d’oggi, è esattamente questo: non mollate mai. Continuate a provare e a insistere e a lottare, anche se non avete ancora chiaro quale sia il vostro obiettivo o perché vorreste raggiungerlo.

Allo stesso modo in cui incedete per strada senza rinunciare alla vostra andatura, tenete la testa alta, fate oscillare quei gomiti. La gente se ne accorgerà prima o poi, vi riconoscerà come qualcuno che non si arrende mai, e non potrà che farvi strada. Qualcuno di loro, perfino, tenterà di nascondersi ai vostri occhi.

Alcuni cercheranno di scoraggiarvi, certo. Diranno che quello che state facendo è addirittura illegale, o pur sempre un peccato, o una violazione del codice di salute mentale. Potrebbe capitare che si aggrappino alle vostre gambe, causandovi la noia di doverli trascinare a lungo; oppure vi salteranno continua a leggere…

Modestia a parte.

di Terry Passanisi

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Pare proprio che un giorno il conte Waldstein, consapevole delle notevoli doti di un musicista diciassettenne prediletto di Bonn, propose al giovane di incontrare a Vienna il grande e osannato Mozart.

– “Signore, ne se siete proprio sicuro? Io, al cospetto del genio di Amedeo Mozart? Quando vedrà le mie piccole composizioni non farà che deriderle, criticarle, correggerle. Ho sentito dire che sia un presuntuoso maleducato tra l’altro, senza un briciolo di tatto…”

Una volta a Vienna, ritrovatisi continua a leggere…