“Sarai tu a morire” | recensione

di Fabio Czeicke de Hallburg

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“Sarai tu a morire”: inquietante titolo proposto dal romanzo di Terry Passanisi, Downtobaker, Trieste 2017.

Affermazione perentoria o, piuttosto, interrogativo. Diciamo subito che la possibile risposta, nella seconda ipotesi, spetta al lettore.

Giovanni Buozzi, medico ritornato dopo una lunga assenza nella sua Trieste, ha modo di conoscere un quarantenne: Salvatore Olmi, personaggio al quale Buozzi si legherà a livello professionale per le speciali doti investigative e per le non comuni capacità dimostrate nella soluzione dell’enigma di alcuni omicidi avvenuti in città.

Frutto di un lavoro durato quasi tre anni, il libro di Passanisi si presenta al pubblico come il risultato di una ricerca e di una rielaborazione in cui egli ha profuso un notevole impegno e che, pertanto, merita una giusta attenzione. Fin dal primo approccio il lettore può notare nei vari snodi della narrazione come gli elementi della detective story “vittoriana” in chiave contemporanea, e gli elementi della scrittura caricaturale, si fondano piuttosto linearmente, specie per quanto attiene la figura di Buozzi, personaggio dai tratti caratteristici che vanno sicuramente in questa direzione. continua a leggere…

Cinque mostre di fotografia da Roma a Pordenone

di Rosy Santella, photo editor di Internazionale

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Another look, Daniele Tamagni
Galleria del Cembalo, Roma
Fino al 16 settembre 2017
La prima mostra a Roma dedicata ai lavori che Tamagni ha realizzato in diversi paesi africani. Venti immagini tratte dai reportage in cui ha documentato i fenomeni di resistenza e di rivendicazione dell’identità africana. Dai Gentlemen of Bacongo che “sfoggiano i loro completi da Sapeurs suscitando l’ammirazione della gente del quartiere come fossero delle vere e proprie celebrità” agli Afrometals, i metallari del Botswana. E poi il collettivo degli Smarteez, giovani sudafricani nati dopo il 1994 che attraverso la moda affermano le proprie idee politiche e sociali.

La progettualità dello sguardo, Gabriele Basilico
Spazi espositivi della chiesa di San Lorenzo a San Vito al Tagliamento (Pordenone)
Fino al 10 settembre 2017
“Il tema costante della ricerca di Gabriele Basilico è stato la città, mentre il paesaggio è un ‘genere’ fotografico che ha guardato con diffidenza fino alla metà degli anni ottanta”, spiega Giovanna Calvenzi, curatrice insieme a Angela Madesani della mostra La progettualità dello sguardo. Sessanta immagini tratte da lavori realizzati dal fotografo milanese sul paesaggio. Il primo è quello del 1984, per la Mission photographique della Datar, un’organizzazione che affidò a una serie di fotografi il compito di rappresentare il paesaggio francese contemporaneo. Degli anni novanta è un lavoro sulla Svizzera, realizzato in occasione di una mostra sul passo di San Gottardo, in cui “le tracce dell’uomo nella natura sono come dei segni, dei disegni astratti”. […]

via Cinque mostre di fotografia da Roma a Pordenone – Rosy Santella – Internazionale

Oltre il profondo. La fotografia di Lara Perentin

di Terry Passanisi

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Lara Perentin insieme alla figlia

Oggi, in un mondo in cui chiunque possieda un corpo macchina fotografico si definisce automaticamente fotografo, è difficile parlare del lavoro di un vero artista di quel mestiere. Tanto più quando quel fotografo è un amico di lunga data, di intense esperienze comuni e reciproche.

Conosco Lara Perentin fin dai tempi della scuola media.
Lara è stata una di quelle adolescenti che, agli occhi di un imberbe infante qual ero, appare già una donna fatta e finita. Viso da ragazza, non da bambina. Non va tanto per il sottile, non ha tempo di capire le facezie e gli orpelli, già li conosce. Sguardo sereno, rilassato, eppure attraversato dalla malinconica consapevolezza delle esperienze. Nessuna timidezza in quegli occhi profondi che sembrano guardare, più che il loro interlocutore, inversamente, dentro la propria anima; più che uno sguardo curioso, un’eco di curiosità. Un’infinita, affamata tensione per tutto ciò che è esteticamente bello. Senza riflessioni di sorta, senza chiedersene perché e percome. E se un qualcosa le risulta bello, l’indomabile desiderio di possederlo completamente anima e corpo nella sua essenza più impalpabile non si fa attendere. Nessuna paura di conoscere, di volere sondare, provare, tastare con mano, costasse qualsiasi gioia impercettibile o ferita profonda. E quante esperienze per davvero, inopinatamente, Lara aveva già vissute a quei tempi sulla propria pelle. Si sa: diventiamo esattamente, in tutto e per tutto, ciò che la nostra mente continua a leggere…

Recensione ibrida a La stanza profonda di Vanni Santoni (Laterza)

di Ilaria Grasso

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Molti hanno scritto de La stanza profonda di Vanni Santoni con le più varie chiavi di lettura e interpretazioni. Chi mi ha preceduto ha parlato dei giochi di ruolo, di controculture, della forma ibrida del romanzo ma nessuno ancora ha parlato della copertina del libro e del personaggio di Leia.
L’artista che ha illustrato la copertina si chiama Luca Maleonte. Il writer romano, classe ’83, adotta, per sua stessa ammissione, come simbolo, l’icosaedro che è anche la forma del dado di Dungeons and Dragons, un gioco di ruolo, oggetto dell’indagine del libro. L’originalità delle opere di Luca Maleonte sta nel fatto di riuscire a far coesistere moderno e antico. Troviamo infatti, nei suoi murales, richiami ai disegni medioevali, tratti dalla catalogazione di piante o animali, o rimandi alla scultura classica, statue ad esempio.
Pure nella copertina troviamo modernità (la t-shirt con lo smile e la camicia nerd a quadri rossi e neri) ed evocazioni medioevali (lo sfondo) e ovviamente richiami ai giochi di ruolo (parti di armatura e il noto icosaedro).

Chiacchierando con Angelantonio, caro amico e decennale giocatore di ruolo, ho scoperto di alcune sue opere a Roma. Nella stazione metro di Piazza di Spagna ad esempio c’è un murales di Luca Maleonte che rappresenta una dea con due leoni. Al posto del vol[…]

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Leggere con l’orecchio

di Nadia Fusini

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Se esiste la letteratura non possono non esistere la storia e la critica della letteratura. E dunque, chi si applica a mettere in sequenza i suoi frutti, e chi si dedica al loro giudizio. Alla loro interpretazione. Chi opera per coglierne il senso nascosto, o profondo. O per decifrare nel suo specchio le verità dell’epoca con la quale la letteratura intrattiene rapporti più o meno indiretti.

Se esiste la letteratura non può non esistere una visione, e dunque una teoria della medesima. Nel senso puro e semplice che nei suoi frutti si dà a vedere un mondo. E comunque, al di là del suo valore di intrattenimento, di divertimento – che sia in versi o in prosa, che sia un poema, un romanzo o un racconto – l’opera letteraria condensa in sé un pensiero, un’idea del mondo. Come ogni manufatto linguistico.

Esistono dunque a buon diritto il critico, lo storico, il teorico della letteratura. Ora, tali professioni, anche nel senso di fede – di fede e fiducia nella parola: che possa produrre conoscenza – si esplicano in vari modi. C’è il critico accademico, c’è il critico militante, c’è lo storico, e c’è l’interprete, e c’è il recensore di libri sui quotidiani. Chi insegna dall’alto di una cattedra e chi lodevolmente e quotidianamente si impegna a guidare il lettore comune nella scelta di un romanzo, di un libro di poesie, orientandolo con onestà in un panorama assai vasto di espe[…]

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Premio letterario “Per le antiche vie” 2017

da Redazione Downtobaker

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“Per le antiche vie” è un Premio letterario per racconti brevi inediti non premiati in altri concorsi. La partecipazione è individuale, aperta agli scrittori italiani e stranieri sia residenti in Italia che all’estero.

Il Premio si propone di favorire l’immaginazione e la creatività di persone giovani e meno giovani che amano la scrittura, affinché vengano valorizzati talenti che hanno trovato ispirazione tra i paesi, le città, i paesaggi e le popolazioni del Friuli Venezia Giulia. Nel 2017​ il Premio prevede la​ Sezione​ tradizionale alla sesta​ edizione, a tema libero per scrittori dai 18 anni in su​.​

  • Ai ​primi tre classifica​​ti ​ vanno​ assegni ​di​ 800, 400, 200 €
  • ​Al finalista più giovane non premiato fra i primi tre va un assegno di ​200 €

Se non l’hai già fatto, puoi ancora partecipare inviando un racconto inedito entro domenica 11​ giugno 2017​.

​Se invece l’hai già fatto, lo puoi consigliare a qualcuno che potrebbe essere interessato. I​l Friuli Venezia Giulia è la regione ideale per ambientare il tuo racconto!​ continua a leggere…

Si è aperto il XXX Salone Internazionale del Libro di Torino

di Nicola Lagioia

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Questo articolo è uscito su La Stampa, che ringraziamo.

Da qualche parte, sotto il cielo Torino, dev’essere nascosto il segreto del Salone del Libro. Benché si tratti della più popolare manifestazione italiana che abbia al proprio centro l’editoria libraria, e una delle più importanti in Europa, non si capisce altrimenti come mai una fiera commerciale sia capace di attirare a sé tante attenzioni, passioni, polemiche, ansie, e tanto amore. Il Salone Internazionale del Libro di Torino non è infatti una semplice fiera commerciale, ma un capitolo importante nella biografia delle diverse generazioni di lettori, scrittori, editori, traduttori, musicisti, artisti, disegnatori, attori… che si sono trovati a calcare il parquet (decisamente consumato, come succede per certi palchi leggendari) del Lingotto negli ultimi 30 anni. Certo, la propria biografia uno può arrivare persino a ricusarla, ma quando dai le spalle a certi astri non solo la luce ma perfino l’ombra che ti cammina davanti non è la tua.

Il Salone del Libro ha davvero qualcosa di magico, di luminoso, come disse Josif Brodskij. È un posto, come ha dichiarato di recente Andrea Camilleri in un videomessaggio che ha emozionato tutti noi, in cui la gen[…]

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