Alien, ovvero: l’importanza dei corridoi nella sci-fi

di Settenotteinnero Blog

corridoio.jpg

C’è un elemento scenico/scenografico che, più di ogni altra cosa, è emblematico del film sci-fi. Anzi, ne è talmente l’emblema al punto da disperdersi come un albero nell’immensità della foresta, non sovrastando praticamente mai tutti gli altri aspetti visivi per così dire più preponderanti e significativi (astronavi, paesaggi extra-terrestri, megalopoli, fauna aliena ecc.). Ma, proprio per il fatto di essere presente in maniera così massiccia lungo tutta la pellicola, questo elemento svolge alla perfezione il ruolo di ‘segno di interpunzione’ nella grammatica generale della stessa: stiamo parlando del corridoio. Il corridoio rappresenta un po’ lo sfondo inanimato su cui si snodano le vicende narrate dal film; è il non-luogo che permette al nostro occhio di abituarsi più facilmente allo stile architettonico-artistico e più in generale visivo che il film di fantascienza vuole darci. Il corridoio è anche, e soprattutto, lo stratagemma che rende plausibile una pellicola sci-fi: è utile al regista perché è un canale che consente il passaggio da un set tendenzialmente molto più grande (un salone, una stazione spaziale ecc.) dove avvengono cose, dove si scambiano dialoghi, insomma dove si svolge un’azione, ad un altro set dove si svolge un’altra, diversa azione.  Proprio come una virgola, un punto di domanda, un punto esclamativo, il corridoio articola le frasi narrate per immagini del film. In questo aspetto, ha una funzione molto simile a quella dello sfondo dipinto nei quadri a carattere religioso del periodo rinascimentale, che rendeva plausibile alla vista il punto di fu[…]

via ALIEN, OVVERO: L’IMPORTANZA DEI CORRIDOI NELLA SCI-FI

C’è Salvatore Olmi, un nuovo detective nella Trieste in giallo

di Beatrice Fiorentino

TerryPassanisi-4

Leonardo Cagliostro, Proteo Laurenti. E ora, Salvatore Olmi. Un nuovo detective si è unito al gruppo di investigatori che si aggirano per le vie di Trieste a caccia di indizi. Un “consulente investigativo”, per la precisione, come egli stesso ama definirsi, grande amico dell’ispettore di polizia G. De Stradi che non di rado si affida al suo notevole intuito per risolvere i casi più intricati. È il protagonista del romanzo d’esordio “Sarai tu a morire”, edizioni Downtobaker (pagine 246, euro 15), descritto dal suo autore, il quarantaduenne triestino Terry Passanisi, come un uomo di bell’aspetto, distinto, sulla quarantina. Alto ed elegante. Il portamento aristocratico, frutto di una classe innata, non stride con i vistosi tatuaggi che fregiano il suo braccio destro dal polso alla spalla. Che semmai tradiscono, forse, un narcisismo appena compiaciuto che coabita con una riservatezza e un’integrità d’altri tempi.

Abile pianista, esperto di chimica e appassionato di scacchi, Olmi è un assiduo lettore di quotidiani (tra questi “Il Piccolo”, citato più volte nel romanzo). Ogni mattina fa incetta di notizie che potrebbero rivelare informazioni decisive per la risoluzione dei misteri sui quali è chiamato a indagare. Non si lascia sedurre dalle donne e, piuttosto, ama sperimentare su se stesso gli effetti di sostanze stupefacenti. Per queste e altre sue caratteristiche, Salvatore Olmi non può non ricordare un personaggio letterario in particolare: Sherlock Holmes, solo una delle “ossessioni” dell’autore, che tra le pagine del libro si diverte a disseminare tracce dei suoi vasti interessi letterari e cinematografici, assieme a echi di esperienze e di luoghi personalmente vissuti. Salinger, Proust, Beckett, Chandler, ma anche Landis, Levin continua a leggere…

L’adattamento di Raúl Ruiz del capolavoro di Marcel Proust

di Terry Passanisi

Il_tempo_ritrovato

Marcello Mazzarella rivive il decadente splendore della Francia fin-de-siècle ne “Il tempo ritrovato” di Raúl Ruiz (1999).

Dopo il rovesciamento di Salvador Allende, nel 1973, il regista cileno Raúl Ruiz decise di emigrare a Parigi. Lì, divenne l’equivalente di un ambasciatore cinematografico del realismo magico, importando una gradita dose di fantasia nel cinema francese. Cineasta prolifico, scomparso nel 2011, Ruiz è stato oggetto di una retrospettiva al Film Society del Lincoln Center di New York lo scorso dicembre, nel 2016. Quello che ci interessa di più, com’è d’uso da queste parti, è la sua più grande rivelazione cinematografica: “Il tempo ritrovato”, il sontuoso adattamento del 1999 della più grande opera letteraria francese moderna – e, probabilmente, della storia della letteratura – “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust.

Ruiz distilla il lavoro di 2300 pagine di Proust in sole due ore e cinquanta minuti, incentrando il film sul volume conclusivo, mentre pesca liberamente dalle sei parti che lo precedono. Il film è costruito da una serie di flashback negli ultimi giorni dell’autore ormai sul letto di morte, quando è in lotta con la malattia per completare il volume finale. Lo scrittore (interpretato da André Engel), scavando nella memoria aiutato da una pila di fotografie, evoca visioni di se stesso prima come bambino precoce (Georges Du Fresne) e poi come adulto (Marcello Mazzarella), età in cui frequenta i dorati reami dell’alta società, dissezionandoli e rendendocene indietro una cronaca minuziosa e caustica.

Gli spezzoni d’azione del film – in gran parte ambientati tra il patriottismo pomposo e la decadenza urbana della Prima Guerra Mondiale – fanno da sfondo all’amicizia di Marcel con il Barone de Charlus (John Malkovich), innamorato del giovane musicista Charles Morel (Vincent Perez); alla relazione possessiva e convulsa con Albertine (Chiara Mastroianni); al rapporto divenuto platonico con Gilberte (Emmanu continua a leggere…

Bruno Bozzetto raccontato da Marco Bonfanti

di Beatrice Fiorentino

Non ci ha entusiasmato, il documentario di Marco Bonfanti. Ma rendere omaggio a un gigante dell’animazione è sempre una buona cosa. Soprattutto se funziona come invito a rivedere i suoi classici.

bozzetto

Marco Bonfanti, Bozzetto non troppo (2016)

È Bruno Bozzetto in persona, colui il cui nome – assieme a quello di Osvaldo Cavandoli – è tuttora sinonimo di animazione all’italiana, a raccontarsi nel nuovo documentario di Marco Bonfanti Bozzetto non troppo. È lui a spalancare le porte di casa e del suo studio, per guidare lo spettatore alla scoperta del suo lavoro, della famiglia, degli animali domestici –cani, gatti e una pecora – e delle abitudini che scandiscono le sue giornate. Giornate che, se dovessimo ignorare di trovarci al cospetto di una vera e propria leggenda in vita, potrebbero sembrare anonime, persino identiche a quelle di tante persone comuni. Una partita a carte tra amici, i nipotini da prendere a scuola, una passeggiata al lago. Le giornate normali di un “Signor Rossi” qualunque.
E invece quel signore minuto, riservato e sempre allegro (non troppo), alla soglia degli ottant’anni, di comune ha ben poco. In più di dieci lustri di carriera ha ricevuto un Orso d’Oro a Berlino (per Mister Tao), una nomination agli Oscar (per Le cavallette), insieme a dozzine di altri riconoscimenti in tutto il mondo. I suoi personaggi, dal Signor Rossi, icona dell’italiano medio, a Vip, mio fratello superuomo, supereroe mascherato antesignano degli Incredibili a marchio Pixar, rientrano nell’immaginario collettivo tra i più apprezzati di sempre, soprattutto tra gli Anni Sessanta e Settanta.

Sono oltre trecento i titoli che portano la sua firma, tra film corti e lunghi realizzati per il cinema, la televisione e il web, tuttora riferimento e ispirazione per chiunque si accosti o si sia accostato in passato al suo mestiere. E il cartoonist delle meraviglie può vantare anche un altro primato, quello di essere stato tra i prim[…]

via Bruno Bozzetto raccontato da Marco Bonfanti | Artribune

L’irrisolvibile mistero del Manoscritto Voynich

di Terry Passanisi

Voynich_a

La parola “inchiostro” deriva dal latino incaustum, che si può tradurre anche con l’accezione di “bruciato, combusto”, dal latino caustĭcus, dal greco καυστικός, dal tema di καίω «bruciare». Nel Medioevo, si credeva che l’inchiostro incidesse la pergamena bruciandola, perché gli inchiostri cosiddetti ferro-gallici, dalla natura quasi indelebile, appena deposti sulla pagina appaiono pallidi, quindi si scuriscono. Non è, in realtà, quello che accade fisicamente, ma ha senso come metafora: un manoscritto medievale, data la sua redazione artigianale, è per forza un originale unico, anche quando è una copia di un’altra copia. E non può essere serializzato più di quanto una pergamena potrebbe risultare immune al fuoco.

Il Manoscritto Voynich è un esemplare speciale di originale. È stato appurato, grazie alla datazione al carbonio-14, che fu composto all’inizio del XV secolo. Nessuna persona al mondo è mai riuscita, per quanto si sappia, a venirne a capo e a comprenderlo. Nessuno è mai riuscito a decodificare la lingua in cui il libro è stato scritto. Non ha né titolo né autore. Una recente riproduzione del manoscritto, riveduto da Raymond Clemens e pubblicato dalla Yale University Press, concentra l’attenzione sul modo in cui pensiamo la Verità nei nostri giorni: il libro evoca supposizioni, la teoria delle cospirazioni e dei complotti, lo spiritualismo e la crittografia. Il Manoscritto Voynich ha carisma (proprio come il personaggio di un GDR…) e il carisma, senza ombra di dubbio, detiene oggi il monopolio sulle nostre attenzioni.

Il manoscritto misura 22,5 centimetri in altezza, 16 in larghezza ed è spesso 5 centimetri. La replica prodotta a Yale è un po’ più ampia, poiché vi sono stati lasciati dei bordi bianchi per qualunque crittografo, amatoriale o meno, che volesse lasciare i propri marginalia. La copertina di epoca rinascimentale del manoscritto (che fu rilegato) è composta da ciò che la Beinecke Rare Book & Manuscript Library, a Yale, definisce una “pergamena morbida”. Il tomo è stato acquisito dalla biblioteca della Yale University nel 1969.

Voltata la copertina – come una volta ebbe la fortuna di fare Umberto Eco, dato che questo era il solo libro della famosa collezione Beinecke a cui desiderava dare un’occhiata – si viene accolti dalla calligrafia d’inchiostro bruno, accompagnata da strani diagrammi e da piante dipinte. La scrittura non è decifrabile, come abbiamo detto. Il libro è stato redatto secondo una maniera medievale alquanto ordin continua a leggere…

“Sarai tu a morire”, afferma il romanzo d’esordio di Terry Passanisi | IL RIFUGIO DELL’IRCOCERVO

di Loreta Minutilli

saraituamorire_exLow

Sarai tu a morire è il romanzo di esordio di Terry Passanisi, edito dalla rivista digitale Downtobaker nel 2017.

Il lettore può ben intuire l’atmosfera di cui è permeata l’opera fin dal titolo, perentorio e inquietante. Il romanzo è infatti un giallo la cui struttura ricalca quella della classica detective story, con frequenti strizzate d’occhio ai classici del genere: basti pensare che l’investigatore protagonista si chiama Salvatore Olmi, che è dotato di una genialità disturbante e ingestibile, è esperto di chimica, fa uso di droghe e la sua avventura è narrata dal fidato coinquilino e migliore amico, l’ex medico militare Gianni Buozzi.

Questi riferimenti letterari risultano piacevolmente collocati per chi apprezza il genere e la sua storia: protagonisti di Sarai tu a morire non sono semplici ricalcature della vicenda vittoriana ma abitano uno spazio originale e ricco di rielaborazioni.

Il primo tratto distintivo dell’opera è lo scenario in cui il mistero si svolge: Olmi e Buozzi, infatti, vivono a Trieste, città natale dell’autore, che tra le pagine del libro viene minuziosamente descritta e rievocata, di strada in strada e di ristorante in ristorante. Monumenti come il Teatro Rossetti e la chiesa di Sant’Antonio diventano il setting di diverse scene di tensione e per chi ama questa città o addirittura ci vive la lettura del romanzo sarà senz’altro una piacevole fonte di sorprese, dopo le quali forse non guarderà certi luoghi con gli stessi occhi di prima.

Il mistero che Olmi e Buozzi affrontano è costruito in maniera complessa ma coerente e tutti, o quasi, gli indizi disseminati tra le pagine si collocano in un chiaro quadro finale. Nel mezzo, l’autore crea un ambiente in cui usare buona parte dei topos del genere: misteriosi tatuaggi, passaggi segreti, logge massoniche, organizzazioni criminali internazionali, macabri ritrovamenti; tutto concorre a creare un trionfo di susp[…]

via “Sarai tu a morire”, afferma il romanzo d’esordio di Terry Passanisi | IL RIFUGIO DELL’IRCOCERVO

  • Acquista “Sarai tu a morire” in versione copertina flessibile o in formato ebook Kindlehttp://amzn.eu

saraituWeb_cover