Van Gogh, Chopin e Kurosawa: quando l’arte classica inghiottì lo spettatore

Auralcrave

Akira Kurosawa, da molti considerato uno dei più grandi registi del secolo scorso, nel 1990 aveva 80 anni. Aveva già alle spalle quasi trenta lungometraggi e una lista di riconoscimenti internazionali da fare invidia a chiunque. Era nella parte finale della sua vita e della sua carriera, ne era consapevole e sapeva che il modo migliore di valorizzare questo status era fare uno di quei film intrisi di saggezza, bellezza e sfida al progresso del cinema moderno come solo i grandi registi sanno fare. Qualcosa che quello stesso anno fece anche Fellini, con La Voce Della Luna. Per Kurosawa, invece, fu Sogni: un film fatto di otto episodi ispirati ad altrettanti sogni ricorrenti che lo inseguivano in quegli anni, tra cui spicca il quinto, Corvi. Le vicende di uno studente d’arte in visita a una galleria dedicata a Vincent Van Gogh, che finisce letteralmente inghiottito dai suoi dipinti.

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