Recensioni

Non tutto il male, cronache della terra inabitabile di Andrea Cassini

Una storia fantastica per un romanzo ecologista.

da redazione

Sopra un enorme albero è edificata una città. Ora l’albero è malato, per guarirlo è stato dato alle fiamme dal governo, che alimenta superstizioni e incoraggia sacrifici umani. La città vive al centro di un perenne incendio, e per le strade sono comparsi dei fantasmi: ciascuno si lega a un essere umano, assumendo la forma dei suoi traumi e sentimenti repressi. Più l’albero brucia per guarire, più la disperazione si propaga in città. Solo Zero non ha un fantasma ad accompagnarlo. Lui, che gestisce un redditizio forum online per i sempre più numerosi aspiranti suicidi, attraverso il suo lavoro scoprirà qualcosa che lega i fantasmi alla città e alle fiamme, e ricostruendo gli enigmi che compaiono nei suoi sogni si andrà immergendo, per volontà o per forza, in una missione che cela il significato di tutta la propria esistenza.

“Non era stato sempre così, con la città e con i fantasmi. Molti, molti giorni prima che gli abitanti avessero smesso di contare i giorni, l’albero era divampato in un incendio e la città con esso. Il fuoco era partito da un’area periferica, dai rami che si protendevano a occidente, poi si era allargato a inglobare interi settori scendendo verso il fusto. Le fiamme alzavano un velo scuro sopra il cielo, perciò in cielo non c’erano più giorno né notte, soltanto una saracinesca di cenere chiusa a ogni ora intorno alla città. Per orientarsi nella normale transumanza meridiana la gente prendeva come bussola i neon dei palazzi, e faceva finta di scorgere le stelle nelle scintille del fuoco che baluginava dietro la coltre di fumo, quando in realtà erano più simili ai lampi di un temporale lontano proiettati su nuvole viola. E quando vedevano un corpo gettarsi dal tetto di un palazzo, lo chiamavano certe volte stella cadente. Ed erano comparsi i fantasmi.”

In una straordinaria metafora del rapporto malato tra uomo e natura, Non tutto il male ondeggia tra incubo e sogno, realtà e menzogna, per condurci al centro dell’epoca che stiamo attraverso una storia fantastica.

“La città, intanto, si accartoccia e collassa incontro ai portali. È anch’essa un fantasma che vuole migrare verso casa, del resto. L’albero invece si fa forte, si stringe alle proprie radici e affronta la tempesta. Io mi rannicchio e ammiro la processione di fantasmi, banchi di pesci squamati, brillanti d’oro e con barbigli da carpa, che dentro alla bocca larga hanno altri pesci e dentro alla bocca di quei pesci sbucano teste umane, carri volanti carichi di spiriti mostruosi, abbrustoliti dalle fiamme ma felici, dotati di forme troppo numerose da immaginare ma che sicuramente, in epoche lontane, hanno già vissuto e si sono estinti, e sono tornati indietro a loro volta come artefatti dell’immaginazione, e chi è stato immaginato ha questo privilegio rispetto a chi è stato partorito, che può tornare a casa, nel territorio informe dell’increato, del mai esistito.”

Un libro per chi ama la ‘eco fiction’ di Jeff Van Der Meer e la sua Trilogia dell’area X, chi è attratto da libri come Guida il tuo carro sulle ossa dei morti di Olga Tokarczuk.

L’autore

Andrea Cassini (1988), di formazione filologo medievale, è giornalista, traduttore e consulente editoriale. Scrive di sport per FiBa, «L’ultimo uomo» e altre testate.

Scrive articoli per «L’Indiscreto» e ha pubblicato racconti su riviste letterarie e nelle antologie “Prisma – Vol. 1” (Moscabianca, 2019) e “Déjà vu – altre storie, altro presente” (Alessandro Polidoro, 2020). Ha partecipato come autore a “Tina. Storie della grande estinzione” (Aguaplano, 2020).


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