
Ma allora c’è ancora una speranza per questo paese decrepito e senza speranze! Avevo sentito parlare molto del lavoro di Adriano Bolognino ma non avevo ancora visto nulla di suo e temevo fosse il solito coreografo alla moda, fidanzato con qualche star o supportato da qualche critichessa delle riviste specializzate. Tutt’altro e non ho potuto che restarne ammaliato. Sono contento che a scoprirlo, a supportarlo tra i primi ci siano stati Michele Merola ed Enrico Morelli, amici di MMDanceCompany e Agorà Coaching Project. E hanno fatto bene a supportarlo.
Bolognino è un talento assoluto, con un linguaggio e uno stile tutto suo, forse un po’ ostico per dei neofiti della danza ma di incredibile musicalità e poeticità. Il suo lavoro si concentra molto sulle braccia e sull’uso del torso: poco nelle gambe e ancor meno nei salti o nei lift. Perlomeno in questo lavoro. Ma non c’è un movimento uguale all’altro; non c’è la struttura ruffiana delle coreografie con una sezione che si ripete nell’inizio e nel finale; non c’è il momento ad effetto: tutto è una cascata scrosciante di passi, atteggiamenti, contorsioni, tic, movimenti del corpo che scaturiscono dall’anima e che sono incollati alla musica.

I suoi danzatori (Rosaria Di Maro, Cristina Roggerini, Jacopo Giarda, Laura Dell’Agnese, Laura Miotti) sono lunghi e corti, larghi e stretti, belli e brutti, esponibili al body shaming più trucido ma sono tutti figli di Tersicore, la musa della danza: si muovono come divinità, come la corrente nell’acqua, come le foglie al vento. Vibrano, sussultano, ondeggiano, vivono e regalano emozione e lo sguardo non li lascia per un solo attimo. Un’ora di spettacolo che vola via in una tensione infinita, rapiti dalla bellezza di qualcosa che non è bello ma che affascina e cattura. Bravo, bravissimi!
E poi, a suonare Chopin c’è questo giovane, meraviglioso musicista che sembra doppio. Doppio perché il suo corpo si muove poco, pochissimo mentre suona. Rifiuta i manierismi interpretativi che vogliono il busto ondeggiare e oscillare a sottolineare compartecipazione e compenetrazione nella musica. Ma da quelle mani escono emozioni incredibili, chiaroscuri meravigliosi, colori e timbri, pause e respiri che talvolta distraggono gli occhi dai danzatori per andare a vedere lui, che sembra immobile, ma non lo è affatto. Il suo nome è Gabriele Strata e mi ha emozionato come solo alcuni grandi, enormi musicisti hanno saputo fare: grazie!
Non c’è altro da raccontare, perché è solo da vedere.
PS. Grazie alla Società dei Concerti e al suo direttore artistico Marco Seco per aver organizzato questo piccolo festival che spero ci riserverà altre sorprese come questa!

CHOPIN/INTO US – BRUCIARE
Adriano Bolognino, Coreografo
Alessandro Vigilante, Costumi
Rosaria Di Maro, Cristina Roggerini, Jacopo Giarda, Laura Dell’Agnese, Laura Miotti, Danza
Gabriele Strata, Pianoforte
Progetto in coproduzione con ORSOLINA28 Art Foundation
Articolo originale pubblicato sul blog Il Criticone: https://corradocanulli.blogspot.com/2024/09/chopininto-us-bruciare-martedi-10.html?m=1

Corrado Canulli-Dzuro è romano; ha studiato all’Accademia Nazionale di Danza con Mariella Ermini e Clarissa Mucci. Si è perfezionato con Michelle Ellis e Marc Renouard. Ha danzato nei principali Enti Lirici e Teatri di Tradizione italiani, nonché nelle principali Compagnie ed emittenti televisive, ricoprendo anche ruoli da Solista e Primo Ballerino.
È fondatore e direttore artistico di Arteffetto Danza e cura il blog di critica teatrale, Il Criticone.