da redazione

Quanti conoscono gli Arbëreshë, gli Occitani, i Tabarchini e le tante altre minoranze linguistiche che, fin dall’antichità e prima dei flussi migratori recenti, hanno portato nuove lingue e tradizioni in Italia. Quanti sanno di questa ricchezza che costituisce uno degli assi portanti della straordinaria varietà e bellezza del nostro Paese? “Gli Italiani che non conosciamo, Lingue, DNA e percorsi delle comunità storiche minoritarie” racconta il loro passato e presente, dando voce anche a coloro che quotidianamente si impegnano per la salvaguardia delle culture e dei saperi.
Per Giovanni Destro Bisol, docente di Antropologia e Biodiversità umana presso l’Università La Sapienza di Roma, che ha coordinato la realizzazione della ricerca e della pubblicazione, “scoprire queste comunità, con le loro lingue e il DNA, è come scoprire una nuova Italia. Ognuna di esse apre una finestra su una storia nascosta e una cultura unica, con tradizioni e saperi che meritano di essere conosciute e celebrate. Qualcosa di cui noi Italiani possiamo, finalmente, andare fieri”.

Il libro riunisce i frutti di anni di ricerche approfondite condotte da specialisti nell’ambito sia umanistico, sia scientifico. In una sorta di viaggio che attraversa il nostro Paese, linguisti e antropologi raccontano la storia di comunità che hanno conservato culture, lingue e perfino caratteristiche genetiche uniche. Storie che svelano un tesoro nascosto; gli Arbëreshë, gli Occitani, i Tabarchini e le tante altre minoranze linguistiche che fin dall’antichità e prima dei flussi migratori recenti, hanno portato nuove lingue, saperi e tradizioni in Italia. Un patrimonio che arricchisce la diversità culturale e l’identità antropologica del nostro Paese. E non mancano le connessioni, talvolta sorprendenti, tra cultura, società e DNA. Un capitolo è dedicato, infine, alle tradizioni alimentari, con ricette che esemplificano la ricca eredità culinaria di queste comunità.
Il volume intende, inoltre, mettere in contatto i lettori con le comunità locali attraverso le testimonianze delle persone impegnate nella salvaguardia della loro comunità che raccontano i contesti, le difficoltà e anche le speranze di chi vuole continuare a vedere riconosciuta la propria identità in un mondo che sembra aver perso il senso del valore della diversità.
Gli autori
Giovanni Destro Bisol, docente di Antropologia e Biodiversità umana presso l’Università Sapienza di Roma, studia da tempo l’effetto dei fattori ambientali e socio-culturali sulla struttura genetica delle popolazioni umane.
Erica Autelli, ricercatrice Senior Postdoc di Linguistica, direttrice di progetto e Senior Lecturer presso l’Universität Innsbruck e docente di Linguistica Generale presso l’Università di Sassari. I suoi campi di ricerca principali si orientano sulla fraseologia e sulla linguistica delle varietà.
Marco Capocasa, dottore di ricerca in Antropologia e biologo nutrizionista, si occupa degli aspetti etici legati alla diffusione delle conoscenze scientifiche in ambito antropologico e biomedico.
Marco Caria, PhD in Scienze dei Sistemi Culturali, assegnista di ricerca e docente a contratto di Linguistica generale e Sociolinguistica presso l’Università degli Studi di Sassari, si occupa di minoranze alpine germaniche e di eteroglossie della Sardegna.