Ricordando Lorenzo Pataro: poesie e premi indimenticabili

da redazione

Lorenzo Pataro nella foto di Dino Ignani

Ricordiamo il poeta Lorenzo Pataro (1998-2025) scomparso prematuramente in questi giorni, tra le voci in versi più originali delle giovani generazioni, pubblicando una scelta di poesie dal suo libro “Amuleti” (Ensemble, 2022). Lorenzo Pataro ha pubblicato anche la silloge Bruciare la sete (Controluna, 2018). Sue poesie sono state pubblicate su riviste e blog come «Atelier», «Interno Poesia», «Poesia del nostro tempo», «ClanDestino», «Il sarto di Ulm»; sul sito ufficiale di poesia della Rai («Poesia», di Luigia Sorrentino); sul quotidiano «La Repubblica». Ha vinto i premi “Ossi di seppia” (2021) e “Poeti oggi” (2022).


Guardo un falco venire alle ringhiere a raschiare con la ruggine le ali

(dalle piume si sgretola l’amianto delle case)

l’oro si mescola alla creta il mosaico rivela un salmo ancora ignoto

la dimora spoglia dei tuoi avi mette a nudo i martiri murati

e la polvere si ostina a entrare nella luce.


Se dico casa, non avrai riparo. Se dico pane.

Se dico grano tu lieviti e ti spalanchi nel mio nome.

Siamo nati. “Alberi case colli per l’inganno consueto”.

Se dico ancora, mi abissi. Siamo nati.

Gettati in un nome verso un nome.

Se dico tetto mi scoperchi, se dico cielo mi nevichi e mi scardini dal corpo.

Con la grazia dei vulcani. In quello stare delle cose illuminate per sé stesse.

Se dico sillaba, fonemi si sparpagliano e poi il gelo li ricuce, li spoglia e fa nuda la parola, esposta e divina come un barbaro in esilio.

Adesso. Se lo dico, già è passato.

Siamo nati. Gettati in un nome verso un nome.


Cerchia la parola, la parola disarmata alla fine della strage sulla linea che segna la frontiera. Autunno-dire, inverno-sentire.

La casa è nuda. Tu fai tana nella soglia.

Si sgola la distanza e si ammanta la preghiera di fonemi involontari.

Ti mando a brillare sulla neve.

Azzurro bene non visto che perdura.

Lascia un commento