di Cristi Marcì

Le neuroscienze descrivono la creatività non solo come un tassello aggiuntivo alle facoltà già presenti nell’uomo bensì quale produzione di un’idea, che in maniera inaspettata può aiutarci in un preciso momento della nostra vita (Schore, A, N., 2012). Spesso il proprio stato mentale è schiavo di quanto richiesto dall’esterno dove i codici normativi (Monguzzi, F., 2021), guidano le nostre azioni e ancor più i pensieri in una sola direzione (Siegel, D, J., 2019) rendendo la percezione del mondo: unidirezionale. Quotidianamente a essere più coinvolto è proprio l’emisfero sinistro, specializzato nel delineare quelle strategie già consolidate che tuttavia rischiano di atrofizzare una creatività in grado di allontanarci da schemi prefissati e ormai obsoleti. Viceversa, l’emisfero destro è in grado di porci dinanzi a situazioni nuove in un’ottica del tutto differente e di assimilare quell’imprevedibilità grazie alla quale gettare le basi per la formazione di un nuovo programma di interazione con un nuovo stimolo.
Difatti proprio l’emisfero destro possiede quelle capacità utili a elaborareciò che è nuovo e al contempo custode di un bagaglio inaspettato. Lo sviluppo di questo distretto cerebrale consente quindi di elaborare nuove informazioni sia intrapsichiche che interpersonali, le quali all’unisono promuovono la formazione di una nuova lente attraverso la quale approcciarsi a quanto di nuovo ci circonda. Esso, dunque, risulta la fonte psicobiologica primaria relativa all’elaborazione rapida e spontanea (e spesso inaspettata) delle informazioni provenienti da una mente inconscia. Controbilanciando pertanto il ruolo dei rispettivi emisferi si può dunque ipotizzare come le rispettive funzioni siano in grado di farci scoprire nuove strade e nuovi modi di far fronte a quanto ancora non si conosca.
Se il destro risulta in grado di notare piccole differenze tra gli stimoli, di prestare attenzione a segnali globali o geometrici e di esprimere emozioni intense di contro quello sinistro è coinvolto nella routine, nei modelli prestabiliti di comportamento, nelle circostanze familiari e nell’elaborazione sequenziale di quegli stimoli che risultano tuttavia guidati da istruzioni apprese e consolidate. Descrivendo più nel dettaglio il cervello umano alcuni studi condotti da Iain McGilchrist hanno permesso di guardare all’emisfero destro quale riflesso di una “rappresentazione più sofisticata ed estesa e molto probabilmente più recentemente evoluta nella corteccia prefrontale”, facendo di esso “la parte più altamente evoluta del cervello” (McGilchrist, I. 2009). L’autore ha infatti affermato come: “l’emisfero destro fondi la nostra esperienza del mondo dal basso e ne dia un senso dall’alto” (McGilchrist, I. (2015): in quanto questo emisfero è più a contatto sia con la dimensione affettiva che con quella corporea.
Il linguaggio di una mente inconscia
Il compito dell’uomo è quello di diventare cosciente dei contenuti che premono verso l’alto, dall’inconscio (Jung, C.G. 1912).
Un ulteriore contributo deriva dalla neuropsicoanalisi, un campo di ricerca dove diversi autori hanno valorizzato la presenza di una mente inconscia e la compartecipazione di diverse funzioni pronte a tradursi in un linguaggio in grado di prendere le distanze da quello razionale, logico e spesso prevedibile. Tucker e Moller, hanno evidenziato come “la specializzazione dell’emisfero destro per la comunicazione emotiva, attraverso canali non verbali, suggerisca un dominio della mente che si avvicina sempre più all’inconscio psicoanalitico motivazionale” (Tucker, D.M., Moller, L. 2007).
A tal proposito Guido Gainotti ha affermato che l’emisfero destro sostiene il livello inferiore “schematico” dove le emozioni sono generate automaticamente e sperimentate come “vere emozioni”, mentre al contrario il sinistro sostiene il livello “concettuale” più alto dove le emozioni sono analizzate coscientemente e sottoposte al controllo intenzionale (Gainotti, G. 2005). In scritti più recenti l’autore (2012) ha sottolineato come l’elaborazione inconscia delle informazioni emotive si basi su una via ben specifica: quella sottocorticale emisferica destra.
Il panorama delle neuroscienze propone dunque una visione più dettagliata circa la “dominanza dell’emisfero destro nell’elaborazione non cosciente” (Chen, L., Hsiao, J. 2014), valorizzando ancor di più quanto l’emisfero destro rifletta un vero e proprio vantaggio nel modellare implicitamente il proprio comportamento rispetto al sinistro il cui ruolo è circoscritto nell’esprimere la conoscenza esplicita. Pertanto, quanto di più implicito ci caratterizza non sempre si riesce a sottoporre al vaglio della coscienza, tuttavia, ciò che più sorprende è proprio come la nostra interiorità e quanto di più profondo ci abita sembri saperla più di noi. Spesso e volentieri infatti siamo impregnati di un linguaggio che non sempre ci appartiene e che dunque non sempre sentiamo come nostro.
Nondimeno il linguaggio razionale, logico e automatico sembra riflettersi sulla nostra unità psicosomatica rendendo i nostri comportamenti e ancor più le nostre rispettive reazioni emotive prive di quel fascino e di quella meraviglia delle quali non dovremmo cessare di aver cura. Nello specifico, infatti, il linguaggio odierno sembra aver cristallizzato la nostra spontaneità, innescando un uso a dir poco eccessivo di quel distretto cerebrale che altro non fa che calibrare e soppesare con la ragione le azioni da compiere ma che di contro non sembrano risentire di quel fascino di cui l’emisfero destro sembra essere il portatore.
Il contributo di James Hillman: la creatività quale predisposizione innata
Il noto psicoanalista americano, nel suo celebre saggio “Il Codice dell’Anima” invita a una vera e propria revisione del concetto di creatività che ben si accompagna a quello da lui stesso descritto e che prende il nome di Dàimon. Secondo l’autore la creatività è il riflesso di un linguaggio che andrebbe coltivato e dal quale non dovremmo mai smettere di farci guidare (Hillman, J., 2013). In rapporto con la dimensione neuroscientifica è affascinante notare quanto ciò che di più lontano era stato descritto, nel presente viene approfondito sotto ulteriori chiavi di lettura; ossia quella scientifica, in grado di prendere spunto da un qualcosa che sembra averla preceduta nel tempo.
Grazie ad ambo i contributi, (di una psicologia alchemica e di una scienza sempre più curiosa) la dimensione neuroscientifica non può e non deve fornire spiegazioni assolute e definitive, ma al contrario fornire quel trampolino di lancio in grado di aprire nuovi spiragli grazie ai quali guardare a qualcosa di indefinito. Sulla base di quanto descritto la curiosità e la dimensione e/o predisposizione inconscia non possono non accompagnarsi a quel ventaglio di emozioni in grado di alimentarne tanto le innumerevoli direzioni quanto le imprevedibili espressioni.
La dimensione emotiva, infatti, non solo risulta una vera e propria guida in grado di orientarci nel mondo ma al contempo essa è a tutti gli effetti il riflesso di un bagaglio esperienziale capace di orientare sia le scelte future che quelle attuali. Dal punto di vista neuroanatomico “l’amigdala destra può svolgere un ruolo di identificazione ad alta velocità per gli stimoli inconsci” (Costafreda, S.G., Brammer, M.J) e favorire “l’apprendimento emotivo inconscio” (Morris, J.S., Ohman, A., Dolan, R.J. 1998). Ciò sembrerebbe confermare non solo quanto le emozioni siano in grado di oltrepassare la barriera della ragione ma al contempo di far affiorare un linguaggio dinanzi al quale la dimensione razionale non sempre risulta pronta a lasciarsi accompagnare.
Le funzioni implicite inconsce e profonde dell’amigdala infatti (Markowitsch, H.J., Staniloiu, A. 2011) ne fanno un vero e proprio “centro e rete di collegamento” che “grazie alle sue molteplici connessioni con le aree corticali e sottocorticali promuove l’integrazione di emozioni, percezioni, cognizioni e comportamento contribuendo a un senso di sé unitario”. La sua connettività pertanto ne colloca le rispettive funzioni al centro del cervello, promuovendo e valorizzando il collegamento tra numerose regioni distanti consentendo quel cablaggio in grado di coinvolgere la dimensione inconscia e intrapsichica, che altro non aspettano se non di emergere consapevolmente.
Bibliografia
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