La favolosa biblioteca di Umberto Eco raccontata da Paolo Pampaloni

da redazione

Il video incontro a cura dell’Aldus Club

Quanti anni aveva Umberto Eco quando ha acquistato il suo primo libro antico? E quanti ne aveva alla fine? Qual è l’ultimo che ha comprato? Che argomenti collezionava? Chi era il suo più “acerrimo nemico” e quali erano invece i suoi autori preferiti? Quale era il libro più costoso della sua collezione e quanto valeva la sua collezione di libri antichi e rari?

In vista della pubblicazione del secondo numero dei Quaderni dell’Aldus Club dedicato a Umberto Eco, l’Aldus Club è lieto di concludere gli appuntamenti Zoom del 2021 con un incontro dedicato proprio a Umberto Eco e alla sua biblioteca, a suo tempo catalogata da Paolo Pampaloni, libraio antiquario a Firenze dal 1984, che risponde a tutte le sopracitate domande con dovizia di particolari e aneddoti inediti.

Scrive Pampaloni: “La Biblioteca di Umberto Eco è stata forse l’ultima delle grandi biblioteche erudite del Novecento, e forse, della Storia. È evidente che soltanto la profonda conoscenza delle materie trattate, ed interconnesse, ha permesso la formazione di questa collezione, il cui fine era ricostruire quel sottile filo del pensiero esoterico che, partendo dai filosofie presocratiche e dai Padri della Chiesa, si sviluppa nel corso della storia nelle sue varie ed occulte discipline: dall’Arte della Memoria, all’utopia dei Rosacroce, dalla fisiognomica alla magia, dalla emblematica alla filosofia della scienza, dall’Inquisizione alle fantasie meccaniche del Rinascimento, dai primi grandi atlanti ai viaggi immaginari.

Già adesso, a pochi anni di distanza, alcune delle opere più significative sono scomparse dal mercato e non se ne conoscono ulteriori esemplari in mani private (Il Manifesto rosacrociano delle Nozze di Federico V, il Liber de Memoria di Francesco da Carrara, la prima, impossibile, edizione della Etymologia di Isidoro da Siviglia, molte delle opere di Postel, alcuni fondamentali opuscoli rosacrociani, il De Civitate Dei del 1470…). Di molte opere non se ne conoscono inoltre esemplari nelle biblioteche italiane, e di altre, solo sparuti numeri nelle biblioteche del mondo.”

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