Che vergogna! Questa era la 44esima edizione (io ho danzato nella 9a edizione e mi sembra ieri) e sono anni che mi sono perso una tale festa della danza… che vergogna! Lode e gloria a Elisabetta Ceron che non demorde e, con passione infinita, ogni anno porta a Udine stelline e SUPERSTAR della scena mondiale della danza!
Quest’anno svettavano Francesco Gabriele Frola, Friedemann Vogel, Maria Yakovleva, Louis Scrivener e Ivana Bueno, contornati da tanti altri solidi e apprezzabili professionisti, provenienti da numerose e prestigiose compagnie: troverete i loro nomi nella Locandina dello spettacolo. Procedendo con maggiore ordine, la serata è iniziata sul maestoso palcoscenico del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, nell’omonima città, sapientemente riempito dal progetto RADICI del Festival Sconfinamenti cha ha visto 65 giovani ma grintosi allievi provenienti da Friuli, Veneto e Slovenia esibirsi nelle coreografie di Nastja Bremec, Michal Rynia, Salvatore Gagliardi, Matteo Zamperin e Cinzia Pittia, facendo ben sperare per il futuro dell’arte coreutica a queste latitudini.

Il programma vero e proprio è poi partito lasciandomi impresso il divertentissimo assolo ABC coreografato da Eric Gauthier per lo strepitoso Shori Yamamoto, in cui viene percorso tutto l’alfabeto, associandolo a passi, tic, vezzi e scaramanzie dei danzatori, costantemente permeato di brillanti trovate dai perfetti tempi teatrali. Non poteva non colpirmi l’impressionante elevazione (l’abilità atletica del salto) di Francesco Gabriele Flora, stella italiana a lungo militante nell’ENB londinese e ora Principal al San Francesco Ballet, e la tecnica adamantina di Ivana Bueno, ancora in forze nello stesso English National Ballet, che ci hanno fatto strabuzzare gli occhi e congestionare le mani per ringraziarli della loro esuberante prestazione nel roboante passo a due Diana e Atteone con la coreografia di Agrippina Vaganova. Francesco Gabriele è inoltre il vincitore del Premio Giuliana Penzi (la Direttrice della Accademia Nazionale di Danza romana nei miei anni di formazione) che ha ricevuto per le sue indiscutibili qualità che ha dimostrato ancora una volta sorvolando il palco udinese nell’assolo Gopak di Rostuslav Zajarov, infiammando nuovamente la platea.
Friedemann Vogel è un danzatore che calca costantemente i palcoscenici di tutto il mondo ed è chiaro il perché: il suo corpo è un trattato di anatomia vivente, la sua tecnica è solida, la presenza è magnetica e l’assolo Mopey coreografato da Marco Goecke, gli calza a pennello, davvero come un guanto, e noi non possiamo che sperare che duri almeno 25 minuti invece dei reali e brevissimi 5 che abbiamo potuto ammirare. Chiudevano la serata Maria Yakovleva e Louis Scrivener con il passo a due che più sentiamo suonare in questo periodo, quello dal secondo atto de Lo Schiaccianoci, qui nella brillante e musicale versione di Wayne Eagling e Tamas Solymosi. Belli, eleganti e sicuri, lui è un ottimo partner oltre che un vero principe dalla tecnica pulita, mentre lei sopravvive brillantemente alla perfida maratona che l’assolo della Fata Confetto impone alle sue interpreti, spargendo luminosità e sicurezza in tutto il teatro.
Pubblico competente ed entusiasta gremiva la grande sala del massimo udinese e io mi mordo i gomiti per aver perso tante edizioni.
