di Cristi Marcì

Ambientandolo in un borgo sperduto della Sicilia, Niccolò Ammaniti orienta con estrema cautela e rinnovata delicatezza chiunque desideri leggere “Il custode” oltre i confini del visibile e di quanto invece non è ancora consentito conoscere, tantomeno disvelare. Un luogo dove segreti millenari e dai contorni mitologici vengono indefessamente custoditi dai membri della stravagante famiglia Vasciaveo.
Il volto misterioso di Triscina
Descritta quale terra arida e ormai priva di una possibile fioritura, Triscina è un luogo dove le speranze e i sogni assumono inevitabilmente la forma delle pietre arse dal sole, dei monti accarezzati dalla lontana brezza marina e di quelle catene arrugginite dal tempo entro cui la libertà è costretta a piegarsi al cospetto di un antico maleficio: frutto di un fanciullesco capriccio divino che tra le pagine di questo romanzo incarna e impregna la caducità umana di tutte le sue possibili e vane sfaccettature. Se da un lato il valore mitico presentato e descritto dall’autore invita a rammentare quanto le radici dell’uomo provengano dal riflesso di stelle lontane viceversa la furia titanica ed esplosiva della psiche conferma ancora una volta come la sua natura intrinseca risalti l’indomito verbo divino, che non sempre si è in grado di trasformare in parole con le quali scendere a compromessi.
ἔρως
Quest’ultima si presenta difatti quale energia primordiale capace da un lato di pietrificare il cuore dall’altro di obnubilare la vista di chi con lo sguardo cerca invano un luogo ove far risplendere quella luce eterna pronta a brillare quando ciò che non conosciamo prende vita dentro di noi.
πάντα ῥεῖ
Protagonista di questa splendida storia è il giovane Nilo che assieme alla madre Agata e alla zia Rosi gestiscono un’attività a conduzione familiare, lavorando il marmo per poi rivenderlo a ignari acquirenti. Tuttavia uno dei materiali grezzi e di difficile lavorazione che il giovane Nilo scopre di dover scolpire è quel filo invisibile che a sua insaputa lo introduce al mistero riconducendolo a più riprese alla scoperta di un corpo sempre più incandescente e pronto a librarsi verso orizzonti ancora inesplorati con i quali si corre spesso il rischio di scottarsi.
Θάνατος
Al pari del marmo, l’alchimia delle emozioni e dei sentimenti risplendono di quel materiale atavico impossibile da definire se non vivendolo nel pieno delle sue infinite contraddizioni e delle sue imprevedibili fisionomie.
Il Custode è dunque una storia che intreccia tante vite quante sono le strade che ogni giorno scegliamo di percorrere. È una fiaba in grado di raccontare il presente sotto un profilo ancestrale e per questo mai prevedibile, ricco di geometrie, le quali una volta intrecciate condurranno all’unisono la nostra essenza a un Io capriccioso, cocciuto e per questo innamorato di quello che il grembo pian piano feconda ma che ancora non riesce a partorire.
Il corpo quale crocevia di regioni ancora inesplorate
Tra i vicoli e i campi abbandonati di una terra destinata a essere dimenticata il corpo del giovane Nilo assume le sembianze di un’isola dove tutto è ancora possibile e sulla cui pelle il bacio di una donna è pronta a innescare un battito pronto a far crollare finanche l’ultimo barlume di certezza. Assieme alla figlia Saskia, Arianna si insinua in maniera prorompente nella vita della famiglia siciliana ridisegnando i confini di un legame che sin dall’antichità era destinato alla devozione assoluta di una legge che adesso rischia invece di sbriciolarsi definitivamente.
Se a tratti l’oscurità appare all’ignaro lettore come il solo farmaco in grado di preservare il valore mitico che si cela tra le mura e gli anfratti della famiglia Vasciaveo, l’amore è altresì l’unico antidoto grazie al quale trasmutare il silenzio in una preghiera disperata e a tratti perfino assordante, dove l’unica voce in grado di alzarsi sarà per sempre quella di una delle tante divinità dalle quali non credevamo di essere abitati. Eppure, non sempre le leggi del cuore viaggiano di pari passo a quelle della ragione.
Perché se è vero che lo sguardo è in grado di sondare l’invisibile, la pelle è la sola barriera capace di tracciare un confine tra gli esseri umani dove ciò che è possibile si mescola all’ignoto in un’eterna epifania: dove alle nostre palpebre non rimane altro che aprirsi a una nuova e rinnovata rinascita. Ricolma di quegli ingredienti con cui silenziosamente si profilano nel buio della notte tante stelle quante sono le nostre speranze.