Appena torno a casa
Un racconto di Jacopo Zonca Continua a leggere Appena torno a casa
Un racconto di Jacopo Zonca Continua a leggere Appena torno a casa
Yori, un audace e curioso ragazzino, intraprende un epico viaggio per recuperare la Pietra d’Ambra Kalash, affrontando pericoli e misteri nei cinque regni di Camambria. Incontrerà saggi e guerrieri, supererà sfide straordinarie, dimostrando che il vero eroismo proviene da un cuore determinato. La sua avventura diventerà leggenda, ispirando le generazioni a venire. Continua a leggere La leggenda di Yori
In sella a Hector, un gigante nero che non teme la fatica mi sento sempre al sicuro, specialmente ora che la luna continua a salire in cielo e le stelle si burlano dall’alto dei confini segnati dalla cupidigia dell’uomo. Il nitrito del mio fedele Shire è la sola ninna nanna che assieme ai suoi occhi mi svela un mondo dove il bene non deve piegarsi a nessun imperativo. A quest’ora le uniche luci di Wagon rimaste accese sono sempre quelle di Enrica del Bosch altrimenti conosciuta come il Diablo di Wagon City: di notte è un angelo ma di giorno può essere il tuo peggior incubo. Continua a leggere Jimbo The Kid
Ecco che, contemplando le mani sporche di un sangue non mio, finii per seguire il filo conduttore della settantina di chitarre sovraincise dal signor Corgan (Your innocence is treasure, your innocence is death. Your innocence is all I have), seguitando a chiedermi se fossi io il cavallo posizionato sul colore sbagliato della scacchiera, o se fossi invece la pedina di un gioco completamente diverso, un carro armato abortito da una partita di Risiko, magari, che vaga alla ricerca del proprio continente d’appartenenza e che invece si ritrova a schiacciare, sotto i suoi cingoli, schiere di pedoni immobili e indifesi, ligi alla fede nel proprio conflitto bicolore. Essere giocatori diversi. Giocare a giochi diversi. Continua a leggere A tu per tu con Ruby
“Nonostante i propositi e la sensazione di una giornata propizia, appena uscito di casa con il desiderio di quella sgambata corroborante, Raffaele incappò in un piccolo disastro: il cane della vicina, un chihuahua con l’indole di una tigre inferocita, di nome Sandokan, aveva provato ad azzannarlo a un polpaccio, pur senza successo, schivato per miracolo, ma la belva gli aveva strappato l’orlo dei pantaloni. Raffaele fece segno alla vicina, ricolma di bigodini sull’uscio della sua villetta, che era tutto a posto, e si disse che quello non poteva che essere l’unico contrattempo di una giornata meravigliosa. Come spesso accade, però, sono proprio queste le premesse che il destino si diverte a controvertere.” Continua a leggere Tre passi con tanti auguri
«Tutti su, muoversi o arriviamo in ritardo!», aveva detto il soldato, nel suo dialetto. Tutti l’ascoltavano. Continua a leggere Un treno chiamato Zeta
“Chi visitava la chiesa ci finiva per caso, di ritorno dalla visita a San Gregorio Armeno. Turisti con le magliette appiccicaticce e lo stupore negli occhi imboccavano il vico ed entravano nella chiesa per inerzia, dopo una giornata di intorpidimento. Forse erano attratti dall’invito riportato su un cartellone a lato del portale, Venite a scoprire il teschio con le orecchie!, o forse speravano di trovare un po’ di refrigerio dall’afa che si incollava alla pelle. …” Continua a leggere ’A Capuzzella
Un uomo riflette sulla sua città, Palermo, mentre il sole illumina la cucina di casa. Il passato si intreccia con il presente, suscitando nostalgia per una vita vissuta tra le strade e i profumi della metropoli siciliana. Nonostante i cambiamenti, la città rimane un luogo di attrazione e rifiuto allo stesso tempo; bellezza e sudiciume sono una cosa sola. Continua a leggere (Im)mobilità
Un racconto di Jacopo Zonca. Continua a leggere Sul filo
Un racconto di epica normalità, una cronaca della fine, pubblicato su l’Espresso qualche tempo fa. Carbonara fluorescente, infradito scintillanti, lobbisti delle armi. L’Italia è diventata un laboratorio sociale regressivo, un’associazione per delinquere di stampo morale, un hellzapoppin dell’obbrobrio. Continua a leggere Apocalisse autogrill: della noce di prosciutto al pepe
Stavamo fermi alla fermata dell’autobus poco più in là della casa. Soli. Io e P.. Tardissimo. Stavamo sotto a un lampione. L’arancione che usciva dal lampione sembrava un bicchiere che ci volesse intrappolare come cimici. P. era a metà di una sigaretta. Il fumo sembrava non uscire dal cono di luce e l’aria diventava soffocante come a stare chiusi in uno sgabuzzino. Continua a leggere L’aria fredda sembrava che l’autunno mi desse baci sulla guancia con la barba che pizzica, quasi fosse innamorato di me