Meritocrazia portami via

di Terry Passanisi

Meritocracy

 Sono di questi giorni due notizie riportate da diversi quotidiani nazionali, nonché da qualche settimanale di comprovata diffusione, che mi hanno innescato una riflessione analoga, per quanto l’una notizia c’entri con l’altra come i cavoli a merenda.

 La prima notizia, apparsa su l’Espresso, per citarne uno, con il titolo “‘Quel professore è antipatico’: l’Università di Trieste boccia lo scienziato”, riguarda la bocciatura dal titolo di professore emerito del geologo Giuliano Panza, uno tra i massimi studiosi al mondo di terremoti. La candidatura era stata proposta – giustamente – da un nutrito gruppo di colleghi matematici dell’Università giuliana. Candidatura subito osteggiata invece proprio da parte dei colleghi geologi del Panza. Tu quoque, come si dice. Ma qual è stata la causa scatenante di tale clamorosa silurata? Il branco di geologi si è stretto come un sol uomo contro la candidatura, accusando il professor Panza di essere antipatico, poco affabile, (probabilmente) un burbero. Non sia mai, apriti cielo, e un bel chissenefrega alle decine di titoli e pubblicazioni in evidenza sul curriculum dell’importante accademico. Faccio mio, intanto, un commento letto su di un social network che ho trovato molto puntuale, fatto dall’amico D’Amelio: certo, leggere di un accadimento tale ha poco a che fare con il fatto che questo sia avvenuto nell’ateneo triestino o in uno di Campobasso. Ha a che fare piuttosto con le solite dinamiche universitarie di bassa lega, di fazioni contrapposte, tra baronati, amicizie e favori di lungo corso, tra questo e quel professore; tra titoli e lauree che vengono assegnati ancora oggi solo se graditi a taluni. Certo, va tenuto conto che i titoli ad honorem andrebbero dati solo a quei personaggi che sono un punto di riferimento, faro e per la cultura che possiedono e per la ricerca che fanno, ma anche per la loro integrità etica e morale. Eppure, per l’appunto, nessuna di queste doti di Panza mi sembra essere stata mai messa in discussione. Non vedo ancora come si possa giustificare un simile episodio che ha la faccia tosta di avere a che fare ufficialmente con la simpatia (o meno) di uno scienziato rinomato. Ce lo faccia sapere il ministero dell’Istruzione, grazie.

 La seconda notizia – in cui trovo un’analogia in nome della lesa meritocrazia – riguarda la polemica nata per un casting che si è svolto nella regione Piemonte, durante il quale la responsabile della selezione scrive agli interessati, a mezzo email, di essere alla ricerca di un “nano o disabile che faccia tenerezza”. Alla faccia del verismo verghiano, senza pudore, la signora addetta alle comparse non si è risparmiata di puntare al proprio obiettivo di lavoro, sottolineando in modo insensibile quali caratteristiche – secondo lei – avrebbe dovuto avere l’attore per quel ruolo. Non si sono fatte attendere le risposte delle associazioni italiane a tutela dei disabili, che si sono riunite tutte insieme sotto l’ashtag #tenerezzastocazzo lanciato dal conduttore radiofonico Gianluca Nicoletti, padre di un bambino autistico. Ecco, non si può fare a meno di provare grande empatia per quelle risposte poco diplomatiche. Soprattutto perché, mi immagino, che in tutta Italia esistano degli attori portatori di disabilità, per ruoli di prima fila o generici, che meriterebbero di lavorare per la loro bravura, anche in quei ruoli delicati di rappresentazione del disagio, e non certo per essere compatiti da qualche telespettatore dalla lacrima facilissima.

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