E ora qualcosa di completamente nuovo

di Terry Passanisi

bovary

Sotto l’egida di questo titolo vorrei iniziare una rubrica ricorrente, che tratti di notizie succose, come si dice, provenienti da tutto il mondo. Cercherò di trattare le notizie in maniera adeguata, con un piglio, quando richiesto, un po’ ironico e un po’ dissacrante. Sempre che non siate vissuti su qualche pianeta in orbita attorno ad Alpha Centauri fino a ieri – per l’amor del cielo, non per colpa vostra, ma poteva andarvi peggio… potevate essere nati in qualche paese italiano isolato da barricate, per esempio – saprete che il titolo si rifà ai siparietti geniali dei Monty Python. Mi impongo, conscio di non essere all’altezza della loro smisurata verve, perlomeno di non prendere le notizie con un tono troppo apocalittico, come va di moda oggi, ovunque. Buone news!

  • Al cosiddetto fenomeno dei Big Data non gliene importa un granché di ciò che abbiamo imparato a scuola e all’università. I Big Data se la ridono sotto i baffi, di noi e della nostra miope concezione di cosa sia un Autore. Inoltre, dobbiamo considerare – proprio per la legge dei grandi numeri (se mi è concessa questa traduzione/traslazione del termine anglofono) – che i Big Data se la spassano allegramente quando ci vedono sbottare esclamando: “Questo è assolutamente impossibile!” Difatti, i Big Data hanno stabilito che molto probabilmente Shakespeare, nella stesura dei tre testi teatrali dell’Enrico VI, abbia ricevuto la copiosa collaborazione di Christopher Marlowe, cosicché le edizioni New Oxford Shakespeare sono state liete di annunciare che: “Grazie agli studenti che hanno affrontato i nuovi test del New Oxford Shakespeare è stato possibile determinare se un autore come Marlowe fosse identificabile dal modo in cui utilizzava il linguaggio; è stato possibile, senza ombra di dubbio, riconoscerlo dal suo modo precipuo quale l’uso frequente di alcuni articoli, e di certe parole comuni rintracciabili in una sequela di frasi, o se, comparato ad altri autori, si fosse verificata nel testo qualche genere di somiglianza evidente.” Una volta determinato questo, i ricercatori hanno applicato lo stesso modello a ritroso su innumerevoli testi, per vedere se ci fosse una concatenazione con autori diversi, oltre allo stesso Shakespeare. Se i risultati avessero dato risultati positivi, sarebbero state condotte prove ulteriori. La conclusione non pare lasciar dubbi: Marlowe pare aver scritto la maggior parte dell’Enrico VI, parte 1, mentre a Shakespeare rimane, in collaborazione, la maggior fetta della stesura della parte 3. Quale sia l’autore principale della parte 2 è ancora difficile da identificare.
  • Prima che la cultura dei workshop emergesse con le sue lusinghe e con la sua critica costruttiva, ci fu un certo Flaubert, che si espose in tal senso, senza riserve. “Flaubert è spesso considerato a ragione come lo scrittore degli scrittori; tutti gli studenti di scrittura creativa dovrebbero comprendere che egli non è, si noti bene, lo scrittore degli aspiranti scrittori”. La nuova biografia di Michel Winock dà un’ottima percezione della miseria inesorabile che fa da contorno alla composizione: ‘raschiandone la superficie, scavando a fondo, rivoltandola più e più volte, rovistando nelle sue viscere’. E Flaubert con quelle indicazioni intendeva rivolgersi, non a un libro nella sua interezza, ma ad ogni singola frase che fosse scritta. Per ben quattro pomeriggi e altrettante sere di seguito, i suoi amici Louis-Hyacinte Bouilhet e Maxime Du Camp rimasero ad ascoltarlo in silenzio, mentre egli decantava loro la sua Tentation de saint Antoine, che era stato tre anni per scrivere; il gruppo d’ascolto gli disse, in tutta risposta, che l’opera doveva essere completamente riscritta oppure gettata nel fuoco. Oggi, non sarebbe propriamente quello che i gruppi di scrittura creativa chiamano mutuo soccorso o sostegno reciproco, ma è da considerarsi un atto di sincera gentilezza. La versione finale della Tentazione, riscritta, rivista e pubblicata venticinque anni più tardi, fu indiscutibilmente migliore.

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