Che fine faranno i nostri libri quando non ci saremo più?

di Guido Vitiello

biblio

Se fossi un padre confessore il mio compito sarebbe relativamente più semplice. Basterebbe allineare un paio di riferimenti scritturali – “Non accumulate tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano” (Mt. 6,19), oppure: “Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini” (Mt. 6,34) – per poi impartirvi una distratta benedizione e mandarvi assolti in nomine Patris eccetera. Ma a ciascuno il suo ministero, e temo che un bibliopatologo debba ricorrere ad altre formule liturgiche, ad altre consolazioni, ad altre scritture. Perciò ho scelto per voi due brani che mi auguro troverete passabilmente edificanti. Diamoci un contegno ecclesiastico e chiamiamoli pure il Vecchio e il Nuovo testamento.

Il primo brano viene da De la bibliomanie di Louis Bollioud-Mermet, un libello del 1761 pervaso da un senso così disperato di vanità universale che possiamo considerarlo, nel nostro canone provvisorio, l’equivalente dell’Ecclesiaste. Come vedete, il vostro dilemma assilla da secoli l’Etern[…]

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