Ormai il trash abita tra noi

di Gianmatteo Pellizzari

trash

Il pacchiano e il mainstream hanno accorciato le distanze sino a confondersi. Una promiscuità inesorabile, che nell’arco di pochi decenni ha assunto le sembianze fatali di un fagiano: come i capelli del presidente Usa.

Se il Presidente degli Stati Uniti, che è il Presidente degli Stati Uniti, esibisce un fagiano (vivo) al posto dei capelli, battaglie da combattere non ce ne sono più: l’ultima enclave culturale del Novecento è stata espugnata. L’ultima periferia che ancora ci restava, sebbene lontanissima dai gloriosi fasti labranchiani, è diventata un quartiere del centro. Addio, trash! Ora abiti placidamente fra noi, come un geometra in pensione, e spezza il cuore vederti così. Tutt’altro che fighetto, certo, ma inoffensivo. Addomesticato. Normalizzato. Accettato.

Un tempo godevi l’inestimabile privilegio della ghettizzazione, guai ad accorciare le distanze che separavano (che dovevano separare) il pacchiano dal mainstream, l’abisso tamarro di “Drive In” dal garbo settecentesco di “Parola mia”, poi ci siamo distratti un attimo, qualcuno ha spento la luce e i due fronti hanno cominciato a mischiarsi. Una promiscuità lenta e inesorabile, a suo modo ferocemente darwiniana, che nell’arco di pochi decenni ha assunto le sembianze fatali di un fagiano. E di un geometra.

Sarebbe splendido, ora, smas[…]

via Ormai il trash abita tra noi – l’Espresso

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