Arte Letteratura

Artista tuttofare

di Ishikawa Goemon.

fisherman

Visto che in diversi mi hanno domandato perché io non stia promuovendo il nuovo libro in modo adeguato, qualsiasi cosa significhi ‘adeguato’, credo sia venuto il momento di spiegare un po’ di cose […]
Una volta mi dicevano che alla prima difficoltà facevo saltare tutto. Mi avevano convinto che se le cose non funzionavano era colpa mia, che ero pazzo e non sapevo gestire le relazioni di lavoro.
Quattro anni fa mi sono messo d’impegno, ho cercato di essere accomodante, di non inalberarmi al primo problema, nemmeno al secondo, nemmeno al terzo, nemmeno al quarto. Mi sono convinto che le cose che erano importanti per me non erano davvero importanti, ho cercato di porre questioni solo quando era strettamente necessario, e retrocedendo sempre di un passo, per lasciare spazio al mio interlocutore.
Ho raggiunto qualche risultato, ma non sono risultati che mi interessano particolarmente. Avere un nome su una copertina di carta non mi interessa particolarmente, mentre, sotto il profilo di ciò che mi interessa davvero, ho preso una valanga di calci in culo. La violenza è stata unilaterale, anche perché avevo e ho altri grossissimi casini di cui occuparmi, e non avevo e non ho né tempo né voglia di studiare le tattiche di risposta.
L’estate scorsa, dopo aver lavorato come un pazzo (quello sì) su tutti i fronti professionali e relazionali, all’ennesima mancanza di rispetto – non per me, ma per quello che stavo facendo – ho iniziato di nuovo a mettere dei paletti. Dall’altra parte hanno risposto, e hanno risposto male, e poi malissimo.
Sarebbe tutto finito con la conclusione di un rapporto, mi sarei incolpato un po’ per non aver ingoiato l’ennesimo rospo, e bona. Ma non è finita lì.
Amici dell’ambiente editoriale, persone di cui mi fidavo, hanno cercato di prendere le distanze dai puntini che, chiamato in causa, ho deciso di mettere sulle i, e ho il sospetto che per molti il passaggio dall’underground di dieci anni fa al mainstream di oggi sia stato fatale, a livello di testa; i puntini sono infine stati liquidati con l’etichetta-piglia-tutto “sta sbroccando”.
Dunque, se sbrocco è colpa mia. Se non sbrocco, sto comunque sbroccando, ed è colpa mia. Mentre stare zitti e accollarsi tutto non ha pagato se non nei termini posizionali che i più danno per scontato interessino a tutti perché interessano a loro.
Non sto dicendo che l’editoria fa schifo, che ci sono le caste, e tutte le altre stronzate. Non mi sentirete mai dire una cosa del genere. Ci sono piccoli rapporti virtuosi, ci si ritagliano angoli temporanei di buona produzione e buona gestione, sia dal punto di vista professionale sia dal punto di vista umano. Ma in larga misura, l’editoria e il mondo della scrittura sono basati su narcisismo e compromessi al ribasso, a discapito dell’unica cosa che conta, che dovrebbe contare, cioè la qualità, e la maggior parte della gente che ci sta dentro è messa come la coppia di pesci di DFW. Ma oggi, mi spiace, è un buon giorno per i pescibanana, finalmente.
Ora, per me una situazione che non garantisce né un risultato qualitativamente dignitoso né un ritorno economico remunerativo è una situazione lose-lose. Non so cosa farò, non potrò fare lavori manuali per sempre, ma nemmeno ammazzarmi per un nulla di fatto.
Soprattutto, se le persone attorno a voi hanno deciso che siete matti – e lo ribadiscono perché “Ma come? Non vuoi essere famoso? LOL” – continuate tranquillamente a fare i matti, perché tanto, che voi lo facciate o no, vi tratteranno sempre così. Quindi evitate tutte quelle robe tipo contratture muscolari e colite nervosa che vi investono quando decidete di adattarvi a schemi ridicoli. Non tanto perché sono schemi difficili da sostenere, quanto perché non valgono niente. Davvero.

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