Cultura Letteratura

Alessandra Dugan. Tradurre Lupo Solitario, lavorare nella EL dei Librogame

di Terry Passanisi.

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Suppongo che stiate leggendo questo articolo attirati dalle parole Lupo Solitario e Librogame, e che, quindi, non abbiate alcun bisogno di spiegazioni in proposito.

La mia passione per la letteratura e per i libri ha molteplici origini – i fumetti dei Peanuts e di Topolino, la lettura de “Il nome della Rosa” –, ma se dovessi fissare una data in particolare, direi che si è cristallizzata il 31 luglio del 1987, quando lessi/giocai per la prima volta il Librogame “Dracula” pubblicato dall’editore EL, scritto da Herbie Brennan e tradotto in italiano da Alessandra Dugan. Avventurarmi in quel testo fu un’esperienza quasi mistica, che mi portò a innamorarmi della lettura, delle parole, dei nomi, dei giochi che questi permettevano; del rumore delle pagine sfogliate, dell’odore della carta, dell’oggetto libro – merito anche del meccanismo di lettura a bivi. C’era, però, qualcosa di straordinario e mai incontrato prima soprattutto in quella prosa, in quei nomi divertenti nella loro dimensione grottesca e inquietante, tradotti e adattati in maniera eccellente. Il nome della traduttrice, riportato sotto il titolo interno, letto e riletto mille volte, non me lo sarei più dimenticato. Fu altrettanto stravolgente scoprire che quell’editore per ragazzi avesse i suoi uffici proprio nella mia città, a Trieste. Da fan accanito dei Librogame qual ero diventato, i sabati pomeriggio, finita la scuola, mi recavo in via San Francesco 62 (indirizzo riportato nel colophon di tutti i volumetti) per provare a suonare il famigerato campanello della Editrice E.Elle (com’era scritto negli anni ’80), nella vana speranza che qualcuno mi aprisse e mi facesse varcare i confini dello straordinario opificio del libro-gioco. Volevo scoprire quali volti si celassero dietro i nomi letti e riletti; quello di Giulio Lughi, il direttore della collana, oppure quello dell’ammirevole traduttrice Alessandra Dugan. Capirete voi, di sabato pomeriggio, chi avrei potuto trovare in un ufficio.

Detto questo, ho imparato che i social network non sono per forza un male. Anzi, sarebbero nati (Facebook in particolare) proprio per far incontrare le persone; perfino quelle più distanti o che non si conoscono affatto. Per esempio, hanno permesso ai fan di un genere di mettersi in contatto con i creatori delle proprie passioni: il musicista preferito, lo scrittore di un romanzo, l’autore di un gioco. Trent’anni dopo, senza essere mai riuscito a incontrarla prima, mi accorgo che su Facebook, tra un commento e l’altro di amici e colleghi che lavorano nel mondo dell’editoria, compare quel nome. Non ho alcun dubbio, ma verifico prima per sicurezza sul suo profilo: è di Trieste e lavora per la EL; quel nome non può che appartenere a lei. Contatto Alessandra che, molto cortesemente, mi risponde subito e mi permette di incontrarla per parlare di quell’esperienza editoriale senza paragoni.

Alessandra Dugan, per la cronaca, ha tradotto per la EL i Librogame di Lupo Solitario dal numero 5 al numero 12 e i due volumi della serie Horror Classic.

Cara Alessandra, finalmente… in realtà c’è ben poco altro da dire sui Librogame. I fan più accaniti e pignoli hanno già svelato tutto e raccolto ogni minima curiosità sulle pagine social e sui siti specializzati; e conoscono vita, morte e miracoli della storia di questo straordinario fenomeno editoriale. Sanno cose che probabilmente non vengono ricordate neanche da chi muoveva i fili in prima persona. Se mai fossero rimaste delle zone d’ombra, microscopiche, nel clamoroso successo della EL, non possiamo che scoprirlo parlandone un po’ con te, a ruota libera. Allora, com’è che ti sei ritrovata a tradurre Lupo Solitario e a lavorare per la EL? 

Su alcune cose devo fermarmi a riflettere, perché non ci torno sopra da un’infinità di tempo. L’aneddoto per cui ho iniziato è molto curioso e simpatico; sembra davvero uno di quelli partoriti per l’intreccio di un romanzo o di un film, oppure voluto, come si suol dire, dal destino. Insomma, mi ero iscritta da poco alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere e, un giorno, la nostra lettrice madrelingua Judy Moss (dice niente, il nome? ndr) entra in classe e chiede ai presenti chi possedesse a casa una macchina da scrivere. Io e una compagna di corso, senza ancora sapere il motivo di quella richiesta curiosa, ci facciamo coraggio e alziamo timidamente la mano. A casa di mia madre c’era una classica Lettera 32 della Olivetti. Propongono quindi a noi due il compito di tradurre il numero 5 di Lupo Solitario “Ombre sulla sabbia”; non avevamo la più pallida idea di che genere di libro si trattasse… Io e lei diciamo semplicemente sì, a scatola chiusa.

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Uno tra i più bei Librogame di tutta la collana EL

Quindi, non hai iniziato con il numero 1? Sei partita dalla serie Horror Classic, per poi passare al numero 5 di Lupo Solitario? 

No, cronologicamente ho tradotto prima Lupo Solitario e poi Horror Classic; oppure, credo, contemporaneamente. Tutto ciò perché i primi quattro della serie di Joe Dever erano già stati tradotti da altri.

Da un altro editore italiano? 

No, sempre della EL, ma da un altro traduttore, forse proprio da Giulio Lughi. Era quell’edizione su fondo bianco con il triangolino in copertina in basso a destra, che si rifaceva direttamente alla veste grafica delle edizioni francesi Gallimard Jeunesse. Alla EL non avevano ancora pensato a che cosa sarebbe potuta diventare questa forma di libri per ragazzi in Italia; poco più tardi, commissionarono allo studio Tassinari e Vetta una nuova veste grafica, originale, per dare continuità e senso alle opere più disparate radunate in una sola collana editoriale. Ti sto parlando più o meno dell’84. In pratica, a me viene proposto di mettere mano alla prima traduzione di Lupo Solitario nella nuova e ufficiale veste del Librogame EL, quella con la fascetta che dopo il 1986 diventerà iconica quanto i marchietti delle varie serie.

Se non sbaglio, ci fu anche una prima tiratura di Lupo Solitario con la grafica definitiva, ma con la fascetta del simbolo di colore bianco? 

Quello fu proprio un errore di stampa involontario.

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Adesso comunque mi torna tutto, visto che “Ombre sulla sabbia” è il mio Librogame preferito della serie Lupo Solitario. Senza sapere che l’avessi tradotto tu, all’epoca, anch’esso mi sorprese proprio per la sua prosa. Raccontami un po’ di questa tua prima traduzione e di come, trent’anni fa, un editore si approcciava ai giovani traduttori esordienti. 

Di fronte alla prima offerta che mi fecero, assegno in mano e contratto ‘serio’ sotto gli occhi, non potei che firmare con entusiasmo e senza dubbi. Quindi, io e la mia amica, ci ritirammo in clausura in casa di mia madre – che, tra l’altro, oggi è la casa in cui vivo con la mia famiglia – durante un periodo di pausa dalle lezioni universitarie. Facemmo una spesa abbondante, come quando si parte per una vacanza, e a suon di sigarette e caffè ci mettemmo sotto a tradurre i libri che ci avevano assegnato. Alla macchina da scrivere, altro che computer. Ricordo ancora l’incessante ticchettio dei tasti…

Devo dire che l’approccio è stato molto lineare, professionale e amichevole da parte dell’editore. Del resto la EL, che anche se non è così noto a tutti è pur sempre l’acronimo della Editoriale Libraria nata alla fine del XIX secolo a Trieste, sia come editore che come tipografo, già nei nostri anni Settanta era uno dei più importanti per ragazzi. Anche se non era ancora il numero uno in assoluto, com’è diventato oggi. Cosa che è poi accaduta proprio grazie alle enormi vendite di Librogame. La sua storia e le sue evoluzioni si possono approfondire sul sito ufficiale (http://www.edizioniel.com/chi-siamo/).

Com’è che poi sei entrata in pianta stabile alla EL e, ancora oggi, ti trovi a essere una delle colonne portanti, nonostante sia cambiato tutto, abbiate acquisito i marchi Einaudi Ragazzi ed Emme Edizioni, non pubblichiate più libri-gioco di alcun tipo e il target a cui vi rivolgete sia cambiato? Immagino che il tuo primo contratto fosse per una semplice collaborazione? Le forme contrattuali erano più o meno le stesse di oggi? 

Sì, era un primo piccolo contratto di collaborazione, più o meno identico a quelli di oggi. Finita la prima traduzione per Lupo Solitario, questo lo ricordo molto bene e fotograficamente, andai a consegnare il mio plico di fogli dattiloscritto (immaginate che reliquia sarebbe per un collezionista! ndr) nella storica vecchia sede di via San Francesco 62, proprio dove venivi a scampanellare tu, eh eh – ma non solo tu, tranquillo, poi ti spiego meglio. Entro in questo affascinante, un po’ decadente palazzo asburgico e, all’interno degli uffici dove si faceva proprio tutto, da zero a libro finito e stampato, con questa famigerata bacheca scolpita in legno con la scritta “Buckdruckerei des Öster.Lloyd” di cui tutti si ricordano, incontro la signora Fatucci, l’amministratore delegato del marchio, che mi domanda subito se voglio prendermi un altro incarico, sempre in relazione ai Librogame.

Presumo che avessero cominciato a programmare insieme a Giulio Lughi la traduzione di altre decine di titoli, qualcun’altra da affidarti il prima possibile… 

No. Cioè, sì, quello sì, era già tutto ben che programmato. In realtà… non so se ti ricordi che in fondo ai Librogame, all’ultima pagina o giù di lì, c’era una specie di schedina ritagliabile che si poteva compilare e inviare con i suggerimenti, le mancanze, le proposte o le richieste di arretrati?

Be’, Alessandra, di un Librogame mi ricordo ogni singolo particolare, più o meno. Di sicuro qualche appassionato ne saprà più di me, ma… certo, la famosa schedina da compilare! Pagina che non avrei mai ritagliato, ovviamente, neanche sotto tortura, per non deturpare il libro. Piuttosto l’avrei fotocopiata; e comunque no, una di quelle non l’ho mai spedita.

Ecco; a un certo punto, iniziarono ad arrivare in redazione tonnellate di schede: ritagliate, fotocopiate, scritte a penna, a matita, piegate, solcate, stropicciate, ricalcate, cancellate e riscritte tre volte. E a me era stato proposto un contratto con la EL proprio per sobbarcarmi la mole di questa sorta di posta del cuore che stava imprevedibilmente sfuggendo di mano. Se da una parte, ovviamente, decretava il clamoroso successo dei Librogame, e una mole di vendite oltre ogni immaginazione, dall’altra significava anche, in proporzione, dover rispondere alle migliaia – credimi, migliaia – di schede che ci arrivavano tutti i giorni nei sacchi delle Poste. Mentirei, se non ammettessi che è stata la strategia di marketing più importante e lungimirante; quella che ci ha permesso di creare, come si direbbe oggi, un fanbase fidelizzato, fondamentale per la collana e per il marchio, nonché la possibilità di proseguire con le proposte per ben dieci anni. Non voglio dirti una cavolata: ho risposto a ogni singola scheda.

Dai, non è possibile; qualcuna l’avrete cestinata, sarebbe comprensibile…

No, davvero. A un certo punto, tutti quanti in redazione ci eravamo presi a cuore questo tipo di interazione col pubblico; non era soltanto una questione di promozione editoriale. Non farò nomi, ma con alcuni ragazzini più assidui di altri avevamo instaurato un vero e proprio rapporto d’amicizia, ci conoscevamo bene. Ricevevamo da loro regali, scatole di cioccolatini e presenti natalizi… Devo dire che alcune storie erano perfino toccanti, perché i Librogame erano una valvola di sfogo e una possibilità di realizzazione emotiva per certe situazioni familiari al limite. Il Librogame era un’occasione di felicità e riscatto per quei ragazzi che soffrivano di importanti problemi fisici, costretti a letto o su una carrozzina. E per convincerti che rispondevamo proprio a tutti, telefonate comprese, pensa che avevamo dovuto studiare una linea di condotta (o piano da battaglia…) per non scontentare nessuno e, di conseguenza, per limitare il tempo da dedicare a ogni singola richiesta. Avevamo letteralmente stabilito una durata delle telefonate con ciascuno!

Se ho ben capito, allora, tutti i fan dei Librogame che chiamarono alla EL parlarono proprio con te?

Credo proprio di sì.

Venendo a una curiosità che mi solletica di più a livello personale, della traduzione dei due Horror Classic, e nello specifico di “Dracula”, ti ricordi qualcosa in particolare? C’è un aneddoto che potrebbe farmi felice?

Guarda, in realtà ricordo ben poco di quella traduzione… mi hai incuriosita; stasera, appena torno a casa, voglio proprio rileggermela e vedere se, in effetti, è così buona come dici tu. Aneddoti particolari? No, devo deluderti.

Okay; in compenso, ti assicuro che il tuo lavoro fu eccezionale. Senza niente togliere al grande Herbie Brennan, lo scrittore di Librogame che preferisco in assoluto, autore degli originali “Dracula’s castle” e “The curse of Frankenstein” da te tradotti, la prosa italiana di tuo pugno è sicura, colta e meno scarna, quindi perfetta per un’ambientazione romantica del terrore. A proposito di farmi felice, non ti ricordi neanche del personaggio geniale di Samuele Inutile, il felice impresario?  

Aspetta… ma sì, certo! Il felice impresario me lo ricordo. Il becchino. Quello che invitava il protagonista (cioè tu…) al suo macabro compleanno in cui tutti gli invitati sono morti…

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Il Felice Impresario, Samuele Inutile, dal Librogame “Dracula” di J.H. Brennan

Proprio lui! Che un becchino si chiamasse il felice impresario mi sembrava fantastico. Se rifiutavi l’invito alla festa nel laboratorio, ti trapanava la testa oltre per oltre; e nonostante la scena fosse macabra e violenta, nonostante io avessi solo dodici anni, non sai quanto mi fece ridere quel contesto, grazie al tuo adattamento del nome, ben risolto e divertentissimo. Leggerti era una… rivelazione, per un ragazzino delle medie come me. Pensa, per esempio, che la parola toccasana l’ho imparata grazie a te, trovando la pozione del dottor Van Helsing.

Per gli enigmi, i codici cifrati e i giochi linguistici, ci pensavi sempre tu o traducevi i nomi e i paragrafi e poi passavi i rompicapi a Giulio Lughi?

No, no… me la cavavo bene anche con quelli. Lughi faceva un controllo finale sul meccanismo del percorso, oppure si assicurava che i rimandi e i paragrafi non finissero in un circolo vizioso o in un vicolo cieco. Capitava che alcuni libri, già in originale, avessero degli errori madornali. Mi ricordo Lughi girare per le stanze con queste enormi mappature fatte a mano su carta, su fogli attaccati l’uno all’altro…

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Capisco… la mia mappa personale per riuscire a completare l’avventura con Jonathan Harker

Pertanto, tornando alle tue mansioni a trecentosessanta gradi dentro la EL, oltre che a Giulio Lughi per aver scoperto i gamebook e averli portati in Italia col mitico nome Librogame, oltre che alla proprietà nella figura di Orietta Fatucci, per aver creduto in questo prodotto editoriale, per il grande successo e per tutto quello che vi ruotò attorno e che permise di arrivare a un pubblico sempre più vasto, bisognerebbe rendere merito a te, almeno alla pari? 

Giulio Lughi e Orietta Fatucci sono stati di sicuro il deus ex machina del Librogame. Lughi è stato bravissimo come direttore della collana, come traduttore e adattatore degli svariati enigmi presenti nei libri; controllava che i rimandi e i paragrafi corrispondessero, come ti ho detto; attentissimo ad acquisire i titoli migliori che giravano nel mondo in quel momento, per poi raccoglierli organicamente in varie serie. Ma sulla scoperta vera e propria dei gamebook, in realtà, devo sfatare un mito. Non so se tra i meglio informati si sappia… Siccome di recente sono stata simpaticamente richiamata sulla questione, perché avevo relegato una persona in particolare al semplice ruolo di stampatore dei Librogame, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Come ti ho detto, la EL era una costola della Editoriale Libraria che stampava nello stesso edificio – tutto fatto in casa al cento per cento –, e che rispondeva agli ordini di Gianni Stavro. Non fu Giulio Lughi a scoprire i Librogame; fu in realtà Gianni Stavro grazie ai suoi contatti in Francia. Fu lui a volerli importare e proporre per la prima volta al pubblico italiano.

Okay, molto interessante; io di sicuro non lo sapevo, anche se conoscevo il nome di Stavro come tipografo ufficiale. Ecco che la prima mutuazione di Lupo Solitario dall’edizione francese e non da quella inglese acquisisce un senso. 

Sì; anche questo aneddoto sembra far capo a una volontà del destino…

È inutile ripetere in questa intervista come sono proseguite poi le cose, perché sono ben note a tutti gli appassionati: lo straordinario successo, le milioni di copie vendute, il caso editoriale più clamoroso della storia italiana recente, un successo nazionale senza paragoni, ma anche internazionale visto che altri paesi esteri acquisivano le licenze da voi; fino al fisiologico declino nella seconda metà degli anni ’90.

Se penso che il primo volume di Lupo Solitario ha avuto qualcosa come quaranta e più ristampe… Ed è stato insignito del Premio speciale selezione del Bancarellino. Avevamo fatto sì, cosa mai successa prima con l’oggetto libro, che fossero i bambini e i ragazzi a trascinare i genitori dentro le librerie, supplicandoli di comprare loro le ultime uscite di Oberon o di Alla corte di re Artù.

Guarda, in tal proposito avrei diversi aneddoti anch’io. Pensa che mentivo ai miei genitori, chiedendo loro denaro per il cinema che, in realtà, avrei speso per l’ennesimo Librogame della serie Advanced Dungeons & Dragons. Per non parlare della volta in cui mi misi a piangere di fronte alla vetrina di “Mondadori per voi”, in via Gallina, perché improvvisamente erano sbucati fuori due nuovi titoli a distanza di poco meno di una settimana e mio padre si rifiutava di comprarmeli (era, in tutta sincerità, a causa di un brutto voto preso a scuola; ma sorvolerei…)

Vendevamo migliaia di copie tutti i mesi e ne proponevamo sempre di più. Questo trend è durato circa dieci anni. Tieni conto che gli utili fatti con i Librogame sono ciò che ci ha permesso di diventare oggi il principale editore italiano per bambini/ragazzi; e che ci ha permesso negli anni di passare indenni situazioni di crisi che molti altri editori non sono riusciti a fronteggiare. Il declino dei Librogame è stato quasi naturale. Tornando alla domanda che faceva capo a tutto questo discorso, non saprei quale fu la causa precisa della fine, è stata una commistione di cose: i videogiochi, forse, oppure l’avvento dei giochi di ruolo. Ci avevamo provato anche noi a un certo punto, con delle produzioni nostrane molto, molto valide, ma che non vennero capite; ti ricordi?

Certo! Kata Kumbas, ad esempio; poi, quello che mi sembrava il più intrigante di tutti, grazie alle splendide grafiche che accompagnavano sempre i vostri prodotti, I cavalieri del tempio, di ambientazione medievale e pseudo-fantasy… Se non vado errato, oggi, quello di genere investigativo, Holmes & Co. in ottime condizioni vale una fortuna. Ma non fu a causa dei giochi di ruolo, quelli erano emersi parallelamente ai Librogame e, anzi, erano pratiche che si supportavano l’un l’altra–  

Mi ricordo che, in ogni caso, i nostri giochi di ruolo non vendettero bene come i Librogame. Quello di genere fantasy sì, perché quella era comunque l’ambientazione cardine dei GDR e dei Librogame, quella che funzionava sempre e comunque. Una volta iniziato il tracollo delle vendite, provammo a rilanciare il prodotto in diversi modi, ma non ci fu verso di cambiare il corso degli eventi. Poi, nel 2007, ci riprovammo con l’edizione Expanded di Lupo Solitario, sempre con la vecchia squadra a coordinare il progetto, pensando che i tempi fossero di nuovo maturi, ma quella volta ci rendemmo conto presto che gli anni Ottanta non sarebbero più tornati. Se i vecchi GDR della EL hanno un valore collezionistico, non credo che i quattro volumi di Lupo Solitario Expanded valgano qualcosa…

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Il regolamento GDR “I cavalieri del tempio”

E invece ti stupirò; proprio per la scarsa vendita, pur non essendo rarissimi, gli Expanded hanno un buon valore collezionistico.

Eh, vedi che non sono più sul pezzo, come si suol dire… Mi ricordo che vendettero veramente poco e abbandonammo subito l’idea di proporne altri. Non ce ne vogliano i fan, ma per un editore certi tipi di operazioni nostalgia possono significare un salasso.

A proposito di collezionismo, valore dei volumi più rari degli anni ’80 e fan che darebbero un rene pur di mettere le mani su alcune copie introvabili, ti faccio la mia domanda da un milione di dollari. So per certo, dopo essermi informato tra gli amici librai, nei forum e da vari distributori, che di tutti i Librogame stampati trent’anni fa, quelli invenduti sono andati al macero, oppure stanno su scansie private, oppure in qualche mercatino delle pulci. Fondi di magazzino, praticamente, non ne esistono più. Non è che la EL possiede per caso una sorta di Fort Knox del Librogame, un caveau segreto in cui custodisce un certo numero di copie per ogni titolo? 

Be’… la risposta è semplice.

Cioè, vuoi dire che… 

Sì. Tutti gli editori conservano delle copie d’archivio per ogni titolo pubblicato nel corso della storia: per consultazione, da far vedere ai clienti, per raccapezzarsi sul percorso editoriale di un’edizione particolare. Di solito, una volta mandato in stampa un libro, si archiviano, per uso interno, tre copie per ogni novità e due copie per ogni ristampa. Fa’ tu il calcolo…

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Una collezione completa di tutti i Librogame pubblicati dalla EL

Cioè, tu mi stai dicendo che per ogni nuovo titolo e ogni sua successiva ristampa uscita al tempo, la EL ne ha archiviate, intonse, letteralmente… . Sai che questo potrebbe scatenare un assalto al vostro Fort Knox? Non sto scherzando.   

Eh, ma sono ben difese, quelle copie, non preoccuparti.

E, per restare nella legalità, non c’è nessuna speranza per i collezionisti più incalliti di rivolgersi a voi e acquistare l’introvabile e rarissimo volume che manca nella loro collezione? Immagino già la tua risposta, ma tieni conto che dopo questa qualcuno potrebbe sentirsi male e non vedere la luce del giorno dopo… 

Ti dirò: bisogna sempre tenere conto che lo spazio d’archivio di un editore non è infinito e che, ciclicamente, capita di dover essere costretti a smaltire qualcosa, dando il via a una cessione, oppure al macero. Non è il nostro caso e di solito succede per delle opere non memorabili e inutili. Ma non si può mai dire…

Dopo questa notizia, forse, sarò io a non vedere la luce del giorno dopo. 

Esagerato! Tu e gli altri collezionisti dovreste provare a sentire qualche libraio che tratta l’usato e rileva gli stock…

Figurati, vengono sistematicamente depredati da chi rivende su Ebay oppure dai collezionisti più all’erta. C’è un mercato tra privati vivissimo. Per fortuna gli speculatori sono pochi e gli appassionati tanti. Perfino i cataloghi sono ricercatissimi!

Ah, però! Non hai idea della quantità di cataloghi che sono finiti al macero.

Ultima domanda: pensi che la EL, visto che il Librogame sta finalmente tornando alla grande da un paio d’anni, grazie all’iniziativa di piccoli editori indipendenti, grazie soprattutto alla tenacia del compianto Joe Dever e degli altri autori storici che stanno rimettendo mano ai loro inediti, potrebbe mai pensare di pubblicare di nuovo qualche gamebook in una nuova edizione, oppure ristampando i suoi vecchi titoli?  

Quello che posso dirti io è: no. Abbiamo cambiato completamente obiettivi, ci siamo specializzati nella letteratura della prima e della seconda infanzia e tutta la nostra programmazione non ha più nulla a che fare con un’operazione editoriale del genere.

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La nuova versione deluxe di Lupo Solitario, dell’ottimo editore Vincent Books

D’accordo; sono certo che sia un vero peccato, conoscendo la cura che ci mettereste. In ogni caso ti posso solo ringraziare per il tempo che mi hai concesso con questo tuo meraviglioso scrigno della memoria. E, non per ultimo ovviamente, per tutto quello che ha significato il tuo lavoro (e di tutti i tuoi colleghi della EL) per la nostra generazione di lettori e giocatori di GDR. E ricordati soprattutto di una cosa: domani, quando rientri in ufficio, da’ subito ordine di far scavare attorno all’edificio della EL un fossato, e di metterci a nuotare dei coccodrilli. 

Ah ah! Non ho detto che il caveau dei Librogame sia esattamente negli attuali uffici della EL.

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Per approfondire:

Letture consigliate:
  • Dracula – J.H. Brennan (EL, 1987 trad. Alessandra Dugan)
  • Frankenstein – J.H. Brennan (EL, 1987 trad. Alessandra Dugan)
  • Ombre sulla sabbia – Joe Dever (EL, 1986 trad. Alessandra Dugan)
  • La torre fantasma – Jean Blashfield (EL, 1987 trad. E. Baron, S. Bianco)

10 commenti

      1. Un mistero irrisolto tra i collezionisti è ad esempio la (sembra) inesistenza di prime edizioni né prime ristampe dei numeri 1 e 2 di Lupo Solitario con la classica fascetta blu. L’edizione più vecchia esistente accertata è la seconda ristampa febbraio 1987. Come se la E.elle avesse ritenuto prima edizione e prima ristampa le due precedenti uscite ossia la primissima senza fascetta e quella bianca “sbagliata” (benché in quest’ultima non ci sia scritto ristampa). Ma se così fosse perché i numeri 3 e 4 fascetta blu esistono in prima edizione 1986 nonostante fossero già usciti con la grafica di copertina senza fascetta, la primissima?

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  1. Mi sento chiamata in causa…
    Mi avete fatto andare nel caveau, superando il fossato coi coccodrilli famelici. Ho affrontato scaffali polverosi, scatoloni pesantissimi, aria viziata e temperature da giungla tropicale. Ma ho ricostruito la storia, che poi è la stessa che ricordavo anche prima di sciogliermi come una candela dentro l’archivio storico.
    Lupo Solitario 1-2-3-4: primissima edizione con copertina mutuata da Gallimard, senza logo e fascetta azzurra, 1985.
    Lupo Solitario 1-2: seconda edizione ( non menzionata in colophon ) con errore di stampa. Sarebbe la prima edizione con il logo Tassinari e Vetta, seppur stampato sbagliato. Sempre 1985, dice il colophon, prima edizione.
    Da lì in poi tutte le ristampe con fascetta azzurra.
    Credo che agli esordi non si facesse molto caso all’accuratezza dei colophon, quindi esistono a tutti gli effetti DUE prime edizioni dell’1985, quella “francese” e quella bianca.

    Qualcuno mi deve una birra.

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      1. Grazie per la risposta e per aver addirittura verificato di persona nel caveau dei pericoli! Dunque è ufficiale che i primi due numeri di Lupo Solitario fascetta blu più antecedenti siano “seconda ristampa febbraio 1987”.

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