Cultura Società

La favola fasulla dell’accoglienza di valli e borghi

Dopo l'omicidio di Agitu Ideo Gudeta, è ora di smetterla di dipingere valli e borghi come il paradiso di artigiani e tradizioni folkloristiche.

a cura di Rural Hack

Agitu Ideo Gudeta, in occasione dell’incontro dal titolo “Donne anche noi. Storie di fuga e riscatto”

Riceviamo la notizia che il sorriso bello e impegnato della nostra cara Agitu Ideo Gudeta ha smesso di splendere. Il suo corpo è stato trovato brutalizzato e senza vita nella propria abitazione. Agitu era arrivata a Trento nel 2010 dopo essere scappata dalle violenze e dagli scontri in Etiopia e dopo aver ricevuto diverse minacce dal governo del suo paese dove il problema principale era ed è quello del landgrabbing e cioè gli espropri forzati dei terreni agricoli dei contadini per essere poi dati in mano alle multinazionali per l’impianto di grosse coltivazioni a monocolture per prodotti destinati all’esportazione.

Ed è proprio qui che Agitu, assieme a un altro gruppo di giovani, iniziò la propria lotta per denunciare l’illegalità degli espropri. Una battaglia che l’ha portata a ricevere minacce e intimidazioni tanto da costringerla a prendere la decisione di scappare dalla propria terra. Avendo studiato sociologia a Trento torna in Italia nel 2010 dove viene ospitata da amici, avendo notato moltissimi terreni in montagna abbandonati comincia a elaborare un progetto per il loro recupero. L’abbiamo tanto amata e stimata perché dal 2010 a oggi Agitu Idea Gudeta è riuscita a realizzare la nostra idea di innovazione rurale con la costituzione dell’azienda biologica La Capra Felice. Una innovazione inclusiva, progressista, militante, riccha di senso…

Aveva dichiarato al giornale Il Dolomiti: “Ci sono tantissimi terreni che non vengono coltivati in queste montagne trentine e possono diventare un’occasione importante sia per i giovani migranti ma anche i ragazzi italiani che stanno cercando un lavoro. Potrebbero mettersi assieme, creare delle piccole cooperative dove tutti offrono le proprie capacità, dalla forza fisica alla propensione per il marketing. È un progetto che voglio portare avanti e mi sono già messa la lavoro”. E ancora: “All’inizio le persone che vivevano nelle zone montane non avevano mai visto una ragazza di colore e c’era molta diffidenza ma un po’ alla volta sono riuscita a conquistare la fiducia di tutti”. Ma malgrado fosse ormai amata da una grande comunità doveva spesso subirsi frasi del genere di “Brutta negra”, “voi non potete stare qua, tornatevene al vostro Paese”, “devi morire”.

Due anni fa una aggressione in casa dalla quale riuscì a salvarsi, e tanti attentati alla sua azienda agricola e alle sue capre. Le ultime notizie dicono che a ucciderla sia stato un pastore suo dipendente per motivi economici. Ma comunque siano andate le cose vogliamo cogliere l’occasione per meditare ancora una volta sull’urgenza di rifuggire l’oleografia del paesano, smettendola di dipingere valli e borghi come il paradiso di artigiani e tradizioni folkloristiche. I fanatici dei borghi, della restanza, gli opportunisti dei bandi, gli avvoltoi del recovery fund devono per un attimo fermarsi e calibrare bene il senso delle loro parole e delle loro azioni che, involontariamente, ma non senza responsabilità, possono finire per avallare tutta una serie di chiusure e il senso di isolamento che spesso hanno reso necessario la fuga dei giovani dai paesi verso le braccia del mostro di una modernità barbara. Da mostro a mostro. Dal patriarcato al padrone. Da barbarie a barbarie. Tertium non datur. Tertium non datur? Così pare.

Così è e così sarà se continuiamo a fare finta di niente e se non ci raccontiamo queste violenze e quel senso di isolamento che ancora è un dato costitutivo di molte comunità locali. Agitu era venuta a mostrarci, praticandola, una via per creare ponti verso forme di futuro più desiderabili. E abbiamo preferito, ancora una volta, crocifiggerla. “Andrà tutto bene” ci siamo ripetuti nei mesi scorsi. Non ci pare… Non stiamo riuscendo a trovate forme alternative per rispondere alle fragilità svelate da questa pandemia che non siano ancora forme di violenza e coercizione. Di questo si tratta: violenza è quella che ha subito ieri Agitu; violenza è quella che devono subirsi le donne ogni giorno se decidono di emanciparsi e portare avanti idee, progetti e ideali (dentro e fuori dai borghi); violenza è quelle che ha dovuto subirsi (fisica e verbale) una donna di origini africane (!!!) a causa di una mentalità razzista sdoganata da certi comportamenti politici; violenza è quella di chi sottolinea che a ucciderla è stato un africano come se questo bastasse a negare l’evidenza di sentimenti razzista e maschilisti ancora vivi alle soglie del 2021. Non abbiamo parole, non vogliamo trovarne. Ci sono momenti in cui non bisogna necessariamente parlare. Sospendiamo le pubblicazioni fino al nuovo anno e ci mettiamo a meditare su questo strazio.


1 comment

  1. Profondo dolore per questa donna, che sento Amica, nata e vissuta in un mondo difficilissimo e disumano che lei aveva saputo trasformare, e ricreare in meglio, in un’altra parte del Pianeta.
    “La capra felice”….
    Difficile dimenticare la sua storia, e il sorriso, di questa coraggiosa donna…
    Che almeno la terra le sia lieve 🌹❤️

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