Letteratura Racconti

Rubare a Josephine Rowe. Scrivere meglio leggendo i racconti dell’antologia “Fino ad agosto”

Dall’antologia di undici racconti, "Fino ad agosto" di Josephine Rowe, edita da 8tto Edizioni nel 2020, si trae un aspetto narrativo per scrivere meglio: non dire tutto subito.

di Maurizio Donazzon

La scrittrice australiana Josephine Rowe

Leggo narrativa per tre motivi, anche se non li cerco necessariamente tutti in un’unica opera. Leggo per nutrimento spirituale, ovvero per emozionarmi, conoscere nuove realtà, comprendere meglio i rapporti tra le persone e delle persone con il mondo. Leggo per divertimento, ovvero per rilassarmi, per sorridere o ridere, per appassionarmi alle avventure dei personaggi. Leggo, infine, per imparare a scrivere meglio, per rubare agli scrittori ciò che mi ha colpito delle loro opere, per capire nello specifico come fanno, usando solo parole – segni su un supporto –, a regalarmi nutrimento spirituale e divertimento.

Dell’antologia di undici racconti, “Fino ad agosto” (https://8ttoedizioni.com/prodotto/fino-ad-agosto-rowe/), di Josephine Rowe, edita da 8tto Edizioni nel 2020, parlerò qui di un aspetto narrativo per scrivere meglio: non dire tutto subito.

In un racconto, o in un romanzo, sono presenti svolte narrative che servono a creare una deviazione dalla semplice concatenazione di causa ed effetto di eventi, azioni e reazioni, per portare la storia in direzioni inedite. Ad esempio, Cappuccetto Rosso viene mandata dalla mamma a portare del buon cibo alla nonna. Senza questa svolta iniziale, chiamata evento scatenante, probabilmente Cappuccetto starebbe ancora giocando nel cortile di casa. Oppure, Cappuccetto incontra il Lupo. Anche qui, senza questo incontro, Cappuccetto avrebbe semplicemente attraversato il bosco per arrivare senza inciampi dalla nonna. Le svolte narrative sono di solito eventi che succedono al protagonista e provocano una sua reazione. Un altro tipo di svolta narrativa è quella informativa, o meglio, è un evento della storia che porta nuove informazioni al protagonista. Ad esempio, in un romanzo giallo il detective viene a sapere, ovvero ottiene l’informazione, che un personaggio ha mentito, quindi può aprire una nuova linea di investigazione. Oppure il detective ha un’illuminazione che gli fa capire chi è il colpevole. Nell’illuminazione, le informazioni già conosciute si compongono in un sistema del quale il personaggio prende consapevolezza; come nei puzzle, la foto o l’immagine, già esistente nell’insieme delle tessere sparse, si manifesta solo quando vengono assemblate.

I racconti della Rowe presentano delle svolte narrative diverse, costituite da informazioni che il narratore comunica al lettore, non al protagonista che ne è già a conoscenza. Non sono quindi svolte nel percorso della storia, ma nella percezione del lettore. In altre parole, il narratore pospone alcune informazioni importanti per creare nel lettore la sensazione di una svolta narrativa. Un tipo di svolta simile è la rivelazione finale che, sorprendendo il lettore, gli fa riconsiderare la parte precedente del racconto. Il racconto “La sentinella” di Fredric Brown utilizza questo genere di svolta.

Nel caso della Rowe, farò l’esempio dal racconto “Batter d’occhio” che si può leggere anche nella sezione Abbecedari di Spazinclusi dedicata a traduzioni di autori stranieri (http://www.spazinclusi.org/news/abbecedari/batter-docchio/). Mi dispiace, ma gli spoiler saranno necessari. Il racconto parla di due fratelli, Raf e Fynn. Raf narra in prima persona. All’inizio c’è un lungo flashback dei fratelli da ragazzi al mare con la famiglia. Il lettore capisce che Raf ha una sorta di rivalità con Fynn, che è in realtà suo fratellastro.

Il racconto inizia a pag. 15, ma solo a pag. 21 Raf racconta: “Cerco di strappare mio fratello da ciò che ne ha fatto la mitologia locale. Un Idiota Sconsiderato nella migliore delle ipotesi. Assassino nella peggiore. Ti sarà passata in macchina davanti a quelle croci sulla banchina di Highridge Road per anni, da prima ancora che ci incontrassimo. Fatte a mano, candide come ossa sbiancate nel deserto. Ricoperte ogni primavera da uno strato nuovo di vernice, con orsacchiotti, fiocchi, altri ninnoli sentimentali. Gingilli rinnovati ogni settembre. Opera dei nonni, sospettiamo; il padre è troppo riservato per quel genere di cavolate.” Qui il lettore capisce che dei bambini sono morti e che Fynn è in qualche modo coinvolto come “sconsiderato” oppure “assassino”.

A pag. 22: “Secondo le voci, in base a chi lo chiedi, Fynn è sgattaiolato, fuggito, strisciato, si è rifugiato, è andato a ‘fanculo, ha alzato il culo, o semplicemente è andato nelle isole a nord della Scozia”. Nuova informazione: Fynn è andato via dal paese.

A pag. 23: “Mio fratello […] sembra persino più vecchio di quando era in tribunale, più vecchio di quanto pensassi possibile.” Altra informazione: c’è stato un processo per stabilire se Fynn è uno “sconsiderato” o un “assassino”.

Poi a pag. 25: “Come se sei anni fossero troppo presto”, e poi “sei estati”. Qui al lettore viene detto che Fynn è andato via per un periodo piuttosto lungo, sei anni.

A pag. 26 sappiamo: “Arrivando dall’aeroporto deve essere passato davanti a quelle croci, il luccicante guardrail rinforzato. […] Sei maledette estati… […] d’un tratto le croci piantate sulla banchina della superstrada non rappresentano due bambine piccole e la loro madre insegnante di canto. Rappresentano l’intolleranza di una cittadina, rancori portati avanti più a lungo di quanto sia giusto o necessario”. Esplicitamente si parla poi dell’incidente a pag. 30: “È successo tutto in un lampo. In un batter d’occhio, Fynn dice da allora. Ha sterzato per evitare il cane che è uscito correndo dai cespugli. Ha sbandato con la sua utilitaria nell’altra corsia finendo dritto contro la sedan che stava arrivando. Solo un batter d’occhio. Il guardrail a quanto pare solo di bellezza, corroso dall’aria salmastra, si è sgretolato”.

Ora la svolta narrativa si è definita del tutto. Il lettore sa che Fynn è ritornato dopo sei anni di auto-esilio nella sua città dove abita Raf. È partito perché coinvolto in un incidente dove ha ucciso una donna e i suoi due figli, lasciando il marito vedovo. Ha sostenuto di essersi distratto perché un cane gli aveva attraversato la strada. È una svolta informativa, ma solo per il lettore, Raf è ovviamente al corrente della situazione. Il narratore in prima persona, Raf, che conosce già tutto, lo svela al lettore. Nel racconto sono presenti anche una doppia svolta evento: Raf e Fynn incontrano il vedovo in un bar e poi questo si presenta a casa di Raf dove è ospitato Fynn. E una svolta informativa per il protagonista Raf: Fynn confessa a Raf che non c’era nessun cane che gli ha attraversato la strada.

Perché in questo racconto viene usata una svolta narrativa informative per il lettore? A mio avviso perché non è un racconto d’azione, ma è centrato sui personaggi, la loro personalità e le loro relazioni. Ci sono dei fatti che succedono nella storia: Fynn arriva a casa di Raf; mangiano e bevono con Ti, la moglie di Raf; i fratelli vanno al bar dove incontrano il vedovo; tornano a casa… Ma sono azioni ordinarie, quindi l’impatto emotivo delle azioni è basso. Non abbiamo a che fare con le dinamiche azioni di Indiana Jones che deve recuperare l’Arca dell’Alleanza strappandola dalle mani dei nazisti. La svolta narrativa per il lettore riesce però a creare tensione, proprio come farebbe una svolta basata sugli eventi o azioni. È quindi adatta per raccontare l’interiorità, i sentimenti, le relazioni, riuscendo a creare tensione e interesse nel lettore, basandosi sullo svelamento di informazioni che producono un cambio di rotta della storia. Questa tecnica è usata dalla Rowe in quasi tutti gli altri racconti dell’antologia. Accenno brevemente solo a un altro testo, sarà l’ultimo spoiler. In “Zavorre” un trentatreenne fa un giro in barca sul lago dove andava con sua madre. Il racconto inizia a pag. 87. A pag. 90 si accenna a una “vecchia latta di biscotti e il suo contenuto farinoso”, e a pag. 94 si aggiunge “Cristian toglie il tappo dal barattolo della latta, vede il trito di polvere e ossa”. Solo a pag. 95 il lettore saprà che Cristian “Era andato a ritirare le ceneri e aveva pensato che ci fosse stato un errore, perché ciò che gli diedero non avrebbe riempito un barattolo di caffè. Ma era sempre sempre stata una cosina piccola; dove c’era lo spazio per un tumore?”. Qui diventa manifesto che la madre è mancata e il ragazzo è andato al lago a spargere le sue ceneri.


Maurizio Donazzon tiene corsi di Scritture creative a Treviso. I suoi racconti, contemporanei e di genere, sono presenti in Il Loggione Letterario, Il Paradiso degli Orchi, Lahar Magazine, Narrandom, Sguardindiretti, Spazinclusi, Verde Rivista, WebSite Horror. È autore e curatore della sezione Abbecedari presso Spazinclusi.

Link a tutti i suoi testi qui: https://linktr.ee/mauriziodonazzon


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