Cultura Letteratura

Osservare il mondo con lo sguardo di Dante

Nel 1865 a Ravenna i manovali Pio Feletti e Angelo Dradi trovarono per caso una cassetta di legno, sul coperchio una scritta con inchiostro nero: Dantis Ossa. La scoperta mosse una città intera, che iniziò a ruotare attorno a una sola ossessione: la testa di Dante e ciò che conteneva.

da redazione

Pietro Trellini
Lo scrittore e giornalista Piero Trellini

Sono le dieci del mattino del 27 maggio 1865. A Ravenna due manovali trovano per caso una cassetta di legno. Stanno per gettarla tra le macerie quando qualcuno nota sul coperchio una scritta: Dantis Ossa. La scoperta muove una città intera, e un vortice di persone – assessori, periti, notai, medici e scienziati – inizia a ruotare attorno a una sola ossessione: la testa di Dante. Tutti vogliono sapere perché quel cranio si trovi lì, quale sia la sua storia e soprattutto il peso del suo cervello. Per conoscerne la grandezza in realtà bastava vedere cosa avesse prodotto: la Commedia, il più bel libro mai scritto dagli uomini.

Dante lo aveva creato attingendo da ciò che aveva vissuto, rubando saperi, storie e segreti, e lo aveva popolato di figure per lui familiari, quelle che avevano respirato la sua stessa aria: Paolo e Francesca, il conte Ugolino, Farinata, Cavalcanti, Guido da Montefeltro, Ezzelino e gli altri. Erano tutti legati. Eppure un mondo così piccolo era diventato una storia universale. Come Dante ci sia riuscito rimane un mistero. Per provare a svelarlo e a sfiorare un brandello di verità resta forse una sola possibilità: evitare di guardare lui per guardare ciò che guardò lui. Prendere quindi gli uomini che attraversarono la sua iride per distribuirli in una storia. E tentare così di vivere, con i suoi occhi, le vite degli altri.

Ma che vita aveva avuto Dante? In quali esistenze si era imbattuto? Per provare a sfiorare un brandello di verità occorre fare un esperimento: evitare di guardare lui per guardare ciò che guardò lui. Tentare, dunque, di vivere le vite degli altri. Piero Trellini ama le sfide e conduce la sua indagine raccogliendo tasselli in apparenza molto distanti tra loro, provenienti dai campi del sapere più disparati: saggi, analisi e studi di storiografia, demografia, biologia, climatologia, retorica, genealogia, iconografia, sviluppi urbani, oltre che di storia economica e agraria. L’intreccio di tutti questi dati compone un grandioso mosaico finale e porta l’autore a una conclusione: il mondo di Dante era incredibilmente piccolo, ma con il suo genio riuscì a trasformarlo in una storia universale.

Piero Trellini ha scritto per la RepubblicaLa Stampall Messaggeroil Manifesto e il Post. Nel 2019 ha pubblicato La partita. Il romanzo di Italia-Brasile (Mondadori; Premio Bancarella Sport 2020, Premio Ape 2020, Premio Mastercard Letteratura “Opera prima” 2020, Premio “Giuria tecnica” Massarosa 2020), che ha riscosso un immediato successo di critica e di pubblico.


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