Letteratura

Niente trucchi da quattro soldi

Hemingway e Carver condividono tutta una serie di atteggiamenti e di abitudini che dovrebbero essere adottati da chi vuole scrivere: alzarsi presto alla mattina, scrivere tutti i giorni, rivedere molte volte i propri testi e riscriverli quando necessario. Condividono anche l'impostazione dei loro discorsi, che non riguardano la teoria o l'erudizione, come potrebbe essere per quelli di un critico, ma le tecniche, il gusto, i mondi della scrittura.

di Maria Luisa Mozzi

Raymond Carver, Ridge House, Port Angeles, Washington (1987)

Ho letto di Ernest Hemingway, ‘Il principio dell’iceberg, Intervista sull’arte di scrivere e narrare’, Il melangolo, 1996 e di Raymond Carver, ‘Niente trucchi da quattro soldi. Consigli per scrivere onestamente’, Minimum fax, 2002. Né l’uno né l’altro dei due libri è opera diretta e voluta dall’autore: quello di Hemingway è un’intervista rilasciata a tal Plimpton e quello di Carver è una sistemazione, fatta da altri, di brevi brani tratti da interviste, saggi autobiografici, prefazioni, lezioni.

I due scrittori condividono la descrizione di una serie di atteggiamenti e di abitudini che dovrebbero essere adottati da chi vuole scrivere: alzarsi presto alla mattina, scrivere tutti i giorni, rivedere molte volte i propri testi e riscriverli quando necessario. Condividono anche l’impostazione dei loro discorsi, che non riguardano la teoria o l’erudizione, come potrebbe essere per quelli di un critico, ma le tecniche, il gusto, i mondi della scrittura.

Di diverso, i due libri hanno molto. Hemingway spesso non risponde alle domande dell’intervistatore, si irrita, generalizza, sminuisce con il sarcasmo. Dà anche qualche risposta articolata, per esempio con l’immagine dell’iceberg, famosissima, in cui spiega che, nei testi, deve emergere solo l’estrema e ultima elaborazione di tutto ciò che lo scrittore è diventato per esperienze, letture, vita; tutto il resto c’è, ma deve restare nascosto al lettore. Poi però, per esempio, non vuole dire in modo analitico quali autori lo abbiano influenzato, non vuole “rubare il mestiere ai critici” e spiegare i suoi romanzi, ripete che ha un immaginario e degli incubi come tanti, ma alla fine non si scopre, non scende in particolari, dice che si tratta solo di imparare, ascoltare, percepire e poi scrivere. A una domanda sullo stile dice che la risposta sarebbe lunga, complessa e durerebbe due giorni; conclude: “[…] poi avrei raggiunto un tale livello di autoconsapevolezza che non sarei più in grado di scrivere una riga”.

Sicuramente Hemingway si racconta in questo modo, ma non era così; tuttavia, l’immagine che mi è rimasta di lui alla fine della lettura è quella di un idraulico, che sa che pezzo occorra nella cassetta del water perché funzioni, è in grado di procurarselo e di collocarlo, il che, certo non è poco. Ma non conosce, quell’idraulico, i principi fisici su cui si basa il funzionamento del pezzo e dello sciacquone tutto, e forse neppure come sia fatto quel pezzo e perché vada inserito in quel modo. Sa che funziona e tanto gli basta. Hemingway nell’intervista racconta le sue memorie, mostra la stanza in cui scrive, il piano d’appoggio, gli oggetti che ha bisogno di avere a portata di mano. Non vuole parlare in modo analitico di stile, di gusto, di scelte e, quando gli viene chiesto come abbia raggiunto questo o quello dei suoi risultati migliori, invoca sempre la fortuna.

Il libretto di Carver è più utile per chi voglia provare a scrivere, specialmente se leggerà anche i racconti di questo autore. Carver dice che è importante scrivere perché senza l’immaginazione e i sogni sarebbe tutto troppo noioso, perché scrivere ci aiuta a conoscerci e quindi a costruire più consapevolmente le nostre vite e perché la vita acquista senso se lasciamo in eredità a chi verrà dopo di noi testimonianze del nostro passaggio sulla terra. Bisogna scrivere senza trucchi, dice Carver, senza esibire ingegnosità o complicazioni; bisogna scrivere in modo diretto, chiaro, onesto. Bisogna essere concreti, comporre testi realistici, parlare delle cose che ci sono vicine. Suggerisce, Carver, di iniziare il racconto in prossimità della massima tensione, dopo la quale la narrazione scollina. Dice di preferire, per i suoi racconti, gli interni familiari e che è utile nominare gli oggetti quotidiani, il televisore, il frigorifero, un bicchiere, e illuminarli di tanto in tanto nel corso della narrazione. Parla di tante altre cose, per esempio degli editor e del loro lavoro, del rapporto con il lettore, dell’importanza delle scuole di scrittura. Confermo, per chi voglia cominciare a scrivere, che il suo libro possa essere utile.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: