Perché Tarantino è divertente: analisi di un maestro del cinema

di Jacopo Zonca

Gli indimenticabili Vincent e Jules interpretati da John Travolta e Samuel L. Jackson.

Sono passati ventidue anni dall’uscita del primo volume di Kill Bill, opera monstre del filmmaker americano che proprio come i film precedenti fece breccia nel panorama cinematografico di inizio anni Duemila, con la potenza di una saetta, consolidando la fede dei tarantiniani nei confronti del loro idolo ed entusiasmando il pubblico di tutto il mondo.

Se la maggior parte dei critici fu d’accordo nell’elogiare l’estetica abbagliante di un film che riusciva a condensare i registri stilistici e i generi più disparati – colore, bianco e nero, anime, western, thriller, yakuza movie, kung fu e “chambara” – qualche addetto ai lavori storse il naso per la violenza, a loro dire eccessiva, all’interno di alcune sequenze. Fu proprio in un dibattito televisivo durante la promozione del primo volume del film che Tarantino pronunciò la frase che dà il titolo al libro, quando la discussione con una giornalista decisamente arrogante e dal dubbio gusto nel vestire si andò a incagliare in un vicolo cieco: “Quentin, perché tutta questa violenza?” e lui, saltellando sullo sgabello e con gli occhi accesi, prontamente cantilenò: “Because is so much fun, Jan! Get it!”

Il pubblico si potrebbe chiedere se sia davvero necessario approfondire ulteriormente un autore della cui storia ormai si sa ogni cosa e che grazie ai suoi film è divenuto un’icona pop alla stregua di Freddy Mercury e Madonna. …

Tarantino ormai è abituato a queste sterili accuse che, come e prima di lui, molti hanno ricevuto: diffamazioni scagliate solo per alimentare il dibattito riguardante la violenza cinematografica e la sua influenza nella realtà di tutti i giorni, una diatriba rivelatasi assurda, ma che ancora oggi purtroppo inquina la ricezione e il modo di valutare ogni film.

Perché è divertente” è una locuzione perfetta per sintetizzare l’approccio di questo grande regista alla materia cinematografica; tuttavia, sarebbe riduttivo pensare che le scelte di Tarantino siano dettate solo dal desiderio di divertire. Certo, davanti all’uscita di un nuovo saggio dedicato al cineasta, il pubblico si potrebbe chiedere se sia davvero necessario approfondire ulteriormente un autore della cui storia ormai si sa ogni cosa e che grazie ai suoi film è divenuto un’icona pop alla stregua di Freddy Mercury e Madonna. Ma la risposta è semplice: Sì.

Prima di tutto, il materiale all’interno del libro (edito da Minimum fax e tradotto da Sara Biliotti) è stato raccolto da Gerald Peary, importante critico e storico del cinema statunitense, che ha selezionato molte delle interviste più significative al maestro del pulp, dando così la possibilità ai fan di scoprire ulteriori approfondimenti sui film che hanno amato, e in secondo luogo, perché questo testo racconta un Tarantino inedito, cioè l’uomo comune di genio, senza dubbio, ma di estrazione semplice – che si cela dietro al regista venerato in tutto il mondo.

Nelle prime pagine incontriamo il cineasta rampante, fresco di un esordio incandescente (Reservoir Dogs) sicuro del suo talento e allo stesso tempo intimidito da una nuova popolarità che solo qualche anno prima, quando lavorava al “Video Archives”, il famigerato videonoleggio di Los Angeles, reputava una chimera. Ripercorriamo così il passato del giovane Quentin, quello di un baby cinefilo fantasioso, determinato a inseguire il sogno di diventare un attore, addolorato per l’assenza del padre e accudito da una madre giovanissima in condizioni tutt’altro che agiate. In queste prime interviste si scoprono alcune sfumature che rendono giustizia a un percorso tanto commovente quanto maldestramente esaltato: è vero, Tarantino non ha mai frequentato una scuola di cinema ed è sempre stato un divoratore di ogni tipo di film, tuttavia, la passione per la recitazione l’ha spinto a frequentare diversi laboratori teatrali per sei anni, un periodo di formazione in cui il futuro autore ha imparato a maneggiare gli strumenti della recitazione, ma ha anche appreso molti segreti riguardo la direzione attoriale e la drammaturgia. È grazie a questi corsi che Tarantino, incoraggiato dai suoi insegnanti, muove i primi passi come sceneggiatore. Nascono così i copioni di “True Romance” che sarà diretto nel 1993 da Tony Scott e “Natural born Killers” cult diretto Oliver Stone uscito nel 1994. A proposito di quest’ultimo film, ci sono parecchie rivelazioni importanti per fare chiarezza sulle intenzioni originarie di Tarantino e sulle modifiche apportante da Stone.

Perché è divertente” rappresenta un’ulteriore mappatura che delinea la fase creativa precedente alle riprese, un processo che il regista di Pulp Fiction segue scrupolosamente – e scaramanticamente – come il più navigato degli scrittori: va in cartoleria, acquista un nuovo quaderno e alcune penne, appunta le idee e poi comincia a scrivere a mano. Solo in un secondo tempo ribatte tutto alla tastiera, anche se, dichiara più volte, non ama particolarmente questo passaggio.  Chiunque abbia pensato che le sue sceneggiature siano già ottime e pronte per essere girate alla prima stesura già che frutto di una mente fuori dal comune, probabilmente rimarrà deluso, poiché Quentin il perfezionista prima di far leggere qualcosa ad amici o produttori deve arrivare almeno fino alla sesta bozza.

“A prova di morte”, parte del dittico Grindhouse, tra i film tarantiniani purtroppo più sottovalutati.

Scopriamo che durante il periodo di scrittura non esiste solo il cinema come fonte di ispirazione, ma anche molti romanzi (Tarantino è un grande ammiratore di Larry McMurtry) tanta musica e teatro. A rendere prezioso “Perché è divertente” ci sono i racconti dei i riti, le descrizioni dei bisogni e le tante passioni di un vulcanico inventore di storie capace di gestire una fama planetaria e allo stesso, tempo coltivare nuove idee senza mai dimenticare le sue origini e il suo retroterra. Per ricaricare le pile ed essere in grado di creare pura evasione, infatti, il cineasta deve rimanere a contatto con la vita reale. Certo, non è immune al lusso, all’ebrezza del successo e della ricchezza, ma per lui è importante conservare la sua vecchia utilitaria in garage, andare al fast food con gli amici, collezionare poster e ritagliarsi momenti di totale solitudine in cui leggere, vedere e scrivere. “Fino a vent’anni sono sempre stato da solo, per questo mi piace estraniarmi da tutto quando finisco di girare un film” e ancora “Quando vado al cinema non firmo autografi, sono uno spettatore come tutti gli altri, riuscite a capirmi?”. La filmografia tarantiniana è così apprezzata proprio per le esigenze comuni del suo autore, necessità che successivamente vengono trasfigurate ed esaltate all’interno di opere strabordanti di dettagli e riferimenti che affrontano la tematica della violenza in modi sempre distinti, non solo come puro e semplice intrattenimento, ma anche come specchio di un’America brutale e di un’infanzia che l’enfant prodige ha vissuto con tristezza. Vi siete mai chiesti perché i bambini descritti da Tarantino sono quasi sempre senza genitori?

Emerge così un’interiorità complessa, un animo sfaccettato che ha portato questo artista a compiere scelte differenti e controcorrente per tutta la sua carriera: dal sorprendete Jackie Brown alla partecipazione come sceneggiatore e attore in “Dal tramonto all’alba”, film di cui va orgoglioso, passando poi al già citato “Kill Bill” e successivamente all’ambizioso progetto Grindhouse condiviso con il collega e amico Robert Rodriguez per approdare poi a “Inglorious Basterds” e  “Django unchained”. Il libro si ferma lì. Sarebbe stato interessante scoprire approfondimenti e aneddoti su “The Hateful eight” e “Once upon a time in Hollywood” (da non perdersi, in questo senso, la lettura dell’omonimo libro ndr), ma quello che c’è in queste trecento pagine basta e avanza. Se poi decideste di leggere anche “Cinema Speculation”, saggio in cui Tarantino dimostra di essere un critico raffinatissimo e “Once upon a time in Hollywood”, romanzo espansione del suo ultimo film – entrambi editi da La nave di Teseo – allora, il vostro divertimento sarà assicurato.


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