Spinelli, Rossi e Colorni: eroi anti-dittature. Ventotene capitale democratica d’Europa

di Giacomo Faramelli

Altiero Spinelli fu incarcerato dalla dittatura fascista nel 1928. Per le sue idee trascorse in carcere e al confino la bellezza di 15 anni. Ernesto Rossi fu condannato nel 1930 a venti anni di galera per la sua opposizione intellettuale alla dittatura, ne trascorse 13 tra carcere e confino. Eugenio Colorni, fu condannato nel 1938 alla massima pena e al confino per 5 anni. 

Rossi era un reduce – volontario – della grande guerra, liberale del Partito d’Azione, quadro di Giustizia e Libertà, grande amico di Gaetano Salvemini. Anticomunista (già ai tempi della stesura del Manifesto) che ai marxisti contestava dogmatismo e intolleranza ma a cui seppe riconoscere il contributo fondamentale nella lotta alla dittatura. Colorni, filosofo di famiglia ebraica e socialista, fu arrestato dall’OVRA, la polizia segreta di Mussolini, nel 1938 in quanto antifascista ma soprattutto perché ebreo. Colpevole a detta del tribunale speciale di “intrattenere rapporti con altri ebrei in italia e all’estero,” nell’ambito di un presunto complotto ebraico mai dimostrato e che lo portò a Ventotene. Spinelli fu un militante comunista sui generis, un autodidatta che definiva il marxismo, nel suo primo, fideistico approccio, “una cattedrale di granito e nebbia.”

Durante la prigionia Spinelli iniziò una lungimirante (perché anticipa di almeno vent’anni qualsiasi espressione del genere in Italia) critica radicale dello stalinismo e del comunismo sovietico, fino ad essere espulso dal PCI nel 1937 – dunque prima di Ventotene- con l’accusa di “essere un piccolo borghese”, un trozkista. Quello che dall’altro ieri per Fratelli d’Italia è diventato un incrocio tra un pericoloso brigatista irriducibile e Marx, era dunque uno scomunicato, un critico, e peggio ancora un frequentatore del pericoloso bolscevico europeista Luigi Einaudi (sarcasmo).

L’isola di Ventotene

Precursore dell’idea di federalismo europeo, tra i fondatori dell’europeismo come antidoto a tirannia e barbarie, Spinelli partì dal Manifesto di Ventotene e lavorò per tutto il resto della sua vita all’idea di una Europa Unita dentro e fuori dalle istituzioni italiane e comunitarie. A ogni latitudine comunitaria è considerato, insieme ai suoi compagni di confino e scrittura, uno dei padri dell’Europa. Il gioco spregevole di ieri della Premier è quello della destra sovranista mondiale. Estrapolazione di frasi decontestualizzate (vedi citazione di ieri), gridare al lupo rosso o arcobaleno, ridurre la complessità, azzerare conoscenze, idee e dibattiti e tritare tutto come vivessimo in un social a web aperto mai uscito dagli anni 70 in cui lo spirito di rivalsa missino è supportato da un livello culturale tale da dire: “Ventotene = comunisti demmerda che vogliono il superstato”.

Il dramma dell’opposizione italiana è agire secondo logiche e schemi vecchi di quarant’anni, e agitare Ventotene come l’ennesimo feticcio (tra l’altro tenuto in alto negli ultimi tempi solo e soltanto da singoli benemeriti tipo il povero Sassoli) di un’orazione stanca: la Costituzione più bella del mondo, la resistenza (ricordiamo: 44mila cristiani a luglio ’44 su quaranta milioni), l’antifascismo militante, ora Ventotene. Poi, forse, il futuro viene. Perché il vero problema è che il Celebrity death match (citazione over 35) quotidiano sulla storia, anzi, sulla riduzione della riduzione della storia,  è un’incredibile arma di distrazione di massa che funziona bene di fronte a un’opinione pubblica anestetizzata e ridotta a espressioni di solo tifo. MA.

Sventolare feticci e spaventapasseri come unico metro per affrontare le enormi sfide mondiali che ci aspettano è l’equivalente di un elettroencefalogramma piatto per il futuro di questo paese. Guardando le scene di ieri, con praticamente l’intera classe politica avvitata sul bignamino ultrà della storia patria, rivendicando le camiciuole dei nonni o i pulpiti dei padri, viene da parafrasare Éomer del Mark: “Non fidate la speranza, ha abbandonato queste terre.” (“Il signore degli anelli” meriterebbe di essere citato più da giovani operai progressisti che non da riccastri fascisti ndr).

Post Scriptum. Aggiungo una postilla. Eugenio Colorni fu ucciso a pochi giorni dalla liberazione di Roma da una pattuglia della banda Koch, miserevole ammasso di assassini e torturatori inquadrati nella repubblica di Salò.  Fermato, riconosciuto, rifiutò di rivelare informazioni che avrebbero portato alla distruzione della prima brigata Matteotti di cui era uno dei fondatori. Spinto nell’androne di un palazzo fu ferito da tre colpi di pistola. Spirò il 30 maggio del ’44 a soli 35 anni. Senza poter vedere i primi passi della creatura tanto sognata e discussa a Ventotene.

Un pensiero su “Spinelli, Rossi e Colorni: eroi anti-dittature. Ventotene capitale democratica d’Europa

  1. L’attacco al Manifesto Ventotene è stato un attacco miserabile e fatto giusto per causare clamore. La cosa triste è che effettivamente l’opinione pubblica non sa bene cosa sia questo tipo di Manifesto, dei suoi fondatori e perché è nato.

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