The White League: il potere bianco visto dall’interno

di Jacopo Zonca

Lo scrittore texano Thomas Zigal

Sono molti i romanzi e i film che trattano il tema del razzismo americano, dei ghetti, dei clan suprematisti che ancora credono al delirio nazistoide della superiorità della razza. Sono in minoranza però le opere che decidono di affrontare questa tematica – oggi più attuale che mai – di pancia, e soprattutto, narrando le dinamiche interne che la governano, come nel caso di “The White League”.

Il libro racconta la storia di Paul Blanchard, un uomo privilegiato, ricco, figlio di un mecenate dell’industria del caffè, sposato, con figli e perfettamente inserito e rispettato nella comunità altolocata di New Orleans. La sua è un’esistenza invidiabile, fino a quando Mark Morvant, una vecchia conoscenza del college, ora pronto a entrare in politica al fianco dei repubblicani, decide di ricattarlo, minacciando di far trapelare un segreto che Paul tiene nascosto nei meandri della sua anima da tempo, un mistero che, se fosse svelato, potrebbe costargli tutto.

Thomas Zigal, autore texano vincitore del premio Jesse Jones per il suo romanzo d’esordio “Molti fiumi da attraversare” approda in Italia grazie a Readerforblind, casa editrice indipendente nata nel 2021 che grazie a questo titolo e alla (ri)pubblicazione di altre opere per troppo tempo dimenticate, ci fa scoprire altri strati e sfumature degli Stati Uniti, elementi che ci aiutano a capire un paese dove i sogni più grandi possono diventare realtà, ma nel quale allo stesso tempo esistono contraddizioni laceranti.

È proprio la contraddizione uno degli elementi chiave di questo romanzo: quella perenne incoerenza e indecisione che divora il protagonista dalla prima all’ultima pagina. Non ci immergiamo nelle avventure di un personaggio distante dalla nostra quotidianità, non seguiamo le vicende di barricaderi rivoluzionari pronti ad andare a muso duro contro gli avversari; Paul Blanchard ha tutte le caratteristiche di un uomo comune che, anche se benestante, ha la sfortuna di essere inserito in un meccanismo i cui ingranaggi lo possono stritolare da un momento all’altro.

Siamo all’inizio degli anni Novanta, il colpo di coda dell’imperialismo americano prima dell’11 settembre, le comunità ricche disseminate in ogni stato tengono molto a salvaguardare i propri privilegi e anche a New Orleans, la città in cui Blanchard vive, non si fa eccezione. Dietro alle grandi famiglie dell’Uptown, all’ombra dei loro party e dei loro circoli esclusivi, si nasconde lo spettro della White League: un’organizzazione massonica di cui Paul conosce le gesta, ma alla quale non ha mai aderito. L’incontro con Mark Morvant lo costringerà a fare i conti non solo con il suo passato, ma anche con quello di suo padre, morto anni prima. Se durante tutta la sua esistenza è riuscito a stare lontano dalle società clandestine, la sua indagine lo porterà alla consapevolezza che anche gli insospettabili godono dell’amicizia di persone influenti e pericolose.

Se da una parte il rimando alla contemporaneità statunitense, e quindi al trumpismo e al fallimento di alcuni sistemi democratici è chiaro, dall’altra “The White League” riesce ad andare più in profondità creando un ritratto ancora più inquietante degli States. Zigal infatti ci racconta un potere bianco – e le correnti politiche satellite che gli fanno da scudo – molto meno famoso del Ku Klux Klan ma ugualmente temibile, prediligendo una delicatezza narrativa che non solo alleggerisce un libro di seicento pagine in cui si mescolano molto efficacemente elementi noir e sentimentali, ma racconta con disincanto e chiarezza la storia americana attraverso vari rimandi alla guerra di Secessione, anni cruciali che hanno trasformato gli Stati Uniti, i cui strascichi si sono prolungati nelle decadi a venire, infiltrandosi nelle università, nei media e quindi nel modo di pensare della gente, ed è strano che una terra costruita e fatta prosperare da popoli provenienti da tutto il mondo, non riesca a superare le proprie manie e le proprie paure.

Solo tuffandosi nell’oscurità il protagonista verrà a contatto con una classe politica più simile a una tifoseria hooligans che a un gruppo di statisti, conoscerà la giustizia corrotta e l’intolleranza, e dovrà riuscire a farci i conti, per se stesso, ma soprattutto per sua moglie e i suoi figli.

“The White League” pone grandi interrogativi non solo sul problema del razzismo, ma anche sulle organizzazioni massoniche che nella maggior parte dei casi vanno a braccetto con i piani alti dell’economia e quindi del governo, poiché principali finanziatori dello stesso, sia esso di matrice repubblicana o democratica.

Certo, non è un problema solo americano: il mondo si sta incagliando in una direzione unica in cui si prediligono i fronti compatti e i modi di pensare unici invece che faticare nella diplomazia del pensiero. Come affrontare questa deriva? Sicuramente non esiste un’unica soluzione e la risposta non arriverà facilmente, ma i libri come “The White League” possono essere un’ottima arma per fronteggiare gli schieramenti facili che schiacciano sempre di più l’epoca contemporanea.

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