Esercizi di stile

da Redazione Downtobaker

queneau

Un semplice episodio di vita quotidiana, di sconcertante banalità, e alcune variazioni sul tema, in cui la storia viene ridetta mettendo alla prova alcuni generi letterari, giocando con il lessico, stravolgendo la sintassi, permutando l’ordine delle lettere alfabetiche… Un effetto comico e travolgente; un esperimento sulle possibilità del linguaggio che può essere usato, come già avvenuto innumerevoli volte in passato, per fini didattici. Ecco a voi alcuni tra i migliori esercizi di stile di Raymond Queneau nell’intraprendente e impeccabile traduzione di Umberto Eco.

“Questi gli esercizi di stile che per anni mi hanno tentato come traduttore – spiegava Eco nella prefazione italiana dell’opera –, perché erano ritenuti intraducibili, legati come sono al genio specifico della lingua francese. E, infine, la decisione: non si trattava di tradurre, almeno nel senso corrente del termine, ma di capire le regole di gioco che Queneau si era posto, e quindi giocare la stessa partita con la lingua italiana. […] Omaggio, umile e devoto, a un grande artificiere che ci insegna a muoverci nella lingua come in una polveriera. E per artificiere si intende Maestro dell’Artificio.”

Notazioni

Sulla S, in un’ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore più tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. È con un amico che gli dice: “Dovresti far mettere un bottone in più al soprabito”. Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.

Metaforicamente

Nel cuore del giorno, gettato in un mucchio di sardine passeggere d’un coleottero dalla grossa corazza biancastra, un pollastro dal gran collo spiumato, di colpo arringò la più placida di quelle, e il suo linguaggio si librò nell’aria, umido di protesta. Poi, attirato da un vuoto, il volatile vi si precipitò. In un triste deserto urbano lo rividi il giorno stesso, che si faceva smoccicar l’arroganza da un qualunque bottone.

Comunicato stampa

Chi ha detto che il romanzo è morto? In questo nuovo e travolgente racconto l’autore, di cui i lettori ricorderanno l’avvincente “Le scarpe slacciate”, fa rivivere con asciutto e toccante realismo dei personaggi a tutto tondo che si muovono in una vicenda di tesa drammaticità, sullo sfondo di lancinanti pulsioni collettive. La trama ci parla di un eroe, allusivamente indicato come il Passeggero, che una mattina si imbatte in un enigmatico personaggio, a sua volta coinvolto in un duello mortale con uno sconosciuto. Nella allucinante scena finale, ritroviamo il misterioso personaggio dell’inizio che ascolta con assorta attenzione i consigli di un ambiguo esteta. Un romanzo che è al tempo stesso di azione e di stranite atmosfere, una storia di terso e spietato vigore, un libro che non vi lascerà dormire.

Volgare

Aho! Annavo a magnà e te monto su quer bidone de la Esse – e ‘an vedi? – nun me vado a incoccià con ‘no stronzo con un collo cche pareva un cacciavite, e ‘na trippa sur cappello? E quello un se mette a baccaglià con st’artro burino perché – dice – jé acciacca er ditone? Te possino! Ma cche voi, ma cchi spinge? e certo che spinge! chi, io? ma va a magnà er sapone.

E bastasse! Sarà du’ ore dopo, chi s’arrivede? Lo stronzo, ar Colosseo, che sta a complottà con st’artro quà che se crede d’esse Christian Dior, er Missoni, che so, er Mister Facis, li mortacci sui! E metti un bottone de quà, e sposta un bottone de là, a acchittate così alla vitina, e ancora un po’ ce faceva lo spacchetto, che era tutta ‘na froceria che nun te dico. Ma vaffanculo!

Tratto da “Esercizi di stile” di Raymond Queneau; traduzione di Umbero Eco. 1983 Giulio Einaudi editore.

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