Reputazione. Non resta che esibirci

di Marco Belpoliti

esibizione

L’ultima cosa che impariamo nella vita, ha scritto una volta George Eliot, è l’effetto che facciamo agli altri. Eppure nell’età dei social network questo è diventato una delle cose più importanti. Come ci ricorda la filosofa Gloria Origgi in La reputazione (Università Bocconi Editore, pp. 209, € 18), possediamo due Io, che ci condizionano, sia per quello che siamo sia per come agiamo. Da un lato c’è la nostra “identità” composta di esperienze propriocettive, sensazioni fisiche incarnate nel corpo; dall’altro la nostra “reputazione”, il sistema potentissimo di “retroazioni del sé su se stesso che costituisce la nostra identità sociale e che integra nell’autopercezione il come ci vediamo visti”. Si tratta del nostro secondo Io, che un sociologo americano, Charles Horton Cooley, all’inizio del Novecento ha definito “l’io che si riflette allo specchio”. Da quando esistono quegli specchi sociali che sono il Web e i social network, e la stessa pratica del selfie, la nostra immagine è moltiplicata nello sguardo degli altri.

Di più. “L’io sociale, che controlla la nostra vita fino a condurci ad atti estremi – scrive Origgi – non ci appartiene: è la parte di noi che vive negli altri”. La vicenda di Tiziana, come di altre ragazze, le cui immagini private sono state diffuse nel Web con conseg[…]

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