Cultura Società

I lunatici venuti dalla luna

Siccome già qualche altro scemo del villaggio si è sentito legittimato a compiere azioni sprovvedute a titolo personale, contro gli immigrati o con il pretesto razziale, dopo i deliranti lanci promozionali del Viminale, sarebbe il caso, da parte delle altre istituzioni e, soprattutto, dell’opposizione, di cominciare a prendere meno sottogamba il delirio di onnipotenza del soggetto. In qualsiasi modo controbatta, poi, Saviano, tutta la nostra solidarietà allo scrittore minacciato dalla mafia.

di Vincent Baker

peppino-impastato

È un peccato togliere spazio ad argomenti più ispirati e ispiratori, come la letteratura e l’arte a cui questa rivista preferirebbe dedicarsi, sentendosi in obbligo di toccare argomenti altrettanto importanti, ma fuori contesto. È però giusto, di fronte alla bassezza politica e culturale che si protrae da troppi decenni, urlare il proprio dissenso, il più forte possibile, prendere posizioni distanti nei modi in cui è lecito.

L’apice (dell’inaccettabile), almeno per quanto riguarda un contesto prettamente italiano, lo si è toccato un paio di giorni fa con il ministro dell’interno Salvini che ha lanciato un avvertimento allo scrittore Roberto Saviano sulla sua scorta. I continui annunci del ministro diversamente umano (che giustifica qualsiasi cosa “da papà”, come il più abietto dei demagoghi), che si possano o meno mettere in atto secondo leggi e Costituzione, hanno del metodo mafioso in piena regola, della testa di cavallo sotto le lenzuola. Siccome già qualche altro scemo del villaggio si è sentito legittimato a compiere azioni sprovvedute a titolo personale, contro gli immigrati o con il pretesto razziale, dopo i deliranti lanci promozionali del Viminale, sarebbe il caso da parte delle altre istituzioni e, soprattutto, dell’opposizione di cominciare a prendere meno sottogamba il delirio di onnipotenza del soggetto lumbàrd. In qualsiasi modo controbatta, poi, Saviano, tutta la nostra solidarietà va allo scrittore minacciato dalla mafia. Di conseguenza, la domanda più ovvia è: ma i Cinquestelle che fine hanno fatto? Sono della stessa risma dei leghisti, alla fin fine? Finora mi sentirei di definire lo strombazzato – da se stesso – governo, più che del Cambiamento, del cambiaMento volitivo. Petto in fuori, pugni sui fianchi.

Riflessione un po’ meno semiseria: rimaniamo lucidi, non commettiamo il grave errore di scendere sullo stesso piano, invocando fulmini e saette, facendo a chi strilla più forte e, nonostante l’ironia che se ne può strizzare spurghi da sé, prendendo i villain sottogamba. Tanto, ormai il trucchetto lo si è capito, e non è che ci voglia molto: il ministro alfa deve spararla, per contratto, ogni giorno più grossa, visto qual è il cotanto elettorato che lo sostiene e che abbocca in dolce deliquio come neanche un flagellante di fronte a una graticola. Così facendo, a spanne, dopodomani Salvini potrebbe venirsene fuori con: togliere tutti i titoli universitari a quelli che non hanno fatto il militare, oppure: revocare tutte le vincite alla Ruota della Fortuna a Renzi. O ancora: suonare il campanello ai pronipoti di Pasteur e poi scappare. Sempre che non lo anticipi il suo vice, degno braccio destro, l’astrofisico “Lego Spazio” Carlo Sibilia, con una boiata ancora più grossa, tipo una mozione di sfiducia alla Nasa; mai definizione come lunatico fu più appropriata. Oppure, che ne so, cercando di emulare il proprio capo e facendosi prendere la mano potrebbe minacciare di rimuovere la copertura a Ethan Hunt o a James Bond. Lasciandoli lavorare – cosa che non va assolutamente permessa – solo questi due politici farebbero più danni della grandine, distruggendo in pochi mesi un secolo di progressi e di diritti. Avevo detto riflessione meno semiseria. Eccola: non dimentichiamo mai, e so che lo faremo, Peppino Impastato, ammazzato dalla malapolitica e dalla mafia – mi si perdoni la ripetizione -, ma che né la malapolitica né la mafia, né la morte, hanno cancellato per sempre.


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