Delle vittime e dei carnefici

di Ilaria Grasso

Jimmy-Bennett-Asia-Argento

Qualche giorno fa, a proposito delle presunte molestie da parte di Asia Argento nei confronti di Jimmy Bennet, ho postato sul mio profilo Facebook:

“Ciò che riguarda il caso Asia Argento ci riguarda tutti. La Argento, come Salvini, ha avuto un grande consenso e ciò al di là della sua coerenza, forse l’unica cosa di cui si ha veramente bisogno oggi. La coerenza è un valore molto difficile da tenere e mantenere e, come la fiducia, basta un attimo e sparisce. Questo caso dimostra che quella della riflessione sui generi è solo una parte di un tutto che deve cambiare, perché ha vita breve nel lungo periodo. Dobbiamo solo pensare con lungimiranza per contenere quei danni collaterali che paghiamo tutti, indistintamente…”

Di fatto, delegittimando in parte l’autorevolezza di Asia Argento all’interno del movimento Metoo. Bene, ho preso un abbaglio enorme e vi spiego perché. Innanzitutto la giurisdizione sull’Età del consenso è profondamente disomogenea. Si va dai 16 anni in Alabama, ai 14 anni in Italia, ai 18 anni in California, dove è nato Jimmy Bennet. Già questo pone le basi per le prossime battaglie per l’evoluzione del genere umano. Qual è l’età in cui è consentito dalle istituzioni avere rapporti sessuali? Perché queste disuguaglianze nel mondo su un tema così delicato? Le statistiche parlano chiaro. A quattordici anni i ragazzi fanno sesso in maniera consensuale, ma siamo sicuri abbiano tutti sufficienti strumenti per scegliere e autodeterminarsi? Al momento l’educazione sessuale ed emotiva è lasciata in mano al porno e al caso. Ma teniamo il punto sulla questione Asia Argento e proviamo a ribaltare il punto di vista ragionando come fino ad ora l’opinione pubblica ha trattato i casi di molestie nei confronti delle donne, facendoci qualche domanda:

  • È possibile che Bennet possa essersi approfittato della situazione per “guadagnarci su qualcosa”?
  • Le foto ritraggono un giovane soddisfatto della sua performance ma a nessuno/a di noi è venuto in mente di chiedergli “Si è opposto alle avances?” O peggio “Sembra tu abbia goduto, perché ti lamenti?”
  • Se Asia Argento lo ha pagato, dev’esserci per forza qualcosa di grosso…

Trovo che questo modo di procedere, al di là del genere, ci porti indietro anni luce per e con varie motivazioni. In primis i commenti alle foto di Asia e Bennet ci dicono che dall’opinione comune sono stati percepiti per la maggior parte come la prova di una soddisfazione sessuale, l’unico interesse a quanto pare. Bene se procedessimo in questa direzione torneremmo ai criteri di analisi risalenti all’epoca di Sant’Agostino, il quale a proposito del suicidio della vilipesa matrona Lucrezia, comparandolo all’atteggiamento rassegnato delle vergini cristiane oltraggiate afferma:

“Se la voluttà contamina la vittima vuol dire che non è soltanto l’aggressore a sentirla.”

Ragioneremmo ribaltando semplicemente il punto di vista trito e ritrito della Chiesa e dei suoi tribunali. Invece qui la questione va affrontata diversamente e cioè: un giovane può andare a letto con una donna adulta? Ciò è ancora visto come un fatto riprorevole e oltraggioso per il comune senso del pudore che di comune non ha proprio nulla come dimostra l’articolo “Il comune dissenso del pudore” scritto da Ranieri Polese su La Lettura del 26/08/2018, in occasione dell’imminente uscita del libro “Il comune senso del pudore” di Marta Boneschi. Polese evidenzia infatti quanto sia decisamente asimmetrico il sentimento del pudore perché:

“[…] distingue pesantemente uomini e donne; è sulle donne infatti che pesano le regole del pudore, per esempio devono evitare vestiti e atteggiamenti capaci di suscitare pensieri libidinosi. Le donne sono sotto il controllo della famiglia e poi del marito. L’unica realizzazione possibile per una donna onesta è il matrimonio. Fino al 1968 l’adulterio femminile è un reato penale. E lo stupro, fino al 1996, è classificato come offesa alla morale. L’altra distinzione riguarda le classi sociali: quello che è pudore per la classe media non è certo condiviso dai ceti subalterni, dai contadini che, nonostante la presenza della chiesa, hanno meno divieti.”

Siamo davvero sicuri che nelle nostre considerazioni abbiamo incluso anche questo retaggio culturale? Credo di no. Inoltre nel caso della Argento c’è qualcosa di più irritante: concetti come la “nave scuola” o il considerare la donna apostrofandola come “prostituta” non funzionano. Innanzitutto perché non considereremmo in maniera seria la nostra storia sul tema “casa di tolleranza”. La Legge Merlin prevedeva sì case di tolleranza, ma solo per soddisfare il maschio. Inoltre sotto il profilo igienico sanitario solo le donne erano sottoposte a frequenti visite mediche diversamente dai loro clienti maschi. Qualche anno prima della chiusura delle case di tolleranza a queste venne tolta la licenza di distribuzione e consumazione di alcolici all’interno delle strutture, depauperando quella realtà come un luogo di scambio di informazioni e di socializzazione. Come a dire: fate sesso ma non parlatene, perché potrebbero emergere cose sconvenienti. Asia Argento è una donna libera che sa quello che vuole e sa come prenderselo nella vita, come a letto, e questo infastidisce gran parte dell’opinione pubblica. Per la mentalità comune è impensabile che una donna di trentanove anni possa pensare di trascorrere la notte con uno sbarbatello di diciassette avendo un partner di sessant’anni. Sotto il profilo delle modalità di delegittimazione la storia ci offre un esempio che purtroppo non teniamo mai in conto.

Maria Antonietta, ultima regina della Francia Ancien Régime, è finita decapitata con l’accusa tra l’altro di lesbismo (con le proprie favorite, la principessa di Lamballe e la duchessa di Polignac) e d’incesto (col figlioletto). I primi biografi dell’era vittoriana hanno sottolineato ciò come calunnia per screditare la serietà della monarchia, negando pertanto la fondatezza di tali pettegolezzi che rimangono ad ora tali. Come potete notare le accuse possono cambiare, ma la strumentalizzazione di fatti presunti no!

O, ancora, nella tradizione letteraria medioevale esisteva la figura delle “vergine guerriera”. Secondo questa leggenda la donna doveva appartenere a una famiglia reale, o quantomeno all’alta nobiltà, assumendo provvisoriamente una funzione maschile di comando. Requisito indispensabile perché potesse essere accettata in questo ruolo era il rispetto della sua condizione di verginità: perdendo l’innocenza sessuale sarebbe stata privata del carisma necessario al comando, diventando di colpo una donna come tutte le altre. Solo dopo aver eseguito il proprio compito, al termine di tutte le battaglie assegnatele, ella poteva accettare di sposarsi con un uomo; ma sempre a condizione che anch’egli riuscisse a superare una certa prova che ne avrebbe dimostrato il valore. Asia Argento come la “vergine guerriera” deve prima dimostrare di essere la migliore cosa che a nessun uomo è richiesta, se volesse diventare un leader politico o un capo aziendale.

Abbiamo dimenticato in fretta anni di berlusconismo e il costante ricatto morale ed economico delle olgettine nei confronti del sultano Silvio, come abbiamo dimenticato in fretta che nel caso Weinstein il tema era (e purtroppo è ancora): se vuoi lavorare, devi concederti e fare la carina. Come a dire: assecondare per ottenere o essere oggetto di violenza? Ma anche in quel caso di commenti ispidi e retrogradi ce ne sono stati a iosa, dimostrando che all’interno della mente della maggior parte delle persone una donna non deve sbagliare mai, cosa che provoca nelle donne una certa “ansia di migliorismo”. L’espressione non è mia ma di Michela Murgia, e la leggo su Instagram in un estratto del suo nuovo libro in uscita “L’inferno è una buona memoria” (Marsilio Editore):

 “Più intelligenti, più generose, più pazienti, più gentili, multitasking, supercreature. L’ansia del migliorismo non è femminismo, ma una forma più sofisticata di patriarcato, che pretende di legare i diritti delle donne al loro merito. Alle donne non spettano gli stessi diritti degli uomini perché sono migliori di loro, ma perché sono persone. Possiamo sbagliare, essere vili, cattive, egoiste, inadeguate, ma nessuna di queste caratteristiche deve influire sui nostri diritti. Uguali, non migliori.”

Trovo che il diritto all’errore ci porti ad ampliare la possibilità di avere maggiori diritti come quello all’unicità e alla diversità perché, come ci insegna la patafisica, l’eccezione conferma la regola che come tale può essere applicata a tutti. Un’altra grande considerazione va fatta sul nostro rapporto col desiderio. Può darsi infatti che in prima battuta Asia e Bennet si siano realmente desiderati e questa cosa, per la morale cattolica, molto americana e occidentale, è inammissibile, perché il desiderio femminile è vizio invece quello maschile è invito al servizio.

Mai e poi mai ho colpevolizzato il desiderio e mai lo farò! È bello sapere che qualcuno ci desidera. Quando desideri qualcuno mai e poi mai vorresti il suo male. Dal desiderio nasce la curiosità che genera cultura e il sentimento (amare l’altro dopo averlo conosciuto), se quel desiderio è pulito, innocente e autentico. Ma in questo caso si sta delegittimando non solo il desiderio di Asia Argento ma l’intero movimento Metoo, perché una donna qualsiasi cosa faccia sta già sbagliando qualcosa. Invece no, Asia non sta sbagliando niente; forse siamo noi a sbagliare a giudicarla con schemi e metri vecchi e retrogradi senza nemmeno accorgercene!

Riferimenti:
“Le dame romane”, Pierre Klossowski – Adelphi Edizioni
La Lettura del Corriere della Sera del 26 agosto 2018
“Metafisica della puttana”, Laurent De Sutter – Giometti & Antonello Editore
Profilo Instagram di Michela Murgia

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