Letteratura Recensioni

Il fuoco che brucia la vita e le passioni del professor Wilson tra illusione e realtà

Un rogo misterioso e l’amore per due donne di nome “Una” al centro di “Fulgore della notte” del pordenonese Omar Viel.

di Corrado Premuda

Lo scrittore, Omar Viel

Infatuato di poesia inglese e di letteratura, il professor Gordon Wilson vive una realtà personalissima e contorta, popolata di sogni, visioni e suggestioni ad occhi aperti. La moglie si chiama Una ma anche l’amica australiana della figlia porta lo stesso nome e il professore la confonde con la moglie sovrapponendo le due donne. Siamo a Bristol, nel clima piacevole della frizzante città universitaria, e Wilson è un quarantenne affascinante e fragile. Tutta la dedizione e l’impegno che ha sempre riversato nello studio della letteratura lo portano a staccarsi dagli eventi del quotidiano e a lasciarsi portare da intuizioni che profumano la sua vita di quella stessa, speciale avventura che anima romanzi e liriche. Ciò che scatena la scintilla della storia è un incendio che il professore provoca senza volerlo nella strana casa in cui vive la giovane Una. Confuso dal fascino della ragazza e inebriato dai suoi baci, Wilson rimane sconvolto dall’incidente, anche perché è convinto di aver visto una tigre prendere corpo ed emergere dalle fiamme. Non gli resta che fuggire, abbandonando la famiglia e il lavoro e rifugiarsi a Londra. Sarà lì che la figlia Liz andrà a cercarlo.

Inizia così “Fulgore della notte” (Adiaphora Edizioni, pp. 212, euro 16), il romanzo d’esordio dello scrittore pordenonese Omar Viel, finalista al Premio Calvino nel 1992 e autore negli anni di racconti apparsi su riviste come Nazione Indiana e Nuova Prosa e nell’antologia “Venise, collection Bouquins”, pubblicata dall’editore francese Robert Laffont. “Fulgore della notte” è una storia surreale, intrisa e permeata dello spirito del Romanticismo inglese e dei suoi autori, Shelley, Blake, Coleridge e Keats su tutti, in cui verità e visione si mescolano di continuo e travolgono i personaggi. Il professor Wilson abbandona spesso il regno della ragione, è concentrato solo su riflessioni che non hanno un senso pratico e alimentano invece la sua fantasia. “Se è vero che un libro rivela qualcosa del suo lettore, lo scaffale di una libreria ne dovrebbe fare il ritratto.” Questo è il suo pensiero il giorno in cui fa visita alla compagna di studi della figlia nella casa che poi prende fuoco ma è anche il punto di contatto con l’altra Una della sua vita, la moglie, e con gli episodi del loro fidanzamento in un intenso flash-back, nella migliore tradizione romanzesca. Anche la futura moglie, fin da giovane, era ammantata di magia: si dice figlia di una fata e, amante degli animali, ammaestra dei piccioni viaggiatori che dalla colombaia del college manda al fidanzato con messaggi scritti. I due si corteggiano così fino al giorno in cui, per il maltempo, non hanno cuore di mandare le bestiole allo sbaraglio. “Sono nelle grazie della materia” gli dice lei scandendo con malizia il loro innamoramento e lo chiama Signor Impazienza, un soprannome che indovina molto del futuro comportamento del protagonista. Quando conoscerà la sua omonima più giovane, Wilson sussurrerà alla moglie: “È una diversa manifestazione di te” e il tradimento assumerà la sua valenza vera, quella di combinazione metafisica fatta di riscoperta e desiderio.

La scrittura avvolgente e la trama robusta fanno di “Fulgore della notte” un romanzo in cui è piacevole perdersi entrando e uscendo, di volta in volta, dalla testa dei personaggi. Quando il testimone passa a Liz che si sposta a Londra sulle tracce dell’imprevedibile padre, la storia ricomincia, si amplia e diventa un’epopea. Visibile e invisibile si rincorrono di continuo nella storia di Viel, in modo musicale e accattivante, dalla scatola donata dalla nonna che contiene l’eredità di famiglia alla tensione verso l’assoluto cui tendono tutti i componenti della famiglia Wilson. L’illusionismo è presente soprattutto attraverso i due personaggi femminili che portano lo stesso nome: sono loro ad essere collegate intimamente alla natura, agli animali, ai simboli, tutti elementi che non appartengono al professore e al suo mondo alto borghese privo di grandi esperienze di vita. Lui, e con lui il lettore, sono invece preda di un intrigante struggimento.


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