Letteratura

Un libro non basta

Gli scrittori di genere hanno bisogno di molto spazio a disposizione: non più un semplice romanzo ma trilogie, tetralogie, pentalogie (se basta).

di Gianfranco De Turris

Articolo apparso in origine sulla rivista Agonistika News di aprile-giugno 1991

La saga “Parole di Luce”, di Brandon Sanderson

Il collegamento fra giochi di ruolo e narrativa soprattutto fantastica è qui: entrambi provocano uno spaesamento in positivo del fruitore (lettore, giocatore), entrambi fanno penetrare in una realtà alternativa rispetto alla quotidianità, in cui vigono spesso regole e valori diversi. Si capisce quindi perché, oltre ai giochi che si rifanno al mondo così come lo conosciamo soprattutto nei suoi episodi bellici, sono sempre più diffusi i giochi di tipo fantastico, dall’heroic fantasy alla science fiction e, ultimamente, all’horror.

È ovvio: in essi le possibilità di creazione e di azione divengono praticamente infinite e inesauribili, poste che siano le premesse (regole) iniziali entro cui è possibile muoversi. Ed ecco anche spiegato perché fra i giochi di maggior successo e larga diffusione vi siano quelli derivati direttamente o che traggono spunto dagli Universi Immaginari di autori di grandi saghe fantastiche (come Tolkien) o dell’orrore (come Lovecraft), o che semplicemente si ispirano a essi e alle loro mitologie. Ed ecco perché, per tornare sul versante letterario che qui più ci interessa, gli scrittori per creare questi loro mondi alternativi hanno bisogno di molto spazio a disposizione: non più di un semplice romanzo, ma di trilogie, tetralogie, pentalogie. Infatti una nuova realtà si crea (si subcrea) in modo compiuto e completo soltanto descrivendone ed esaminandone i molteplici aspetti: storia, geografia, usi e costumi, religioni, miti, politica, sociologia e non soltanto il carattere dei personaggi.

Tutto ebbe inizio 25 anni fa (oggi, ormai, 55 ndr) negli Stati Uniti, quando la Ace Books stampò, senza averne avuto il permesso ma con grande successo di pubblico, “The Lord of the Rings” in edizione tascabile. Da qui è nato il boom ininterrotto della narrativa fantastica che si è riverberato in Italia una decina d’anni dopo e che ha influenzato il settore dei “giochi per adulti”. Ed ecco anche il motivo per cui oggi tante opere si presentano sotto forma di trilogie o di cicli narrativi e perché ricorre così spesso a sproposito sulle copertine, nei risvolti editoriali o nelle fascette il magico richiamo a Tolkien, a ‘‘Il signore degli anelli” (o, su un altro versante, a Lovecraft e ai suoi ‘‘Miti di Cthulhu”). Naturalmente ci sono lavori che meritano la più grande attenzione per la bravura stilistica e innovativa dei loro autori.

Segnaliamo dunque l’avvio della traduzione italiana di almeno cinque nuove serie di heroic fantasy. Due ci sembrano le più originali come concezione ed entrambe sono dovute al fiuto di Alex Voglino, curatore della Fantacollana Nord: la trilogia di Deverry di Katharine Kerr che inizia con ‘‘La lama dei druidi”, e la trilogia dell’Uomo di Gerusalemme di David Gemmei che inizia con “Un lupo nell’ombra”. Per entrambi si può veramente parlare di fantasy post-tolkieniana, nel senso che gli autori portano avanti l’insegnamento di Tolkien, innovandolo, aggiornandolo, ma restandone nel solco.

C’è poi la trilogia del Destino di Piers Anthony, uno scrittore cresciuto alla distanza, con “Sul destriero immortale” (Mondadori), incluso però – chissà perché – nella collana ibrida Mystbooks invece che nella Fantasy, accanto a Donaldson e Shea, come sarebbe stato logico. La nuova casa editrice Interno Giallo che si va specializzando solo nella narrativa di genere (non solo poliziesco, per fortuna, come poteva apparire dal suo nome) parte con altre due serie, minori a mio parere, rispetto alle precedenti: il ciclo di Death Gate (ma perché non della Porta della Morte?) formato da ben sette romanzi dovuti a Margaret Weis e Tracy Hickman, fortunati autori dei due cicli di Dragonlance derivati da un gioco di ruolo, che inizia con ‘‘L’Ala del drago”; e la trilogia di Landover di Terry Brooks con “Il magico regno di Landover”.


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