Cultura Letteratura

Bottega Fagnola, la resilienza artigiana

a cura di Coye – periferie letterarie

Mio nonno impiegava moltissimo tempo per finire di leggere un romanzo. Se ne stava seduto in poltrona, schiena dritta e braccia tese, tenendo tra le mani un libro sempre socchiuso, mai aperto completamente.

Per leggerlo doveva sgranare gli occhi e pulirsi gli occhiali decine e decine di volte e prendeva pose così innaturali che ogni volta che piegava il collo per cercare di far arrivare gli occhi alle parole della pagina semichiusa, io mi spazientivo:  avrei voluto lo aprisse completamente quel libro. Pensavo avrebbe risparmiato moltissima fatica. E tanto tempo.

La cura

Solo anni dopo ho capito che la natura del suo piacere stava tutto lì: prima del romanzo che stava leggendo, mio nonno amava quella forma di lentezza.

Dopo aver finito richiudeva il libro, ne massaggiava il dorso e ne coccolava la copertina, lo teneva ancora per qualche minuto tra le mani e poi lo posava in uno scaffale della libreria. Amava l’oggetto prima del suo contenuto, ne studiava la forma dei bordi, la consistenza della rilegatura e infilava lo sguardo nel piccolo spazio vuoto del dorso per capire come le pagine di quel libro riuscissero a stare insieme, se i fascicoli fossero stati cuciti o incollati tra loro.

È come se in quel suo gesto di lentezza nella lettura, nel suo non affaticare la rilegatura costringendola ad aprirsi completamente, usasse cura per chi era venuto prima, per chi quel libro lo aveva confezionato e rifinito.

La Bottega Fagnola

È da quell’esercizio di lentezza che mi sono chiesta se esistano ancora “quelli che vengono prima”, quegli artigiani appunto; maestri legatori e restauratori, che nel bel mezzo di un mondo editoriale fatto di audiolibri, ebook e letture in digitale, continuano ad amare e curare l’oggetto libro prima del suo contenuto.

Torino, in via Orvieto 19, c’è il laboratorio della Bottega Fagnola: un open space di 200 mq che sa di sfida e di coraggio, due piani di attrezzature, strumentazioni all’avanguardia e di professionisti che si occupano di legatura e di restauro.

Paola Fagnola mi racconta di come la Bottega operi ininterrottamente dal 1955 e di come suo padre, Luciano Fagnola, inizó negli anni ’70 a lavorare come apprendista in quella che allora si chiamava Legatoria Rocchietti dal nome dei precedenti proprietari. Negli anni poi, la realtà della Bottega Fagnola continua ad ampliarsi, inizia ad allargare la produzione aggiungendo anche il settore della cartotecnica e negli anni ’90 si specializza nello studio del restauro e della legatoria d’arte.

Ascoltando la storia di questa Bottega mi sembra di riuscire a sentire l’odore di carta e di colla vinilica e mi capita spesso di chiedermi quale sia la cosa che più appassioni di un mestiere come questo; unico nel suo genere. Il fatto che sia sempre diverso: – mi dice Paola – ogni oggetto, ogni lavorazione, non è mai del tutto uguale alla precedente. Questo rende il lavoro sicuramente più impegnativo, ma anche più stimolante. –

Rivedo allora il gesto di mio nonno, quella lentezza pensata per non rovinare, per lasciare insieme e intatti tutti i pezzi e penso che lo stesso esercizio di cura, di pazienza e di indiscussa lentezza valga anche per un laboratorio di legatoria, ma su questo punto Paola Fagnola mi stupisce. – Anche se non sembra, il lavoro artigianale in realtà è abbastanza frenetico! In questo senso la cura e l’attenzione non necessariamente implicano lentezza, anzi, la bravura è proprio nel riuscire a mantenere la stessa qualità, cura, attenzione al dettaglio pur diventando più veloci. C’è sicuramente un ritmo diverso rispetto al processo industriale, in cui viene prima l’attenzione alla qualità della quantità. Ma siamo comunque tenuti a rispettare quantitativi e scadenze, cerchiamo però di tararle su questo ritmo, che è dettato non solo dalle nostre capacità ma anche dalle lavorazioni stesse: ad esempio, usando colle viniliche e non resine o colle a caldo dobbiamo tenere conto del tempo di asciugatura, perché l’operazione successiva spesso non deve essere fatta troppo presto, ma neanche troppo tardi. Più che lentezza io vedo il nostro lavoro caratterizzato da ritmo, intervalli e cadenze. – []

Bottega Fagnola, la Resilienza artigiana – Coye – Periferie Letterarie

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