Cinema Letteratura Racconti

Detective bibliofili e lettori investigatori

Prendete in mano la lente d’ingrandimento, indossate un cappello “alla Sherlock Holmes” e… aprite un libro.

a cura de Il verbo leggere

Oggi vorrei riflettere con voi sulla figura dell’investigatore-letterato: un uomo di lettere è un detective migliore rispetto a un non lettore? L’atto della lettura ha dei punti di contatto con il metodo investigativo? Uno scrittore può trasformarsi facilmente in un detective privato? Cercheremo di capirlo attraverso una serie di indizi disseminati in alcuni gialli (letterari e televisivi) metaletterari.

Reperto A: Woodpecker Detective’s Office

Iniziamo da un anime, tratto dall’omonima mistery novel di Kei Ii: questa serie è stata la “scintilla” che ha dato il via alla nostra indagine. I protagonisti di Kitsutsuki Tanteidokoro sono dei letterati realmente esistiti: in un episodio c’è anche un cameo del celebre Natsume Sōseki. Nell’anime, una versione decisamente romanzata del poeta Takuboku Ishikawa decide di apre un’agenzia di investigazioni. Il poeta, grazie al suo cervello fino, ha composto degli splendidi tanka, ma fatica a sbarcare il lunario: ora vuole impiegare le sue “celluline grigie” in una professione più remunerativa.

Il presupposto di quest’opera è che un uomo di lettere sia dotato di un maggior spirito d’osservazione rispetto a un comune poliziotto: Ishikawa è abituato ad osservare la realtà da un’angolazione diversa, a soffermarsi su particolari che agli altri sfuggono.

Reperto B: Di seta e di sangue

Chen Cao è un detective con l’anima di un poeta. I libri lo aiutano a ritrovare la calma e ad interpretare meglio la realtà: il  metodo che viene utilizzato per l’analisi di un testo può venire applicato anche all’analisi-lettura di una scena del crimine. Inoltre, la passione per la letteratura, per questa porta d’inchiostro aperta sull’inconscio, spinge Chen a non sottovalutare la componente psicologica dei casi su cui è chiamato ad indagare.

Reperto C: Sherlock Holmes (2013)

Sherlock Holmes non è famoso per essere un grande lettore, ma il suo fidato Watson è uno scrittore. Il lato letterario di John viene esaltato al massimo in questa serie russa, uno show televisivo decisamente “meta” in cui assistiamo alla creazione del Canone: Watson “ruba il posto” ad Arthur Conan Doyle e diventa l’autore delle avventure di Sherlock.

Questa miniserie ci invita a riflettere sugli elementi chiave del genere giallo e a metterlo sotto la lente d’ingrandimento. In Sherlock Holmes è il lettore a creare il caso: Watson e il suo editore “editano” le “vere” imprese del segugio di Baker Street per fare in modo che si accordino ai gusti del pubblico. Il detective-letterato diventa allora colui che è capace, non tanto di risolvere un enigma, quanto di creare un mistero capace di avvincere i lettori.

Lo spettatore della serie è chiamato ad indagare su un caso prettamente letterario, a interrogarsi sul grande successo del genere giallo. Perché amiamo tanto questo tipo di storie? Forse ci piace sin troppo immaginarci nel ruolo del detective o, forse, ognuno di noi scorge il filo rosso che, sin dalla nascita di Dupin, lega la figura dell’investigatore al lettore.

Reperto D: Cucinare un orso

Passiamo adesso a un giallo particolare, ricco di elementi metaletterari. I protagonisti del romanzo di Niemi sono entrambi bibliofili: sia Lestadius, l’investigatore, che il suo allievo Jussi attribuiscono grande importanza al potere della parola scritta. Entrambi, grazie alle loro letture, hanno imparato sia a leggere sia il libro della natura sia il cuore umano. In questo giallo storico, il lettore e il detective sono accomunati dalla stessa tendenza a rimestare nel torbido, a non accontentarsi del primo, più facile ed illusorio, livello di lettura.

Reperto E: Il nome della rosa

Guglielmo da Baskerville incarna alla perfezione il topos dell’investigatore letterato. Il Nome della rosa oltre ad essere un libro-mondo, capace di racchiudere lo spirito del Medioevo, è anche un giallo metaletterario d’eccezione: basta mettere a confronto le prime pagine del romanzo di Eco con quelle di Uno studio in rosso per rendersene conto.

Guglielmo ci insegna che i libri, così come la realtà, devono venire sottoposti ad indagine: il lettore è colui che osa mettere in discussione l’Autorità, invece di affidarsi ciecamente alla Tradizione. Da Baskerville è un perfetto detective-filologo: si confronta con i diversi livelli di lettura del libro-realtà e sa che esistono più interpretazioni dello stesso fatto-testo.

Reperto F: Il cavaliere e la morte

Sino a questo momento ci siamo trovati davanti a dei detective che riescono a risolvere i casi più facilmente grazie alla loro propensione per la lettura e/o la scrittura. Invece in questo giallo atipico Sciascia rovescia le carte in tavola: il suo investigatore ama leggere, ma pensa che esista una differenza incolmabile tra letteratura e vita.

La lente d’ingrandimento non può andare a braccetto con la lettura: il lettore, a forza di leggere e rileggere un testo, può giungere alla verità, mentre il poliziotto è condannato a confrontarsi con una realtà nebulosa ed enigmatica. In Sciascia è assente la catarsi data dal ristabilimento dell’ordine, dalla certezza di avere compreso sino in fondo il testo-realtà.

Reperto G: La morte e la bussola

In questo labirintico racconto di Borges ci troviamo davanti a un investigatore, Lönnrot, che legge sin troppo alla lettera e che, proprio per questo, finisce in trappola: come abbiamo visto, il vero lettore-detective non crede ciecamente ai testi, ma mette in discussione ciò che legge. Il metodo di lettura di Lönnrot è errato: lui non indaga il testo, ma lo accetta per quello che è.

Chi ha messo in trappola l’investigatore di Borges? Un altro lettore, ovviamente, un lettore-criminale:

Il lettore come criminale, che usa i testi a proprio beneficio e ne fa un uso distorto, agisce come un ermeneuta brutale. Legge male, ma solo in senso morale; fa una lettura malvagia, rancorosa, utilizza perfidamente la parola. (…)
(…) usa ciò che legge come una trappola (…). In un certo senso, è il lettore perfetto; difficile trovare un uso così efficace di un libro. (…) realizza l’illusione di Don Chisciotte, ma deliberatamente. Realizza nella realtà ciò che legge (e lo fa per un altro). Vede nel reale l’effetto di ciò che ha letto. (L’ultimo lettore, Ricardo Piglia)

Reperto H: Solo per Ida Brown

Il romanzo di Piglia è incentrato su un’indagine prettamente letteraria: la chiave del mistero è nascosta tra le pagine de L’agente segreto di Conrad. Anche in quest’opera, come ne La morte e la bussola, ci troviamo davanti a due lettori: da una parte c’è Emilio, un professore di letteratura che assume il ruolo di detective, dall’altra il colpevole, un lettore-criminale. In Solo per Ida Brown il bibliofilo-detective analizza un testo, andando alla ricerca degli indizi disseminati tra le sue pagine, mentre il bibliofilo-criminale è affetto da una particolare forma di Bovarismo. []

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