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La gazzella nera

Iniziano oggi le Olimpiadi di Tokyo. Raccontiamo la storia di Wilma Rudolph che, nonostante il razzismo, la povertà e la poliomielite divenne per tutti “la gazzella nera” e vinse tre ori ai Giochi.

a cura di Cannibali e Re

Quando nasci nel 1940, ventesima figlia in una povera famiglia nera del Tennessee, sai già che la vita sarà tutta in salita. Essere afroamericana ed indigente in uno degli Stati segregazionisti degli USA, però, non furono le uniche sfide che Wilma Rudolph avrebbe dovuto affrontare. Quando era ancora una bambina venne colpita da una dura forma di poliomielite. La piccola, nata prematura e cagionevole, aveva dovuto affrontare già diverse malattie e per i genitori (il padre era un lavoratore delle ferrovie, la madre faceva la cameriera) fu un trauma quando gli dissero che Wilma non avrebbe più camminato e che nessun medico locale era disposto ad occuparsi di lei. Eppure, non si arresero. Per ben duecento volte, aiutati anche dai fratelli maggiori, accompagnarono Wilma da Clarksville, la loro città di residenza, a Nashville, dove medici afroamericani erano disposti ad occuparsi della bambina. Duecento volte su un autobus in cui i neri dovevano restare seduti agli ultimi posti. Duecento volte per sfidare quella diagnosi nefasta.

Dopo quelle sedute all’ospedale di Nashville Wilma tornò in piedi stabilmente. Ci vollero poi cinque anni di tutore metallico, accompagnati da sedute di esercizi e massaggi che i suoi fratelli le somministravano quotidianamente, per vederla camminare senza ausili che non fossero delle semplici scarpe ortopediche.

Due anni dopo abbandonò anche quelle. Dai campi di basket del quartiere alla squadra della scuola fu un attimo. Proprio mentre si allenava a pallacanestro venne notata da Ed Temple e Burt Grey che stavano organizzando una squadra di atletica. Passò così dai campi alle piste, dove in breve tempo dimostrò di avere qualità straordinarie. Quando riuscì a classificarsi per le Olimpiadi di Melbourne del ’56 nessuno poteva credere che quella ragazzina nera del Tennessee – aveva appena sedici anni – avrebbe retto alla pressione delle gare. E invece Wilma arrivò terza nella 4×400 portando a casa la sua prima medaglia.

Dopo il bronzo, però, sapeva di poter mirare più in alto. Arrivò ai Giochi olimpici di Roma dopo quattro anni di sacrifici durissimi, la morte del padre e un parto sulle spalle.

Quello che accadde durante le Olimpiadi italiane fu un vero trionfo. Vinse nei 100, dove il vento considerato troppo favorevole invalidò il suo record del mondo. Vinse nei 200, dove nelle batterie delle semifinali stabilì il nuovo primato mondiale. Vinse nei 4×100 dove, dopo aver rischiato di perdere il testimone, si esibì in una performance eccezionale. Fu allora che il Tornado del Tennessee divenne nota nel nostro paese come “La Gazzella Nera”. Tornò negli USA, si sposò e decise di lasciare le gare ancora giovanissima. Passò il resto della vita, troppo breve purtroppo, come insegnante, allenatrice di atletica e commentatrice sportiva.

Abbiamo raccontato questa storia anche in Cronache Ribelli volume II, che trovate qui: https://bit.ly/3pr0znL


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