Letteratura Recensioni

La polifonia radicale di Max Porter nelle contraddizioni tematiche di Lanny

Con Lanny (traduzione spericolata di Marco Rossari per Sellerio, 2021) Max Porter accetta la sfida e vince: riparte da un grado zero della fabula - bambino smarrito nel bosco - e fa deflagrare struttura, pagina, stile, pensiero.

di Davide W. Pairone

Lo scrittore britannico Max Porter

La sfida più ambiziosa per la narrativa contemporanea è, forse, riuscire a raccontare storie attraverso e oltre lo sguardo umano. Mentre scienza e filosofia ci descrivono un mondo non-sostanziale, non fatto di oggetti ma composto da molteplici intelligenze (animali, vegetali, geologiche) in relazione, la letteratura è chiamata a smantellare le gerarchie del pregiudizio antropico per dare voce alla radicale alterità delle “creature d’altra specie”. Tutto molto bello, ma la trappola è presto apparecchiata: non basta rendere coscienti bestie e piante, aggiungere personaggi non-umani, farli “parlare” come pupazzi di un ventriloquo e infine tornare a schemi e plot tradizionali. Con Lanny (traduzione spericolata di Marco Rossari per Sellerio, 2021) Max Porter accetta la sfida e vince: riparte da un grado zero della fabula – bambino smarrito nel bosco – e fa deflagrare struttura, pagina, stile, pensiero. Nella prima parte le griglie sono ben visibili, perché ogni voce è designata. Ma già qui filastrocche e impressionismi iniziano a intrecciarsi con giochi tipografici, sovrapposizioni e deragliamenti del flusso narrativo.

A partire dalla scomparsa di Lanny la polifonia diventa radicale e tutte le contraddizioni (anche psicologiche, sociali, politiche, in generale tematiche) esplodono, il ritmo diventa tambureggiante eppure sempre perfettamente decifrabile. Pagine e pagine che si leggono col fiato sospeso, immersi in un caos panico percettivo estremamente vivido e coinvolgente. Questo perché la sperimentazione non è mai fine a se stessa ma resta perfettamente calibrata con un’alternanza di vuoti e pieni, lirismo e crudezza, accelerazioni e piccoli scarti laterali che schiudono per brevi attimi timeline alternative fino alla catarsi conclusiva. Porter insomma è semplicemente perfetto nel controllo di ogni sentiero, anche quelli che per un attimo conducono nel cuore più oscuro e visionario della foresta, lì dove nemmeno i fauni-bambini verdeggianti dovrebbero poter accedere. 200 pagine che si leggono in un pomeriggio ma su cui si torna a meditare per ore e giorni. Libro dell’anno? Libro dell’anno (se la gioca con Underland di Robert Macfarlane).


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