Cultura Letteratura

Scrivere fantascienza

Testi citati a parte, oggi fuori produzione, quanto rimane attuale trent'anni dopo un articolo di Gianfranco De Turris apparso sulla rivista ludica Agonistika News del gennaio-marzo 1993.

di Gianfranco De Turris

Scrittori si nasce o si diventa? È, questa, una querelle che si può dire sia sorta con l’arte del narrare e che, dal tono più generale, riguardando la narrativa tout court, si è poi spostata su quella “popolare”, che si basa su canoni, cliché, moduli ben precisi e ben conosciuti. Tra i vari aspetti di quest’ultima vi è la science fiction e si sa che una delle critiche mossa alla fantascienza italiana e di non essere “professionale”. Critica cui è facilissimo rispondere facendo notare come una professionalità di scrittore si crei pubblicando: e in Italia, a quarant’anni dallo sbarco della sci-fi nel nostro paese (Urania è uscita nell’ottobre 1952). non è mai esistita la possibilità di pubblicare regolarmente, per cui i nostri scrittori, pur esistendo allo stato potenziale e grezzo, non sapevano dove far apparire le loro opere. Assodato questo fatto ne resta però un altro, che ne è la conseguenza: come creare una professionalità nei fantascientisti italiani? Nel corso di questi quarant’anni sono emerse dozzine di nomi, una maturazione si è avvertita, ma sempre troppo lentamente, sempre fra eccessive difficoltà, sempre grazie al lavoro spesso oscuro di direttori, curatori, editor che hanno operato sott’acqua approfittando delle poche occasioni che si presentavano, o anche solo a livello privato e personale. A questo punto possiamo cercare di rispondere alla domanda iniziale: scrittori si nasce e si diventa. Lo si diventa se si hanno le basi su cui costruire, se c’è una capacità latente, un’ispirazione avvertibile.

I talenti naturali, i geni spontanei di certo esistono, ma sono le eccezioni che confermano la regola. In che modo allora far crescere una professionalità fantascientifica italiana in attesa che si creino quegli sbocchi editoriali che da anni si auspicano? Una risposta sta cercando di darla la Nord e consiste nella traduzione di un “corso di scrittura creativa”. Negli Stati Uniti la creative writing e una attività abbastanza comune nelle università, perché nella mentalità manageriale degli americani rientra il fatto che scrittori si può diventare, anche partendo praticamente da zero. La Nord già aveva saggiato il terreno nel 1989 pubblicando Come scrivere fantascienza di Christopher Evans (176 pagine, lire 15000) per la cura di Piergiorgio Nicolazzini. Allo stesso Nicolazzini si devono sia la cura generale che le bibliografie particolarmente accurate e aggiornate della citata collana intitolata “Scuola per scrittori” che presenta per il momento cinque “manuali” di questo “corso di scrittura creativa”. Mentre il volumetto di Evans può servire come una introduzione complessiva alla materia, gli altri ne ampliano in pratica i singoli capitoli e, a mio parere, si dovrebbero leggere nel seguente ordine: I temi e le strategie di Ronald Tobias (176 pagine, lire 16000), La trama di Ansen Dibell (180 pagine, lire 16000), I personaggi e il punto di vista di Orson Scott Card (240 pagine, lire 18000), Il dialogo di Lewis Turco (96 pagine, lire 16000) e La revisione di Kit Reed (152 pagine, lire 16000).

Il “corso” può avere una sua utilità anche il Italia, purché si tenga presente il limite di cui si è detto e cioè che non si può far certo nascere dal nulla uno scrittore, a meno che non si intenda con questo nome esclusivamente una persona che sforna meccanicamente una serie di testi solo perché ha imparato ad applicare un certo numero di regole. Altro limite dell’opera e il suo essere stata pensata e scritta per americani, nel senso che i riferimenti culturali sono al 99 per cento ad autori e opere della cultura di lingua inglese. Bene ha quindi fatto Piergiorgio Nicolazzini, riprendendo una pignoleria (che non era senza scopo e che ha trovato proseliti) che fu della mia gestione di Futuro (1972- 1981), a compilare una serie di “guide bibliografiche per ulteriori approfondimenti” in appendice ai cinque volumetti, che fanno riferimento a opere soprattutto di saggistica (compresa quella italiana) rintracciabili sul nostro mercato editoriale. La Nord ha quindi compiuto un notevole sforzo per fornire un aiuto ai dilettanti e agli appassionati italiani che vorrebbero cimentarsi nel professionismo fantascientifico. Se questi titoli si sapranno accogliere per quel che sono, senza pretendere da essi quanto non sono abilitati a fare, riusciranno senza dubbio utili.


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