Set scene in Italy, Italian architecture

Party

di Ivan Pelizzari

Teenagers playing tabletop role-playing and card games in a club room with posters and game materials

Continuo a dire che è un’idea di merda!

– Se hai un piano C, ti ascolto.

– Ma figurati se questa testolina bacata ne ha uno, lui è come il personaggio che gioca, SARPA IL DEMENTE SOLITARIO. – Lando sprimaccia il ciuffo di Ghigo che subito gli scaccia la mano.

– Se non fosse per SARPA IL DEMOLITORE SOLITARIO, il maghetto VEDALKUS sarebbe morto più volte di Crilin.

– Ne abbiamo già parlato, tolto quando è la terra a esplodere il pelatino muore solo una volta per mano di Freezer.

L’autobus solca corso Risorgimento e il tempo nella sua enorme fusoliera si dilata, i secondi si fanno minuti, le parole frasi, i pensieri oppressioni e Mano si acciglia. Attende questo giorno da tempo, la chiusura di una campagna di Dungeons & Dragons iniziata due anni prima e a cui si è dedicato anima e corpo come master. Ogni finale che si rispetti esige una morte epica, in grado di commuovere e portare l’intera narrazione su un altro livello, certo; nessuno però si sarebbe mai aspettato che a tirare le cuoia fosse, proprio quel mattino, Don Walter, il prete dell’oratorio in cui ogni settimana il suo party si riunisce per giocare. Risultato, l’intera parrocchia blindata – nel rispetto del lutto e in attesa della nomina di un sostituto – come recitano i cartelli appesi ovunque. Unica alternativa, la taverna di Renzo, uno spazio perfetto non fosse per due particolari, i quarantacinque minuti di autobus e… – Potevamo andare al Pacman! – Ghigo resetta l’attenzione.

– Il venerdì fanno Pokémon.

– Golden Fantasy?

– Torneo di Commander.

– Bitland?

– Chiuso definitivamente.

– Il Bitland ha chiuso? Cazzo dici! – Lando cade da una sequoia secolare.

– Sono due mesi ormai.

– Da ragazzino ho comprato i Crash team reacing e Spyro lì, non ci voglio credere.

– Ecco appunto, da ragazzino, ormai usano tutti Steam.

L’autobus inchioda e Ghigo viene sbalzato contro due grossi zaini, duri come pietre, che gli dissestano pensieri e mascella.

– Che cazzo!?

– Autista di merda… Bali?

– Ghigo! Avrei dovuto riconoscerti dall’odore. Ci sono anche gli altri membri della gang bang, vedo. – Mano e Lando incurvano una specie di sorriso verso il ragazzone e il suo socio, chiamato da tutti così, Socio. Un orco e un goblin sempre accoppiati e in abiti firmati.

– Andate da Mr. Smile? Oggi c’è il torneo di Yugi, non penso ci siano tavoli per voi.

– Nessuno vuole stare in mezzo a voi, tranquillo.

– Aspetta un attimo, ma certo! – una risata tra Dottor Male e Cicciobastardo scuote gli equilibri – Siete così disperati che andate a giocare a casa di Renzo e Je, ecco perché non ti reggi nemmeno in piedi, sfigatino.

– E tu cosa ci fai sull’autobus? Il papi ti ha sequestrato la BMW?

– Cazzo dici, mezza sega.

– Ehi ehi, abbassiamo i toni. – Mano si interpone tra i due mentre Lando prende l’amico per una spalla. – Noi si va per la nostra strada e voi per la vostra, nessuno rompe le palle a nessuno.

– Spera solo di non avermi rovinato le carte nello zaino. – Bali si allontana con il suo lacchè. Ghigo si libera dalla presa e scatta in avanti, contro lo zaino dell’orco.

– Allora vuoi che ti abbasso di altri dieci centimetri?! – si rigira, lo afferra per la collottola e gli vibra un pugno a un centimetro dalla guancia.

– GHIGO! – Mano avanza in direzione dell’amico che, meccanico, alza la mano destra a mostrare la custodia di un mazzo di Yu-Gi-Oh! – Hai lo zaino aperto e ti è caduto questo, lo rivuoi? – con occhio luciferino ripone l’oggetto sacro nello zaino di Bali, che lo richiude svelto dopo aver mollato il ragazzo. I due gruppetti si allontanano alle direzioni opposte dell’autobus.

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– Gliel’hai davvero ridato? Potevamo rivenderlo, tanto nel giro di una settimana se lo sarebbe ricostruito da zero. – Lando si lagna mentre Mano osserva l’amico  – Non è andata così, vero? – sorride complice e Ghigo lo ricambia malizioso.

– Ti pare che farei mai un favore a quello stronzetto figlio di papà? – mostra dalla tasca del giubbetto le carte di Bali, estratte dalla sua scatola. Tra l’entusiasta e il preoccupato, Lando preme il pulsante della fermata come fosse quello per lo sgancio della bomba atomica. Il bus si ferma e il terzetto si slancia all’esterno, sotto lo sguardo attonito dei due buggerati. Imboccano una vietta laterale e quindi corrono fino a un parchetto, ritagliato tra le case popolari.

– Ti si è fottuto il cervello!?

– Ma tu… hai rubato il mazzo di quello, dovevamo darci!

– Darci!? Potevamo stare sul bus e far finta di niente, quel coglione magari non avrebbe nemmeno capito che eravamo stati noi, invece così è ovvio!

– Oh, merda…

– Eh sì, la merda, quella che hai nel cervello.

– Comunque siamo corsi via tutti insieme, non è che vi ho dovuto trascinare a forza.

– Calma, CALMA! – quando il master parla gli altri ascoltano – Ragazzi dobbiamo andare a giocare, siamo scesi mille fermate prima e ci siamo pure allontanati dal corso.

– Non voglio andare da Renzo.

– Cosa?

– Sai benissimo cosa. – i due si fissano in un silenzio che sembra durare ore. – Lo sai.

– Per questo hai derubato Bali?

– No… sì… anche, ma non è stata la mia prima idea. – Ghigo prende il mazzo e inizia a sfogliarlo in silenzio.

Gilberto detto Ghigo, Mano lo conosce da quando si può conoscere qualcuno e anche se non sa dargli forma, il suo affetto è l’amore di un fratello in grado di leggere gli spazi bianchi tra le vignette della vita. Scarpe da skate, jeans laceri, felpe monocrome, la superficie, quel sottile strato che li accomuna, diversa la storia per capelli unti, maglietta di tre giorni ed espressione di chi ha barcollato troppo sul ciglio di quel burrone dai molti nomi, fattosi voragine con la loro generazione: crisi politica, crisi economica, crisi sociale. L’importante è non caderci dentro. Mano e Lando ondeggiano  sopra di lui, sostenuti dalla flebile rete di salvataggio dell’università, ma Ghigo…

– Ghigo?

– Ci saranno mille euro di carte qui, roba da nulla per Seto Kaiba.

– Possiamo comprarci tutti i manuali appena usciti della quarta edizione di D&D!

– Ghigo?!

– Che vuoi!? Parla, sono qui!

– Cos’è successo con Je?

Sorride distratto, la sua mente vaga tra refurtiva e sentimenti – Hai presente Clerks?

– Je ha scopato un cadavere e pensava fossi tu? – Mano fulmina Lando.

– Cosa c’entra Clerks?

– Intendo la situazione di Clerks, quella di Dante, che poi è la stessa di Shaun in Shaun of the dead.

– Sembra di parlare con La settimana enigmistica, arriva al punto! – la giocata di Lando trova la benedizione del master.

– Nel senso che hai provato a riavvicinarti a Je ma lei non ne vuole sapere?

– No, merda!

– Calmati bro.

– No, no, MERDA ATTENTO! – Ghigo si butta sui suoi amici e schivano la carica di Bali e socio.

– PEZZI DI MERDA, RIDATEMI IL MAZZO.

– Eccolo! – Socio indica il maltolto con il ghigno di chi vuole la rissa – se l’erano già diviso i cazzoni.

Bali si avvicina ma Ghigo gli salta addosso con una testata sul naso. L’orco è rintronato, il suo compare prende iniziativa e si getta sull’aggressore. Lando scaglia una sassaiola e finisce per colpire anche l’amico. Mano prova a calmare gli animi ma la situazione è stordente quanto il manrovescio che Bali gli vibra su un orecchio. Socio agguanta un bastone e coglie l’opportunità per rintoccare Lando come una campana. Una serie di calci alla carcassa di Ghigo e una sventagliata di improperi concludono il combattimento. Orco e goblin si allontanano all’orizzonte.

Mano si alza a fatica, un ronzio gli sgrana il cervello e intravede Lando, carponi vicino al corpo saccagnato di Ghigo. Si slancia verso di loro, dimentico dei dolori.

– Come state!?

– Ho l’addome maciullato, ma lui è messo peggio.

Il volto tumefatto alla Rocky Balboa sputa un grumo di sangue – Sono comunque… COUGH… più bello di te… COUGH… maghetto del cazzo. – si rigira su se stesso e lo aiutano a rialzarsi, straziati tutti e tre dalle contusioni. Preso sotto le spalle e messe a disposizione le poche parti del corpo ancora sane, si spingono così nel dedalo di palazzine.

– Sono io che le ho detto di no.

– Cosa?

– Je ha provato a riavvicinarsi, ma io non voglio.

– Ma… perché?

– Fa medicina, ha una meta di fronte a sé, non voglio trascinarla giù. – Mano e Lando si osservano mentre il volto del terzo ciondola, pesante di lividi.

Il crepuscolo scurisce le fette di cielo tra i condomìni, l’ora del ritrovo è passata da tempo, i loro cellulari sono andati distrutti nella colluttazione e il passo lento e singhiozzante non gli permetterà di avvisare il quarto amico tanto presto.

– Potremmo dire, una tua quest. – Lando sul silenzio dei vinti.

– COUGH COUGH… hai ragione maghetto.

– perché?

– perché alla fine, bene o male, finiscono sempre così.

– Intendete che sono monotono? Se preferite giochiamo quelle prefatte, tutte ambientate in sotterranei umidi e abitati da coboldi e mimic.

– Non fare il permaloso… COUGH… è che nelle nostre giocate quando fletti i muscoli e sei nel vuoto, be’… non sei mai solo COUGH COUGH COUGH… – Ghigo inciampa e si porta dietro il resto del gruppo.

– RAGAZZI! RAGAZZI! – Allarmati come antilopi nella savana, si rialzano di scatto, pronti a scappare dal predatore solo per accorgersi che non c’è nessun pericolo, anzi. Je si avvicina di corsa e, accortasi delle sue condizioni, prende Ghigo tra le braccia. Dietro di lei, affaticato dalla pancia prominente e dalle scarpe sfondate, Renzo. Passata l’ora del ritrovo, hanno deciso di andargli incontro, convinti si fossero fermati da Mr. Smile a chiacchierare, qui hanno sentito Bali raccontare l’accaduto e si sono precipitati a cercarli. Mano ignora il racconto, perso nella vita che gli scorre davanti.

– Perché non mi lasci in pace?

– Quando ti lascio in pace ti suonano come un tamburo.

– Io sono SARPA IL DEMOLITORE SOLITARIO, nessuno mi può scalfire, donna… AHIA! Cazzo mi tocchi dappertutto?!

– Ragazzi SARPA IL DEMOLITORE DI TESTICOLI sta bene, se volete venire da noi a giocare ordiniamo le pizze e vi metto due cerotti.

Mano, Lando e Renzo si guardano, si girano verso Je, dietro di lei Ghigo fa di no con mani, testa e occhi.

– CHE IL PERIGLIO PRENDA ABBRIVIO!

– ALLA PUGNA!

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Ivan Pelizzari vive in mezzo alla carta stampata. Laureato in Lettere classiche alla triennale di Vercelli e, poi, alla Statale di Milano alla magistrale di Editoria e comunicazione. Articolista, sceneggiatore e grafico per diversi editori: Libreria Geografica, Edizioni Astragalo, Editoriale Cosmo, ReNoir Comics e Bugs Comics. Da tre anni è libraio presso la Libreria Lazzarelli di Novara. Nel tempo libero fa il dungeon master, gioca a Magic the Gathering, legge e scrive il più possibile.

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