Quel sogno che è l’Europa

di Emilio Mola. L’Europa in cui sono cresciuti i vostri genitori e nonni era un’Europa fatta di confini, di passaporti, di muri, di cortine, di dogane, di dazi, di tensioni, di monete diverse, di lingue diverse, di guerre fredde, di isolamento. L’Italia era un mondo di prezzi che schizzavano alle stelle in pochissimo tempo, di inflazione al 10 e al 20%, di un benessere drogato … Continua a leggere Quel sogno che è l’Europa

Per riscoprire la magia spegnete Netflix, mollate il telefono e uscite

di Oliver Burkeman. “Uscite subito fuori”, sono le prime tre parole di Outside lies magic (La magia è lì fuori), un libro pubblicato quasi 20 anni fa dal sociologo di Harvard John Stilgoe, ma che in questa meschina epoca di Trump, Brexit, messaggi ingiuriosi su internet e capacità di attenzione ridotta al minimo sembrano più importanti che mai. È un consiglio piuttosto banale: ci hanno … Continua a leggere Per riscoprire la magia spegnete Netflix, mollate il telefono e uscite

La paralisi bianca e l’uomo nero

di Paolo Rumiz

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Bologna stazione, ore 15. Visione caleidoscopica di un Paese in tilt. Freccerosse in ritardo di tre, quattrocento minuti. Tabelloni elettronici assurdi, che mostrano i treni delle 10 del mattino ma non quelli in arrivo imminente. Annunci sonori automatici resi incomprensibili dal frastuono del pubblico posseduto da un frenetico andirivieni. Nessuna voce autorevole che spieghi cosa accade e indirizzi i passeggeri. Scale mobili prese d’assalto. Fiumane che salgono e scendono negli inferi dell’alta velocità. Impossibile sedersi, alcune donne anziane piangono. Fuori fa freddo, e la sala d’aspetto è strapiena. E meno male che c’è, oggi che in Italia si paga anche per la pipì.

La stazione di Bologna è un purgatorio dove regna un sottomesso silenzio. Nessuno impreca. Comunicazione interpersonale zero. Tutti sono chini sugli smartphone, ciascuno per conto suo, separatamente in cerca di vie d’uscita alternative. E intanto, nei corridoi sotterranei, ecco la visione surreale di cinque uomini in mimetica che, anziché soccorrere i naufraghi delle “frecce”, attorniano armati uno straniero di pelle scura che cerca nella giacca documenti che verosimilmente non ha. Passano dei ragazzi con zaini, deridono il “clandestino”, e la forza pubblica non reagisce. Mai mi è apparsa più chiara la funzione del capro espiatorio. In assenza di soluzioni, serve a sfogare sull’alieno la rabbia della gente.

Vent’anni fa sarebbe stata la rivoluzione. Oggi niente. Perché? Come mai questo Paese taglieggiato dalle camorre, desertificato dalla grande distribuzione, saccheggiato dalle banche, bastonato dalle tasse, espropriato deg continua a leggere…