Il misterioso mistero dei libri introvabili che invece si trovano

di Giulio Mozzi

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Uno dei libri più rari: la Bibbia di Gutenberg

Un giorno sì e uno sì ricevo lettere del tipo: “Sto cercando il tale libro, non riesco a trovarlo da nessuna parte, tu che si un bibliofilo [non lo sono, ma passi] sapresti aiutarmi?”. La gran parte delle volte, nel giro di pochi minuti da quando leggo la lettera sono in grado di indicare dove il tale libro può essere acquistato. Pertanto, e mi scuso per la pedanteria, provo a fornire qui qualche indicazione di massima.

1. Esistono le librerie in rete. Forse ne avete sentito parlare. C’è InternetBookShop, c’è La Feltrinelli, c’è Libreria Universitaria, c’è la Liberia Hoepli, ce ne sono altre. Se il libro vi serve urgentissimamente (ma di solito non è così), Amazon offre tempi di consegna imbattibili.

2. Esistono le librerie dell’usato e dell’antico. Il sito Mare Magnum incorpora i cataloghi di moltissime di queste librerie (molte, specialmente quelle che fanno più usato che antico, sono raggiungibili anche tràmite Amazon). Più dilettantesco, ma tutt’altro che inutile, è ComproVendoLibri. Un po’ farraginoso nella ricerca, ma sempre utilissimo, Ebay. Ho sempre trovato un po’ complicato il sistema di spedizioni e consegne del Libraccio, ma sospetto che ciò sia dovuto ai particolari tempi e ritmi della mia esistenza.

3. Ci sono i siti degli editori: quasi tutti offrono la possibilità di acquistare. Nel caso in cui cerchiate un libro pubblicato da un piccolo editore, vi consiglio caldamente l’acquisto diretto: la vendita tramite le librerie in rete (vedi punto 1) è per i piccoli editori piuttosto onerosa (ci guadagnano pochissimo, e a volte addirittura ci rimet[…]

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L’irrisolvibile mistero del Manoscritto Voynich

di Terry Passanisi

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La parola “inchiostro” deriva dal latino incaustum, che si può tradurre anche con l’accezione di “bruciato, combusto”, dal latino caustĭcus, dal greco καυστικός, dal tema di καίω «bruciare». Nel Medioevo, si credeva che l’inchiostro incidesse la pergamena bruciandola, perché gli inchiostri cosiddetti ferro-gallici, dalla natura quasi indelebile, appena deposti sulla pagina appaiono pallidi, quindi si scuriscono. Non è, in realtà, quello che accade fisicamente, ma ha senso come metafora: un manoscritto medievale, data la sua redazione artigianale, è per forza un originale unico, anche quando è una copia di un’altra copia. E non può essere serializzato più di quanto una pergamena potrebbe risultare immune al fuoco.

Il Manoscritto Voynich è un esemplare speciale di originale. È stato appurato, grazie alla datazione al carbonio-14, che fu composto all’inizio del XV secolo. Nessuna persona al mondo è mai riuscita, per quanto si sappia, a venirne a capo e a comprenderlo. Nessuno è mai riuscito a decodificare la lingua in cui il libro è stato scritto. Non ha né titolo né autore. Una recente riproduzione del manoscritto, riveduto da Raymond Clemens e pubblicato dalla Yale University Press, concentra l’attenzione sul modo in cui pensiamo la Verità nei nostri giorni: il libro evoca supposizioni, la teoria delle cospirazioni e dei complotti, lo spiritualismo e la crittografia. Il Manoscritto Voynich ha carisma (proprio come il personaggio di un GDR…) e il carisma, senza ombra di dubbio, detiene oggi il monopolio sulle nostre attenzioni.

Il manoscritto misura 22,5 centimetri in altezza, 16 in larghezza ed è spesso 5 centimetri. La replica prodotta a Yale è un po’ più ampia, poiché vi sono stati lasciati dei bordi bianchi per qualunque crittografo, amatoriale o meno, che volesse lasciare i propri marginalia. La copertina di epoca rinascimentale del manoscritto (che fu rilegato) è composta da ciò che la Beinecke Rare Book & Manuscript Library, a Yale, definisce una “pergamena morbida”. Il tomo è stato acquisito dalla biblioteca della Yale University nel 1969.

Voltata la copertina – come una volta ebbe la fortuna di fare Umberto Eco, dato che questo era il solo libro della famosa collezione Beinecke a cui desiderava dare un’occhiata – si viene accolti dalla calligrafia d’inchiostro bruno, accompagnata da strani diagrammi e da piante dipinte. La scrittura non è decifrabile, come abbiamo detto. Il libro è stato redatto secondo una maniera medievale alquanto ordin continua a leggere…

L’editor Pavese, più interessato ai classici e ai saggi che ai romanzi

di Mario Baudino

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Un approfondimento, ricco di aneddoti, dedicato al lato meno noto di Cesare Pavese dove, in parallelo con la propria scrittura, lo si vede intento a organizzare quella degli altri dalla scrivania di una casa editrice, l’Einaudi degli inizi.

Allora come ora, un editor di narrativa poteva avere ogni tanto la tentazione di ribellarsi. Se poi si chiamava Cesare Pavese, immensa capacità di lavoro e carattere virante al brusco, poteva anche scrivere, nel primo dopoguerra, una lettera di questo tenore a qualche incauto: “Caro signore, ricevendo noi molte proposte, abbiamo dovuto sviluppare un sesto senso, e così fiutare l’ingegno e le capacità di uno scrittore dal suo tono epistolare. Il suo ci pare non prometta nulla di buono. Per ciò non dia corso all’invio dei manoscritti”.

La cita Gian Carlo Ferretti nel saggio (uscito per Einaudi) L’editore Cesare Pavese, che fa seguito ad analoghe ricerche sull’editoria libraria del Novecento – ricordiamo almeno L’editore Vittorini e il lavoro su Niccolò Gallo (Storia di un editor, Il Saggiatore) oltre alla monumentale Storia dell’editoria letteraria in Italia 1945 – 2003 (ancora Einaudi). Qui si affronta il lato meno noto di Cesare Pavese dove, in parallelo con la propria scrittura, lo si vede intento a organizzare quella degli altri dalla scrivania di una casa editrice. Fu infatti un grande protagonista nella prima, decisiva fase dello Struzzo (assunto il 1 maggio 1938, ci lavorò fino al 27 agosto del 1950, giorno del suici[…]

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